ATTRIBUZIONE INCERTA

Non è sempre facile individuare con precisione il nome di piante e insetti; i botanici sono dei precisini: se cambia leggermente  la forma della foglia o una sfumatura del colore del fiore, o la sua dimensione, la peluria più o meno pronunciata del gambo (o del labbro superiore) si ha una specie diversa; ma anche gli entomologi non scherzano e la natura non fa nulla per facilitarli. 

Prendiamo ad esempio  le licene, una famiglia di farfalline in cui il gruppo più numeroso presenta il blu come colore dominante, ma esistono anche le  eccezioni

Così quel giorno sul Monte Lema, 1600 metri di splendore con affaccio sui laghi a segnare il confine tra la Val Dumentina e il Malcantone, tra l’Italia e la Svizzera,  quando ho fotografato una licena  tutta arancione mi sono detto, questa specie la individuo subito.

Poi a casa sono incominciati di dubbi:  Lycaena virgaureae o Lycaena dispar?maschio o femmina? ma soprattutto, visto che eravamo sul confine: farfalla italiana o svizzera?

RINCORRENDO UNA LIBELLULA IN UN PRATO

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In realtà non stavo rincorrendo una libellula… e non avevo neppure rotto col passato,  più probabilmente stavo riflettendo sul mio futuro, poi il prato fiorito mi ha rapito e fatto dimenticare per un attimo i miei pensieri.

Se sono ancora capace di stupirmi davanti a un paesaggio così vuol dire che sono ancora vivo.

Ma come spiegarlo?

Il violetto dell’erba medica dominava ma c’erananche il giallo del ginestrino, il rosa della coronilla e dell’achillea il porpora dei trifogli…

Eravamo io e le api con interessi diversi ma certo complici;

Peccato per i cani che, non capendo, hanno abbaiato per un po’ poi si sono chetati, lasciando che l’aria vibrasse solo del canto delle cicale.

VIA DELLE LIBELLULE

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C’è un corso d’acqua che un tempo percorreva i prati di Lonate e, oltre a irrigare i prati forniva l’energia per far funzionare 6 mulini.

E’ un corso d’acqua quasi dimenticato, più volte a rischio di “estinzione” e oggi ingabbiato sempre più da muretti in cemento e tratti in galleria per la costruzione di strade e dei nuovi canali  industriali.

La Gora Molinara, questo il nome del ruscello o roggia in questione si gettava un tempo e si getta nel Naviglio Grande là dove sorgeva il Mulino di Tinella al confine tra i Comuni  di Lonate e Nosate.

Anche questo è un tratto ormai artificiale  tra il tombino del Canale industriale e il ponte sulla alzaia del Naviglio Vecchio, un tratto di 20 metri, senza nome ma che volendo potremmo chiamare Via delle libellule.

Basta andarci un pomeriggio d’agosto per incontrare decine, perfino centinaia di libellule  (a volte in fila per tre come i 44 gatti, ma il resto non ve lo so dire).

La specie più rappresentata è la Calopteryx virgo  o damigella, una specie caratterizzata da dimorfismo sessuale  (tranquilli, non è una malattia) i maschi e le femmine cioè si riconoscono perchè molto diversi; in questo caso hanno un colore diverso delle ali: blu i maschi e verde, quasi trasparente le femmine.

Le libellule sono cacciatrici di altri insetti (prevalentemente piccole mosche e moschini, che catturano in volo grazie alla loro notevole velocità e alla vista panoramica assicurata dai due grandi occhi).

A loro volta sono preda di uccelli e ragni.

Preferiscono gli ambienti acquatici poichè depongono le uova in acqua e le larve conducono una vita acquatica prima della metamorfosi, di diventare cioè insetti alati.

Il numero di specie differenti di libellule decresce spostandosi dall’equatore verso i poli: per esempio, in Costa Rica sono presenti 250 specie, mentre in Florida sono 140, in Italia 90 e solo 34 in Inghilterra.

per saperne di più:  www.odonata.it

ARGIOPE BRUENNICHI

Chi è costui?

La prima assonanza che mi viene in mente è con Eleanor Rigbi, canzone dei Beatles del ’66.

No, troppo pop, forse il nome suggerisce qualcosa di più aristocratico tipo Rita Levi Montalcini….

no, troppo morbido; quel “Bruennichi” è  più duro, militaresco, quasi come  Carl von Clausewitz, grande stratega prussiano dell’ 800

Ma chi è infine costui?

E’ il ragno-zebra  chiamato comunemente così, con scarsa fantasia, per le striscie gialle e nere disegnate sull’addome della femmina.

Come in altre specie animali il maschio è di taglia più piccola e meno vistoso.

E’  un ragno tessitore di quelli che tessono pazientemente la tela e poi aspettano che qualche insetto ci finisca dentro, ama i luoghi assolati e caldi dove è presente in grandi colonie. Per fare la tela sceglie gli arbusti o anche le erbe basse.

Altra particolaritù è un filo a zig.zag al centro della tela più marcato e visibile, pare per segnalarne la presenza della tela agli uccelli affinchè  non la distruggano.

