LA CHIAMAVANO QUERCIA ROSSA

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Scusate, avrei dovuto raccontarvela un mese fa, ma non ho avuto il tempo… o la voglia.

La storia in realtà è abbastanza semplice;  è quella di una quercia che è arrivata dall’America e si è ambientata abbastanza in fretta.

La chiamavano quercia rossa perchè sulle Montagne Rocciose, nel parco di Yellowstone,  con le sue foglie riempiva di rossi fiammeggianti il cielo e l’acqua dei laghi quando sentiva che l’inverno stava per arrivare.

Un giorno la chiamarono in Europa per una sfilata dove impressionò tutti con un tubino grigio-argento, con la sua capigliatura rossa e con degli orecchini tondi a forma di ghianda (elegante sì, ma era pur sempre una quercia).

Così dopo la tournée decise di fermarsi non senza invidia delle querce autoctone, come quando un soubrette straniera va a presentare Sanremo.

Fuor di metafora:  la quercia rossa o Quercus rubra, è una quercia originaria dell’America del Nord, si distingue dalle querce nostrane perchè ha una foglia a punte aguzze mentre le altre hanno generalmente foglie con lobi arrotondati.

Cresce più rapidamente delle farnie e delle roveri ma il suo legno è meno pregiato. La possiamo incontrare spesso lungo i  viali delle città per il suo indubbio valore ornamentale  o coltivata in fustaie. 

Quando cresce libera nei boschi tende ad essere leggermente infestante per la grande percentuale di ghiande (più corte e tondeggianti, come quelle di Cip e Ciop, per intenderci) che riescono a germogliare a primavera.

AIUTO: HO LA TREMARELLA !

Aiuto, ho la tremarella!

Mi giro e non vedo nessuno.  Questo bosco di solito è frequentato e quindi non sarebbe strano che qualcuno avesse parlato…

Aiuto, ho la tremarella ! – sento ripetere, ma non è un grido… è più un bisbiglio, come un fruscio di foglie.

…Ah, adesso ho capito !  Guardo alla mia sinistra e lo vedo:  è il pioppo tremulo:

un pioppo così timido che basta un alito di vento per farlo tremare di paura o di vergogna non so. In realtà questa sua caratteristica è dovuta al picciolo delle foglie che è appiattito e lungo 4-5 centimetri; facile per il vento infilarsi nella sua chioma e farlo vibrare sanza bisogno di scuoterlo.

Il pioppo tremulo non è imponente come altri alberi della stessa famiglia: il pioppo nero, o quello canadese,  è un’albero  più esile che si trova spesso anche in forma di arbusto  specie nelle zone povere di elementi nutritivi come la brughiera di Gaggio e spesso non è neanche considerato ma è una delle specie più diffuse nella brughiera boscata.

D’altra parte dovrebbe smetterla di fare il ragazzino piagnucoloso !

UN FIORE, TANTI FIORI

Che cosa è la scabbia?

Ho dovuto andare a leggere sul dizonario perchè non me lo ricordavo.

Se ho letto bene è una malattia della pelle causata da un acaro microscopico che vi si infila sotto causando arrossamennti e a volte croste specie nella zona dei polsi  e una insopprimibile voglia di grattarsi. 

Alla scabbia si deve il nome di questa erba, ovvero la Scabiosa columbaria L.  o Vedovina selvatica  (infatti nel Medio Evo si pensava, erroneamente, che fosse un rimedio contro la scabbia e altre malattie della pelle).

E’ una pianta che fiorisce nei prati magri e anche in brughiera fino a tardi: qui trova terreni asciutti  e assolati, con pochi nutrienti anche se un po’ di calcare non gli dispiace.

Ma il capolino è un vero spettacolo: quello che sembra un fiore in realtà sono tanti fiori, un prezioso bouquet dai toni violetto lilla  con il quale un tempo pare si preparasse una tintura blu.

Cugina della Vedovina selvatica è la vedovina campestre  (Knautia arvensis) anch’essa appartenente alla famiglia delle Dipsacaceae che però preferisce prati più ricchi di humus e di acqua. E’ la parente che abita in città e che quando va in campagna dopo cinque minuti rimpiange già il traffico, lo smog e i cartelli pubblicitari giganti.

IL TRAMONTO DEI PLATANI

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Qui ci si viene per guardare altrove, è vero, principalmente giù nella vallata.

Ci si viene per ammirare la catena delle Alpi nei giorni limpidi o in altri momenti per lasciarsi immalinconire dalla nebbia che stende un morbido velo sugli alberi spogli.

Si viene per vedere il tramonto e il magico momento in cui appare all’orizzonte il Monviso.

Ma girando gli occhi verso la piazza (che è quella di Tornavento e che chi abita in zona conosce bene) si possono provare altre emozioni, quelle che il sole dipinge sulla chiesa e sulle case che si affacciano sulla piazza, un colore caldo, dai toni rossi e arancio che preannunciano il buio.

Così quasi nessuno fa caso agli alberi della piazza, anche se in realtà sono alberi famosi anch’essi. Si tratta di Platani, giovani e per questo non ancora così vistosi come più anziani quando la corteccia si sfalda in larghe placche irregolari.

