MAPENSA-TRUDE

Questo slideshow richiede JavaScript.

Dove siamo? – dice il pronipote di Kublai Khan al pronipote di Marco Polo.

Siamo a Trude, anzi a Malpensa-Trude.  (Trude – Italo Calvino)

Trude è una città con tanti nomi JFK-Trude, Fiumicino-Trude, Heathrow-Trude, Orly-Trude, El Prat-Trude, Lap Kok-Trude…  ma la città è sempre la stessa, anonima paradossalmente pur con tanti nomi, spersonalizzata, pur con tante persone che vi lavorano e vi transitano, una città circolare, parti da lì e arrivi ancora lì: è cambiato solo il fuso orario.

Non lo sapevi? Molti studiosi e sociologi  hanno scritto di questo, Marc Augè su tutti, con il suo libro NON LUOGHI ma ancor prima  Italo Calvino con     LE CITTA’ INVISIBILI.

Ma che nè è delle altre “città invisibili”  su cui regnava mio zio? – dice Kublai Khan jr.

Non ci sono più, è rimasta solo questa, come una luce accecante che cancella la notte, disorienta gli uccelli e le anime; come un grande buco nero che inghiotte tutto quello che le sta attorno.

Allora quando sbarchi a Malpensa-Trude non ti interessa cosa c’è fuori, che cosa non ci sarà più.
Non lasciarti ingannare dalle immagini: il Monte Rosa è solo un fondale di cartone come nel film “The Truman Show” – conclude Marco Polo jr.

Perchè viaggiare – dice Kublai Khan – se per viaggiare abbiamo distrutto tutte le differenze che facevano bello il mondo?

Annunci

IL LIGUSTRO E IL SAMURAI

Questo slideshow richiede JavaScript.

Se da piccolo non avessi litigato con il ligustro questa storia ve l’avrei raccontata diversa.

Ma ormai è andata così.

Quando quel pomeriggio di tanti anni fa una pallina di ligustro, nera, coriacea e lucida come quella dei fucili a pallini, andò a finire nell’occhio della mia vicina, io diedi la colpa a lui.

In effetti la pallina l’avevo tirata io con la mia cerbottana ma come facevo a sapere che sarebbe andata a finire esattamente lì.

Da quel momento non ci siamo più parlati fino al giorno in cui in riva la lago incontrai una pianta che gli somiligliava molto.

Sono un ligustro giapponese, mi disse,  e mi fece conoscere “I sette passi del Bushido” (il codice d’onore dei Samurai).

Così tornai nel bosco e chiesi scusa al mio vecchio compagno di giochi e lui mi raccontò molte cose sui di lui.

“Ligustrum deriva dal Latino “ligare” = legare, per l’uso che se ne faceva in campagna; alcuni attribuiscono l’origine del nome al latino “ligustia” antico nome della Liguria, dove era molto diffuso;
– vulgare deriva dal latino vulgaris e significa  “molto comune”, per la diffusione.

Le primcipali varietà presenti in Italia sono:

Ligustrum vulgare: è l’unica specie che cresce spontanea in Italia; altre specie sono naturalizzate; ha foglie ovali un po’ allungate, verde scuro, coriacee, che mantiene anche d’inverno se le termperature non sono troppo rigide.
Ligustrum  lucidum Mill.: è un sempreverde con le foglie acuminate.
Ligustrim japonicum Thumb.: è sempreverde, con foglie obovate, piccole, scure e giallastre nella pagina inferiore.
Ligustrum ovalifolium Hassk.: ha foglie ovate, giallastre nella pagina inferiore ed odore nauseante.

Per tutte queste specie i fiori sono bianchi, riuniti in pannocchie e sbocciano in maggio-giugno; hanno un odore intenso, nausente e amarognolo.

I frutti sono piccole palline nero-bluastre, velenose per l’uomo ma gradite dagli uccelli.

