FRAGOLA CON LA ENNE

La Frangola  o Alno nero è un arbusto della famiglia delle Rhamnacee  che non supera in genere l’altezza di un paio di metri.

E’ poco conosciuto ma molto diffuso nei boschi del Ticino e nella brughiera di Gaggio.

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Certo è meno appariscente di altri arbusti che presentano una fioritura abbondante e una altrettanto generosa messe di bacche in autunno come ad esempio il biancospino, la rosa canina o il prugnolo.

La frangola però si è ritagliata un suo Habitat  ai margini del bosco e nelle radure  dove contende lo spazio al salicone, ai rovi, alle betulle.

Non ci sarebbe altro da dire senonchè cercando tra le erbe medicinali ho scoperto che anche questa pianta é utilizzata in erboristeria.

Gli Svizzeri soprattutto, che di cose farmaceutiche se ne intendono,  utilizzano la corteccia  della Frangola per le sue  proprietà lassative.

La corteccia viene prelevata in primavera e lasciata riposare per un anno. Poi con essa si possono preparare sciroppi,  decotti, tisane…

Ma attenzione, recita il “bugiardino”,  la frangola è da utilizzarsi solo dietro consiglio medico perchè può essere  un lassativo irritante !

Come esempio di ossimoro non c’à male!

 

 

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ASINA DA SERA AL LIMONE

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L’ enotera (Oenothera biennis L.) è una pianta delle onagracee che apre la sua corolla di petali gialli verso sera per essere impollinata dagli insetti notturni. ( il suo nome in inglese è “Evening primerose”)

E’ una pianta che ama gli incolti e cresce bene anche su terreni molto sabbiosi (esempio le rive del Ticino) e giunge a maturazione in due anni (da qui l’attributo di biennis).

Il primo anno infatti si può osservare solo una rosetta basale con foglie appuntite e con alcune sfumature rossicce, il secondo anno cresce il gambo su chi si apriranno da giugno a ottobre fiori dal colore e  dal profumo di limone.

Nell’inverno che segue si potranno osservare lunghe bacchette secche alte fino a due metri con frutti che aprendosi offriranno agli uccelli una grande quantità di semi.

Ma i semi sono utili anche per l’uomo infatti si ricava un olio essenziale usato in erboristeria così come sono utili perchè commestibili la radice e le giovani foglie che possono essere mangiate in insalata.

Quante sorprese ancora una volta da una pianta che cresce ai margini delle strade e delle ferrovie, una pianta negletta  ma che da Enagra può trasformarsi in  “asina da sera al limone” .

Scusate la perifrasi ispirata al “pesce veloce dl Baltico” di Paolo Conte.

CAVALLETTA IN BICICLETTA

Sicuramene mi sarà capitato altre volte di dare un passaggio a qualche animale.

Fatemi fare mente locale e forse un giorno ve lo dirò.

Questa volta però me la ricordo bene, non fosse altro per il fatto che ho le prove fotografiche.

Non credo fosse l’ombra ad attirarla (le cavallette amano il caldo) o forse il tentativo di mimetizzarsi (in ciò le cavallette sono molto esperte)  o, ancora, aveva riconosciuto la mia bici come suo simile.

Infatti la bistratto, poverima, su e giù per le  strade sterrate, nei fuori pista in brughiera, sui ghiaioni in riva al Ticino, insomma non una bicicletta ma una cavalletta (una cavalletta con i raggi rotti).

Ma torniamo alla cavalletta, quella vera. Cosa ci faceva lì ?

Cosa l’avrà davvero attirata?  Un odore, un sapore?  Una simpatia personale per il sottoscritto?

Accetto suggerimenti.

SE IL MARITO E’ PALESTRATO

La femmina dell’ Oedemera nobilis è magra, affusolata, quasi al limite dell’anoressia.  Il maschio invece è un bel fusto, atletico, con i muscoli scolpiti.

Quando lei, vedendolo uscire di casa gli chiede: “Dove vai”? la risposta più scontata potrebbe essere: “Vado in palestra!!”

E invece noi sappiamo che la tradisce con le more sul cui fiore l’ hanno sorpreso i paparazzi.

Ma lei non si è persa d’animo e gli ha subito reso pan per focaccia  andando dal cerfoglio.

