PAPAVERI E VAN GOGH

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Esiste uno stato d’animo ideale per dipingere, per fotografare i papaveri,  i gioiosi papaveri? 

In questo periodo è impossibile non notarli ai margini dei campi e lungo le strade, dove i pesticidi li hanno confinati o su incolti bellissimi in un tappeto rosso e bianco (dei fiori di camomilla).

Ma se non sei dell’umore giusto come fai?  Come fai se hai il cuore in tumulto e magari non ti importa neanche se i papaveri sono rossi o blu?

Figurarsi poi andare a capire la specie esatta: i papaveri con le loro mille varietà sono difficili da identificare esattamente ma quello più comune anche da noi è il Papaver rhoeas  (chiedere a Carlo Linneo).

Allora immaginate i papaveri di  Vincent Van Gogh, immaginate  i suoi campi di grano, e il quadro con i  corvi e le nuvole minacciose,  e la natura ad Arles  in Provenza.

Quante sfumature ha l’animo umano?  E di quante si fa interprete il rosso dei papaveri?

Come dicono nei migliori cinema d’essai:  lasciamo parlare le immagini.

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3 pensieri su “PAPAVERI E VAN GOGH”

  1. Rossi, troppo rossi questi papaveri, come azzurro, troppo azzurro il cielo di maggio, assoluto, estremo, pieno e saturo di colore come in questi giorni di vento appena trascorsi.

    Era maggio anche quando van Gogh usciva dal manicomio di Saint Remì per andare a catturare questi colori nelle campagne francesi, affidando il suo stato d’animo alle cure del dottor gachet.

    Sempre nel mese di maggio le statistiche registrano il maggior numero dei suicidi. Una statistica difficile da analizzare, difficile anche solo identificarne un motivo comune. Dentro un tumulto, un tormento, fuori uno stato delle cose che appare ideale. Un passo breve che prova a colmare l’enorme distanza da ciò che è reale.

    Nelle campagne francesi di Auvers Sur Oise è arrivata l’estate, ma Vincent non gira più con la tavolozza, ha già divorato tutti i suoi colori. Sull’orizzonte si addensano i corvi neri, adesso gira con una pistola, per scacciarli.

    Tra i mille colori e i tanti paesaggi esposti a Genova qualche settimana fa, mi rimangono i suoi occhi nell’autoritratto del 1889. i suoi occhi verdi. Troppo verdi.Namo

    1. Non so come ringraziarti Namo, il tuo è un commento davvero molto bello forse starebbe meglio nella pagina delle “poesie verdi”, ma chi lo sà… sto pensando a una trilogia su Van Gogh.
      Ci risentiamo, ciao.

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