Un tempo era molto utilizzato per le siepi domestiche e nei parchi, oggi è un po’ passato di moda e sostituito da  altri arbusti, ma la sua presenza nel bosco ti restituisce un’aria familiare, ti fa capire che sei in bosco sano di latifoglie, attorno al 45° parallelo nord… praticamente a casa.

LE CITTA’ INVISIBILI

Caravane_Marco_Polo

le città invisibili

E’ difficile fare l’ennesima recensione di un libro di Italo Calvino tra i suoi più famosi ed ormai diventato un libro di culto (soprattutto  in certi ambienti come gli urbanisti, architetti, ecologisti, escatologisti…) e allora non la farò, rimandandovi a quelle che potete trovare in rete.

Un breve riassunto può essere questo:
Marco Polo descrive all’imperatore dei Mongoli Kublai Kan le città dello sterminato territorio sul quale regna e che lui non ha mai visto e ogni città è il pretesto per racconti visionari ma che spesso anticipiano i vizi e le virtù (ma soprattutto i vizi) delle città attuali. In un intreccio di vite e di relazioni prendono forma città diversissime tra loro come diversissimi si rivelano la cultura e il destino degli uomini che le abitano.

CHI HA INVENTATO IL PARKOUR

Questo slideshow richiede JavaScript.

(All photos by Mohammed Salem – Reuters)

Le cronache dicono che è stato il francese David Belle e sempre i francesi con Luc Besson e il suo film ” Yamakasi, i samurai dei tempi moderni” contribuiscono a definire questo esercizio più che uno sport, una filosofia di vita.

In ultimo ci si mettono anche gli spot pubblicitari. Quello che intriga di più i giovani credo però sia questa sua carica di trasgressività, il fatto di misurarsi con i propri limiti e con le proprie paure.

Ma i moderni “traceur” (i praticanti di questa disciplina) non sanno forse di avere degli illustri predecessori:  sono i gatti ostinati  di un racconto di Calvino  in Marcovaldo.

Ma finchè sono i gatti è un conto;  altra cosa è vedersi volteggiare sopra la testa un ragazzo in scarpe da tennis,  jeans e felpa con cappuccio che ha appena scavalcato il muro di cinta mentre stai annaffiando il tuo giardino  o saltella sopra il tetto del garage mentre stai lavando la macchina e forse ti incazzerai pensando che viene a rubarti le mele o le ciliegie.

O forse penserai che non sei tu in pericolo ma lui e la sua vita (se non saprà fermarsi in tempo, se non saprà valutare bene le proprie forze).

… E quando i gatti finiscono sotto le macchine, pensi sempre che sia colpa loro e non di come abbiamo trasformato le città.

IL GIARDINO DEI GATTI OSTINATI

Questo slideshow richiede JavaScript.

La città dei gatti e la città degli uomini stanno l’una dentro l’altra, ma non sono la medesima città. Pochi gatti ricordano il tempo in cui non c’era differenza: le strade e le piazze degli uomini erano anche strade e piazze dei gatti, e i prati, e i cortili, e i balconi, e le fontane; si viveva in uno spazio largo e vario.(…)

Ma già ormai da più generazioni i felini domestici sono prigionieri di una città inabitabile; le vie ininterrottamente sono corse dal traffico mortale delle macchine schiacciagatti, in ogni metro quadrato di terreno dove s’apriva un giardino o un’area sgombra o i ruderi d’una vecchia demolizione ora torreggiano condomini, caseggiati popolari, grattacieli nuovi fiammanti; ogni andito è stipato dalle auto in parcheggio; i cortili a uno a uno vengono ricoperti d’una soletta e trasformati in garages, in cinema o in depositi-merci o in officine. E dove s’estendeva un altopiano ondeggiante di tetti bassi, cimase, altane, serbatoi d’acqua, balconi, lucernari, tettoie di lamiera, ora s’innalza il sopraelevamento generale d’ogni vano sopraelevabile: spariscono i dislivelli intermedi tra l’infimo suolo stradale e l’eccelso cielo dei super-attici.