E’ un albero che fa subito venire in mente i primi cartoni animati di Walt Dsney oppure Napoleone che volle  piantarli lungo la strada del Sempione e dove qualche esemplare resiste ancora.

La sua popolarità però è un po in declino. Su molte strade hanno dovuto abbatterlo perchè tagliava improvvisamente la strada agli automobilisti, in altre (più seriamente) a causa di un insetto che lo attacca e lo fa ammalare gravemente. http://www.verdiincontri.com/articoli/art10020.htm

La specie spontanea di  platani in Italia è il  Platanus orientalis ma si trova ormai solo in Sicilia e, poco, nelle regioni del sud.

Questi della piazza di Tornavento sono probabilmente Platanus Hybrida o acerifolia (incrocio tra il Platanus orientalis e quello occidentalis), ma ai più questo non interessa. Interessante invece la texture che le foglie formano con l’acciotolato e che il vento ricrea continuamente come un artista perennemente insoddisfatto.

QUANDO I PRETI PORTAVANO IL CAPPELLO

Le bacche rosse sono una delle cose che più balza all’occhio quando ti aggiri nel bosco in autunno e all’inizio dell’inverno.

Ma questa bacca non passa certo inosservata:  rosso tenue prima, quasi slavato, poi più intenso, via via che gli alberi si spogliano poi si apre e lascia scoperti i semi avvolti da una polpa arancione.

E’ il “cappello del prete”, ovvero fusaggine, ovvero “Euonymus europaeus” un arbusto molto comune e molto conosciuto come tutte le piante che hanno un nome “dialettale”. Nonostante la sua bellezza, specie in inverno, è una pianta velenosa per l’uomo e per gli animali come cavalli, capre, pecore, ma non per gli uccelli a quanto pare, che di queste bacche vanno ghiotti.

Ma partiamo dal nome scentifico: “Euonimus” deriva dal greco classico e vuol dire “buon nome”;  essendo la sua velenosità conosciuta fin da allora i greci lo chiamavano con nomi gentili  come si usava fare  per accattivarsi le divinità malefiche.

Poi c’è il nome italiano: fusaggine perchè dal suo legno si ricavavano i fusi per filare la lana.

E infine il nome popolare  ” cappello del prete” che deriva dal fatto che un tempo i preti portavano un cappello simile a queste bacche, diviso in quattro parti.

E adesso che i preti non portano più il cappello?

OCEANO

Quando racconto in occasione di incontri pubblici, che 250 milioni di anni fa la Pianura Padana era ricoperta dal mare, tutti mi guardano increduli, no non mi danno neanche del pazzo, non  ne vale la pena.

Già è difficile immaginare cosa vuol dire 250 milioni di anni fa, che poi uno venga a raccontare questa cosa facendo finta di essere un esperto, non li smuove,  già la storia dei Greci e dei Romani sembra lontanissima rispetto all’arco di tempo che è dato a ciascuno di noi su questa terra.

Ma le prove ci sono: di solito si portano i fossili di molluschi o di crostacei  intarsiati nella roccia , pesci a cui è possibile contare tutte le lische una a una; vicino a noi il Museo Civico dei fossili di Besano è un ottimo esempio per chi è curioso di queste cose ma per gli altri?

Esiste un altro modo per capire, per sentire che qui c’era il mare?

E’ una sensazione che non tutti possono provare ma per aiutarVi  vi propongo questa splendida poesia del mio amico Angelo Bassani,  che potete trovare anche nella pagina delle    “poesie verdi

OCEANO

Un tempo eri con noi

Sei stato dove ora c’è la pianura

Restano tracce sulle colline

fossili, ossi di balena, in questa luce biancastra

Cercarti dunque è ancora possibile

presso mura piene di silenzio, lungo filari di pioppi,

soglie di antiche chiese non placheranno la sete

E ancora saranno confuse tra volti e corpi

ebbri di ritmo le oscure sembianze dell’ALTRO.

 

Ci resta un biglietto  per la luce dolce di un lento ritorno.

                                                                                    Angelo Bassani

 

 

I FIORI DI LONDRA

Un’amica mi scrive dall’Inghilterra preoccupata!

Lo sai che qui sono fioriti i papaveri in pieno inverno?  Cosa può essere? E’ davvero un segno dei cambiamenti climatici?

Anch’io rimango un po’ perplesso, provo a pensare alle diverse specie di papaveri e subito mi vengono in mente gli “yellow poppies” ….. ma no, sarà qualche incrocio?

Quando fioriscono i papaveri da oppio, quelli coltivati in Afganistan?  Vado a vedere anche su alcuni siti specializzati in cerca di ispirazione.

Poi  una certezza mi assale:  vuoi vedere che i papaveri in questione sono  quelli della canzone, quelli  alti alti alti  ( la mia amica è troppo giovane e forse non conosce la canzone)  ma si,  sono proprio loro:  quelli della City di Londra!

Per chi vuole conoscere altre varietà di papaveri invece consiglio questo sito: ourlittlecornerofparadise.blogspot.com/2009_0…