Io che sono un gran distruttore di tele di ragno perchè spesso percorro sentieri poco frequesntati faccio per primo il mea culpa e prometto che da ora starò più attento, specie dopo aver conosciuto il sig. Argiope Bruennichi (per gli amici ragno-zebra).

L’ho incontrato l’anno scorso lungo il Naviglio Vecchio, sulla sponda sinistra, quella più soleggiata, appunto, e quindi anche quest’anno sono andato a trovarlo.

Infatti eccolo lì all’altezza del secondo guado: uno, due, tre, quatto, cinque esemplari; uno sta pasteggiando con una recente preda, una mosca o qualcosa di simile.  Visto da qui è davvero un gran signore, sicuremente all’altezza del suo nome scintifico.

PS: Il ragno zebra non è aggressivo, e attacca l’uomo solo se viene disturbato; in tal caso il suo morso provoca bruciore e arrossamento della parte colpita, ma i suoi effetti svaniscono al massimo nell’arco di un giorno.

Una curiosità si ha nell’accoppiamento,  infatti quasi sempre le femmine di questi ragni uccidono i maschi ad accoppiamento avvenuto, a meno che questi ultimi non riescano a fuggire nel più breve tempo possibile.

KARKADE’ IN AUTOSTRADA

Ho sempre associato l’ibisco (Hibiscus syriacus) alle siepi miste (quelle che preferisco)  con carpini, ligustro e altre specie che perdono le foglie in autunno.

L’ibisco era anche un fiore delle autostrade, usato nelle siepi tra una carreggiata e l’altra  prima dell’avvento dei famigerati spartitraffico in cemento (new jersey)

Oltre che come siepe può essere coltivato come alberello.

Appartiene alla famiglia delle malvacee ed è arrivato da noi nel 700 dalla sua zona di origine (Asia meridionale e Polinesia).

La corolla di petali dai colori tenui (bianco, rosa, lilla, violetto) appassisce subito.     I fiori dell’ibisco durano solo un giorno.

Guardo il piccolo albero di ibisco del mio giardino e faccio fatica a immaginare tutti i significati che gli vengono attribuiti, e  tutti gli usi.

Provo a dirne alcuni.

L’usanza più conosciuta è forse quella delle donne polinesiane di mettersi un fiore di ibisco dietro l’orecchio sinistro se sono libere, dietro l’orecchio destro se sono sentimentalmente impegnate, su entrambi gli orecchi se sono impegnte ma vorrebbero cambiare.

Ma non finisce qui: con i fiori di ibisco essiccati si prepara il karkadè, bevanda rossa dal sapore deciso di frutti di bosco e  limone  che non contiene theina.

In Messico i fiori di ibisco canditi  sono una prelibatezza e nelle filippine i bambini con il succo dei fiori di ibisco e una cannuccia fanno le bolle come con il sapone.  In Giamaica, in Indonesia e in alcune nazioni africane  i fiori di ibisco venivano usati per lucidare le scarpe. Infatti, in questi paesi, l’ibisco è chiamato anche “il fiore delle scarpe”.

Certo il massimo sarebbe se, fermandoti a una stazione di servizio in autostrada,  una donna Hawaiana dietro il bancone del bar, con due fiori di ibisco dietro le orecchie, ti servisse una tazza di karkadè e un cioccolatino candito all’ibisco.

L’ALBERO DELLE FARFALLE

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La Buddelja Davidii, chiamata comunemente Albero delle farfalle, è un arbusto molto rustico e dalla crescita vigorosa.

Esistono verietà coltivate ma io preferisco quella che si trova ai margini dei boschi, nelle radure, a volte perfino sul greto del Ticino;  è una pianta che cresce bene al sole o al massimo a mezz”ombra come la più parte degli aertusti.

Fiorisce da luglio a settembre con fiori tubolari raccolti in pannocchie lilla, molto profumati: ecco perchè è così frequentata dalle farfalle.

E’ un fiore che mi riporta ai pomeriggi di agosto, afosi, quando nei boschi le foglie sono appiccicose, o annerite dalle muffe o a volte già appassite per il gran secco.

Ma poi quando incontri una buddelja che spettacolo !!

Vanesse, podaliri, licene, erebie e altri generi di farfalle… tutte a volteggiare sulle sue pannocchie  odorose prima che l’arsura prenda il sopravvento e da lilla diventino un secco grappolo marroncino che preannuncia la stagione della frutta.

BRUCO DELLA ROSA

Dipende da che parte si guarda la questione.

Dal punto di vista dell’insetto è una questione di sopravvivenza, dal punto di vista del giardiniere è una disgrazia, un attacco parassitario che bisogna debellare ad ogni costo.

Questo è un bruco che non diventerà farfalla, non tanto per gli insetticidi che la solerte padrona delle rose col pollice verde si appresterà a versargli addosso,  ma perchè non è il bruco di un lepidottero bensì della Arge pagana e cioè un imenottero (parente delle api e delle vespe)  che qualche tempo prima ha provveduto a impiantare le uova sul fusto della rosa.

Il bruco incomincia a sbocconcellare il margine della foglia e piano piano, anzi no, abbastanza rapidamente, se la mangia tutta fino a lasciarne solo la nervatura centrale.

Capite perchè anche gli amanti della natura preferiscono che questo bruco attacchi le rose degli altri?

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