Il gatto delle nuove nidiate cerca invano l’itinerario dei padri, l’appiglio per il soffice salto dalla balaustra al cornicione, alla grondaia, per la scattante arrampicata sulle tegole.
Ma in questa città verticale, in questa città compressa dove tutti i vuoti tendono a riempirsi e ogni blocco di cemento a compenetrarsi con altri blocchi di cemento, si apre una specie di controcittà, di città negativa, che consiste di fette vuote tra muro e muro, di distanze minime, prescritte dal regolamento edilizio, tra retro e retro di due costruzioni; è una città di intercapedini, di pozzi di luce, canali d’aerazione, passaggi carrabili, piazzole interne, accessi agli scantinati, come una rete di canali secchi su un pianeta d’intonaco e catrame.
Ed è attraverso questa rete che, rasente ai muri, corre ancora l’antico popolo dei gatti.”

da: Marcovaldo – Il giardino dei gatti ostinati. – Italo Calvino

Non è la prima volta che Calvino mi invita a riflettere sulla biodiversità urbana; ho letto questo brano durante un incontro pubblico di una Agenda 21 ormai dimenticata… forse perchè  dimenticabile.

Nel racconto i gatti difendono fino all’ultimo il giardino di una vecchia villa sul quale ha messo gli occhi la speculazione edilizia per costruirvi grattacieli.

vedi anche:

MALPENSA-TRUDE

Immagine 261

MARCOVALDO

 ovvero  LE STAGIONI IN CITTA’     di Italo Calvino

Marcovaldo in teatro

MarcovaldoAll’inizio pensavo che Marcovaldo fosse un libro per bambini, forse perchè allora ero bambino e ancora ricordo il film TV in bianco e nero con Nanni Loy nei panni del protagonista.

Ma Marcovaldo non è un libro per bambini, anche se i bambini lo possono benissimo capire.

Il rapporto goffo di Marcovaldo con la natura, le sue avventure tragicomiche, offrono mille spunti di riflessione su come noi tutti ci siamo allontanati da stili di vita dove la natura era centrale per considerarla oggi quasi un optional, o al massimo una roba da weekend.

Calvino racconta questo impaccio con ironia e arguzia  in un momento storico nel quale i movimenti ecologisti non erano ancora nati; per questo gli va dato ancora più merito.

LA LUMACA CHE NON SAPEVA VOLARE

chiocciola

Il caldo umido del bosco gli era sempre piaciuto. Gli era sempre piaciuta la terra bagnata, il fresco dell’erba e certe verdurine di cui si cibava, che trovava lì intorno, così non si era mai preoccupata di viaggiare, di andare lontano.

Al massimo qualche gara di lentezza sui 10 metri con le sue amiche e niente più.

E anche se sua mamma l’aveva sempre incoraggiata lei non aveva mai voluto imparare a nuotare nè tantomeno a volare.

Sono  un uccello? – diceva a sua madre – sono un pesce ?  No, sono una lumaca e allora lasciami stare.

Ma ogni giorno faceva più caldo e non era una cosa passeggera. La siccità aveva ormai fatto seccare tutte le erbe che gli piacevano tanto, gli uccelli erano già emigrati al nord verso paesi più freschi, si sentivano ormai nel bosco i richiami degli animali della savana.  

Oh, se avessi imparato a volare – disse la lumaca – ora potrei volarmene via anche io e invece il mio cammino è solo una lenta striscia di bava luccicante.

Quando sentì il crepitio del fuoco di un incendio la lumaca si decise e andò dal gufo, e il gufo gli diede una strana mappa.

Che cos’è?  – chiese la lumaca.

E’ il disegno di una rete ecologica – rispose il gufo- Seguila. Solo così potrai salvarti dal riscaldamento globale.

Si salverà la lumaca?  e che cos’è una rete ecologica?

 

Per approfondire:
http://www.tuttogreen.it/le-mappe-del-riscaldamento-globale-che-preoccupano-leuropa/

oppure guardate questo video: davvero impressionante !!

http://www.tuttogreen.it/130-anni-di-riscaldamento-globale-in-un-video-di-30-secondi/