GELSO NERO GELSO BIANCO

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Gelso nero, gelso bianco, un film di Emir Kusturica!   … no, scusate, quello era “Gatto nero gatto bianco” e c’entravano gli zingari se non ricordo male.

Ma “Gelso nero gelso bianco” potrebbe essere un film sull’epopea di questa pianta di origini orientali che è entrata a buon diritto a far parte della cultura occidentale.

Il gelso fa venire in mente la coltura del baco da seta, le operaie delle filande,  i monaci che  portarono  i suoi semi di nascosto assieme al bruco dai bozzoli candidi ( i bigatt).

I tempi d’oro della coltivazione del gelso per allevare i bachi, ghiotti solo delle sue foglie, sono terminati da quasi un secolo ma ancora girando nelle campagne e ai margini dei paesi se ne incontrano più di quanti si possa immaginare, nella tipica forma a capitozzo o rinselvatichiti.

Confesso che non so distinguere il gelso bianco da quello nero, tranne quando i frutti maturi rivelano senza ombra di dubbio l’appartenenza al bianco (Morus alba) dalle more bianche e dolciastre, meno saporite dei frutti del nero (Morus nigra) more rosse o nerastre dal sapore acidulo che personalmente preferisco, come credo quasi tutti e che lasciano sulle dita un bel colore rosso.

Ah, inutile dirlo: attenzione che sono astringenti!

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