Se devo aggiungere qualche nota scientifica a questa storia che indegnamente si ispira a Esopo e a Trilussa dirò  che questo insetto  floricolo della numerosa famiglia dei coleottiri,  presenta un evidente dimorfismo sessuale, infatti solo il maschio ha  le zampe posteriori rigonfie.

E’ un insetto diffuso e abbastanza comune da aprile ad agosto in tutta l’ Europa occidentale, Grecia e in Nord Africa  e si nutre del polline di svariate specie di fiori.

 Solo dal  1995 ha atrraversato la Manica ed oggi è molti diffuso anche nel sud dell’ Inghilterra.

Però deve stare attento perchè anche li in quanto a scandali non scherzano e l’   Oedemera nobilis con il suo vestito glamour verde metallizzato di certo non passa inosservato.

Non ho capito però perchè nobilis, forse perchè in palestra si può praticare anche la nobile arte cioè il pugilato.

TABACCO DI SPAGNA

Certo che chiamare “Tabacco di Spagna” una farfalla così graziosa è come chiamare un fanciulla Ugo.

La farfalla in questione è l’Argynnis paphia ed è una grossa farfalla con apertura alare di  48-65   millimetri   che ha una sola generaziona all’anno.

Gli adulti si possono osservare da  giugno  ad agosto sia in pianura che im montagna fino a duemila metri soprattutto nelle radure ai margini dei boschi.

Infatti fino ad ora ero riuscito a forografarla solo im montagna ma un giorno, sulle rive del Ticino, attorno a un grosso cespugli di rovi eccola apparire a reclamare la sua parte di nettare in mezzo a un nugolo di galatee e di dafne.

Era una splendida femmina dalle ali di color  olivastro che i botanici chiamano “forma valenzina” .

Ho provato a chiamarla “Ugo” ma lei no mi ha risposto,  poi passato il disappunto e con un po’ di pazienza ecco che ha dispiegato le ali.

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BETONICHE

 

Le betoniche nei piccoli paesi sono delle signore, solitamente anziane, che amano farsi gli affari delle persone che nn le riguardano, dare consigli non richiesti e spettegolare pubblicamente..

Cosa c’entrino con la Stachys officinalis (L.) Trevisan o betonica però non l ho ancora capito.

Cercando sul WEB però un dubbio mi è venuto:  la betonica nei tempi andati era una pianta molto conosciuta e usata come rimedio un po’  per tutti i mali (anche se in verità non ho capito quali)  e come tale c’entrava sempre, era sempre di mezzo qualsiasi cosa accadesse. 

Ora ha perso tutta questa sua credibilità, come erba, ma come vecchia signora che sparla è ancora molto popolare.

Popolare come erba da noi non lo è molto anche perchè, mi dicono i testi sacri non è presente nella pianura padana.

E’ vero l’ho fotografata in montagna  ma anche nella brughiera di Gaggio, e nelle radure dei boschi nella Valle del Ticino:

Mi sono sbagliato?   Qualcuno me lo dica.

Ah, dimenticavo,  prima che venisse di moda sniffare quello che si sniffa ora, le foglie di betonica essiccate  e sminuzzate venivano usate con o al posto del tabacco da presa perchè, mi dicono, fanno sternutire.

UNA TAZZINA DI CICORIA

Chissà perchè ma quando si parla di cicoria mi viene in mente la guerra e la bevanda scura che si preparava con la cicoria in luogo del caffè  ai tempi della seconda guerra mondiale  (io non c’ero ma me l’anno raccontato)

Se penso al fiore di cicoria mi assale un’altra sensazione strana, di disagio, perchè nell’orto, quando  spunta il gambo florale della cicoria o della insalata, vuol dire che l’ho seminata in un periodo sbagliato.

E allora per godersi tutto l’azzurro del fiore della cicoria, azzurro raro tra le asteracee che preferiscono il giallo e il bianco, bisogna andare nei campi ma anche ai margini delle strade, negli incolti.

E’ qui che la cicoria (Cichorium intybus L.) dà il meglio di sè, svetta col il suo gambo asimmetrico, spinge il suo fiore azzurro  fino ai primi freddi, resiste anche in mezzo alle maceria, ai laterizi scaricati abusivamente per strada, pronta ancora col suo sapore amaro a sostituire il caffè, da vera erba popolana.