QUANDO I PRETI PORTAVANO IL CAPPELLO

Le bacche rosse sono una delle cose che più balza all’occhio quando ti aggiri nel bosco in autunno e all’inizio dell’inverno.

Ma questa bacca non passa certo inosservata:  rosso tenue prima, quasi slavato, poi più intenso, via via che gli alberi si spogliano poi si apre e lascia scoperti i semi avvolti da una polpa arancione.

E’ il “cappello del prete”, ovvero fusaggine, ovvero “Euonymus europaeus” un arbusto molto comune e molto conosciuto come tutte le piante che hanno un nome “dialettale”. Nonostante la sua bellezza, specie in inverno, è una pianta velenosa per l’uomo e per gli animali come cavalli, capre, pecore, ma non per gli uccelli a quanto pare, che di queste bacche vanno ghiotti.

Ma partiamo dal nome scentifico: “Euonimus” deriva dal greco classico e vuol dire “buon nome”;  essendo la sua velenosità conosciuta fin da allora i greci lo chiamavano con nomi gentili  come si usava fare  per accattivarsi le divinità malefiche.

Poi c’è il nome italiano: fusaggine perchè dal suo legno si ricavavano i fusi per filare la lana.

E infine il nome popolare  ” cappello del prete” che deriva dal fatto che un tempo i preti portavano un cappello simile a queste bacche, diviso in quattro parti.

E adesso che i preti non portano più il cappello?

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4 pensieri riguardo “QUANDO I PRETI PORTAVANO IL CAPPELLO”

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