I GIGLI PREFERISCONO I SANTI

Questo slideshow richiede JavaScript.

… O viceversa.

Il giglio per antonomasia, simbolo di purezza,  è sicuramente il Giglio di S. Antonio (Lilium Candidum L.)  che dalle nostre parti è solo coltivato.

Un altro giglio molto famoso è il giglio di S. Giovanni (Lilium bulbiferum), che cresce spontanemente nelle radure dei boschi lungo il Ticino: si caratterizza per il colore rosso/arancio e il portamento erette del fusto che presenta piccole palline nere (i bulbilli) dalle quali nasceranno nuove pianticelle.

Il Giglio di S. Giuseppe (Hemerocallis fulva) ha la corolla dello stesso colore ma non va confuso con quello di S. Giovanni, infatti non presenta foglie lungo il fusto e i fiori sono leggermente pendenti.

E’ un fiore molto più comune, adattato a diversi tipi di ambiente e in gran parte rinselvatichito cioè sfuggito ai giardini nei quali era stato piantato come specie ornamentale.

Ma c’è un altro giglio ancora che possiamo osservare in qusto periodo nelle radure ai margini della brughiera o dei boschi del Ticino: è l’ Anthericum liliago un giglio meno appariscente con fiori bianchi di due centimetri riuniti a formare una spiga. 

Un giglio senza santi? Strano, mi sono detto.

Poi ho scoperto che gli Inglesi lo chiamano Giglio di S. Bernardo.

Decisamente i santi preferiscono i gigli….. o viceversa.

GELSO NERO GELSO BIANCO

Questo slideshow richiede JavaScript.

Gelso nero, gelso bianco, un film di Emir Kusturica!   … no, scusate, quello era “Gatto nero gatto bianco” e c’entravano gli zingari se non ricordo male.

Ma “Gelso nero gelso bianco” potrebbe essere un film sull’epopea di questa pianta di origini orientali che è entrata a buon diritto a far parte della cultura occidentale.

Il gelso fa venire in mente la coltura del baco da seta, le operaie delle filande,  i monaci che  portarono  i suoi semi di nascosto assieme al bruco dai bozzoli candidi ( i bigatt).

I tempi d’oro della coltivazione del gelso per allevare i bachi, ghiotti solo delle sue foglie, sono terminati da quasi un secolo ma ancora girando nelle campagne e ai margini dei paesi se ne incontrano più di quanti si possa immaginare, nella tipica forma a capitozzo o rinselvatichiti.

Confesso che non so distinguere il gelso bianco da quello nero, tranne quando i frutti maturi rivelano senza ombra di dubbio l’appartenenza al bianco (Morus alba) dalle more bianche e dolciastre, meno saporite dei frutti del nero (Morus nigra) more rosse o nerastre dal sapore acidulo che personalmente preferisco, come credo quasi tutti e che lasciano sulle dita un bel colore rosso.

Ah, inutile dirlo: attenzione che sono astringenti!

GENZIANA DI PIANURA

E’ strano, perchè siamo abituati ad associare le genziane alla montagna ma questa piccola pianta dai fiori rosa appartiene alla famiglia delle genziane  e delle genziane ha gli stessi principi attivi: è digestiva e scaccia la febbre.

Già il centauro Chirone pare la usasse per curarsi le ferite, da qui l’origine del nome ma a vederlà così, piccola macchia rosa nelle distese assolate della brughiera di Gaggio o al Campo della Promessa  non diresti che che è una pianta medicinale molto conosciuta e utilizzata nel corso dei secoli passati.

Devo scoprire però perchè piace anche alle formiche…

IL BOSCO DEGLI ARIMANNI

Questo slideshow richiede JavaScript.

Quando Alboino, con tutta la sua gente (donne vecchi, bambini e masserizie varie) attraversò le Alpi nel 569 d.c. ed entrò in Italia dal Friuli, tutti capirono che questa non era una invasione barbarica come tutte le altre, che i Longobardi (il popolo di Re Alboino) era venuto in Italia per restarci e così è stato per un paio di secoli, prima del sopravvento dei Carolingi con Carlo Magno.

Uno dei toponimi che rivela la sicura presenzadei Longobardi è Gaggio: un termine che deriva dal longobardo gahagi o gahadium (parole che significano bosco recintato ovvero bosco riservato agli Arimanni)

Gli Arimanni nella gerarchia longobarda erano uomini liberi atti alle armi che quale ricompensa per le loro vittorie in battaglia ricevevano degli appezzamenti di bosco che poi si tramandavo per via ereditaria.

Gaggio, Gaggia, Gaggiolo sono termini diffusi in tutta Italia, da nord a sud perchè tale è stata la espansione dei territori controllati dai Longobardi.

Gaggio è anche  una strada e un’area a sud delle reti di Malpensa tra l’abitato di Lonate Pozzolo e il Ticino, oggi in gran parte brughiera ma, come poteva essere al tempo dei Longobardi?

Non lo sappiamo, ma forse un’indizio c’è: il “bosco dei carpini”,  piccolo lembo di bosco nel quale si sono miracolosamente conservate le essenze tipiche della foresta che un tempo ricopriva tutta la pianura padana e cioè la farnia e il carpino bianco.

Se vai in Via Gaggio segui la frecccia!!

DIO SALVI LA REGINA (di Spagna)

La Issoria Lathonia è una farfalla color ruggine simile a molte altre se non fosse per la pagina inferiore delle ali caratterizzata da larghe chiazze argentate;

gli inglesi le hanno trovato un nome più poetico ovvero “Queen of Spain fritillary;

E’ una farfalla un po’ tamarra, se vogliamo… una regina con gli occhiali a specchio che mi fa venire in mente quella ceebrata dai Litfiba in una loro canzone.

… E allora buon viaggio regina di periferia, buon viaggio e lacio drom!

LE API DI EINSTEIN

Da quando ho incominciato a fotografare i fiori ho scoperto anche le api.

Non che prima non sapessi della loro esistenza ma, vederle all’opera così da vicino è uno spettacolo unico.

A volte ci perdo dei quarti d’ora seguendo i loro spostamenti da fiore a fiore: inseguo con la macchina fotografica il loro operoso ronzare e non ho paura di essere punto.

L’ape è un’amica dell’uomo, una sorella. Quanta parte della nostra vita dipende da lei, dalla sua preziosa opera di impollinazione dei fiori?

Albert Einstein ha affermato che se le api sparissero dalla terra all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita.

Einstein non si può discutere ma questa è una cosa che capiscono anche i bambini: senza le api (e gli altri insetti impollinatori) addio frutta, addio  verdura, miele, cera …e poi che cosa?

Io non ho paura quando le api  mi si avvicinano, ho paura quando le vedo morire.

STERPAGLIE E BIODIVERSITA’

Possiamo definire la biodiversità come la ricchezza e la varietà delle forme di vita animale e vegetale e degli ambienti naturali presenti sulla terra.

L’equilibrio ecologico che si crea tra le specie vegetali e animali (uomo compreso) all’interno dei vari ambienti è una garanzia per la qualità della vita e per la sopravvivenza stessa dell’uomo e del pianeta terra.

La riduzione della biodiversità è purtroppo un fenomeno molto attuale strettamente collegato ai cambiamenti climatici e alla riduzione degli habitat cui molte specie sono legate.

Per questo ambienti un tempo consideati poveri sono stati recentemente rivatutati anche perchè sempre più rari e minacciati dalle attività umane: tra questi gli stagni, le paludi e le brughiere.

Un ambiente esemplare da questo punto di vista, all’interno della più vasta area del Parco del Ticino, è sicuramente la “l’area del Gaggio”: la più estesa e meglio conservata brughiera a sud delle Alpi.

Farfalle, rettili e altre sedici specie animali esclusive abitano la brughiera di Gaggio, secondo uno studio effattuato dal Prof. Giuseppe Bogliani dell’Università di Pavia.

Gli esempi eccellenti sono il succiacapre (uccello dalle abitudini notturne e crepuscolari), la lucertola campestre, per la quale la brughiera di Gaggio rappresenta il limite settentrionale di diffusione  e la Hipparchia semele, una farfalla della famiglia dei Satiridi  che dalle zone montane si è spostata anche in brughiera.

Ma nella brughiera di Gaggio esistono moltre altre forme di vita.  Ecco solo qualche piccolo esempio di piante e animali che potete trovare descritti negli articoli di questo blog.

Questo slideshow richiede JavaScript.