IL GIARDINO DEI GATTI OSTINATI

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La città dei gatti e la città degli uomini stanno l’una dentro l’altra, ma non sono la medesima città. Pochi gatti ricordano il tempo in cui non c’era differenza: le strade e le piazze degli uomini erano anche strade e piazze dei gatti, e i prati, e i cortili, e i balconi, e le fontane; si viveva in uno spazio largo e vario.(…)

Ma già ormai da più generazioni i felini domestici sono prigionieri di una città inabitabile; le vie ininterrottamente sono corse dal traffico mortale delle macchine schiacciagatti, in ogni metro quadrato di terreno dove s’apriva un giardino o un’area sgombra o i ruderi d’una vecchia demolizione ora torreggiano condomini, caseggiati popolari, grattacieli nuovi fiammanti; ogni andito è stipato dalle auto in parcheggio; i cortili a uno a uno vengono ricoperti d’una soletta e trasformati in garages, in cinema o in depositi-merci o in officine. E dove s’estendeva un altopiano ondeggiante di tetti bassi, cimase, altane, serbatoi d’acqua, balconi, lucernari, tettoie di lamiera, ora s’innalza il sopraelevamento generale d’ogni vano sopraelevabile: spariscono i dislivelli intermedi tra l’infimo suolo stradale e l’eccelso cielo dei super-attici.

Il gatto delle nuove nidiate cerca invano l’itinerario dei padri, l’appiglio per il soffice salto dalla balaustra al cornicione, alla grondaia, per la scattante arrampicata sulle tegole.
Ma in questa città verticale, in questa città compressa dove tutti i vuoti tendono a riempirsi e ogni blocco di cemento a compenetrarsi con altri blocchi di cemento, si apre una specie di controcittà, di città negativa, che consiste di fette vuote tra muro e muro, di distanze minime, prescritte dal regolamento edilizio, tra retro e retro di due costruzioni; è una città di intercapedini, di pozzi di luce, canali d’aerazione, passaggi carrabili, piazzole interne, accessi agli scantinati, come una rete di canali secchi su un pianeta d’intonaco e catrame.
Ed è attraverso questa rete che, rasente ai muri, corre ancora l’antico popolo dei gatti.”

da: Marcovaldo – Il giardino dei gatti ostinati. – Italo Calvino

Non è la prima volta che Calvino mi invita a riflettere sulla biodiversità urbana; ho letto questo brano durante un incontro pubblico di una Agenda 21 ormai dimenticata… forse perchè  dimenticabile.

Nel racconto i gatti difendono fino all’ultimo il giardino di una vecchia villa sul quale ha messo gli occhi la speculazione edilizia per costruirvi grattacieli.

vedi anche:

MALPENSA-TRUDE

Immagine 261

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2 pensieri su “IL GIARDINO DEI GATTI OSTINATI”

  1. Hace muchos años, a una profesora intuitiva se le ocurrió hacer leer Marcovaldo a mi hermana y yo aproveché también para leerlo. Entonces yo era muy joven y no conocía nada de Calvino, y ese fue el primer contacto. Después vinieron otros muchos relatos y las recomendaciones de Borges, pero siempre me quedan destellos y recuerdos de esta primera lectura, y este fragmento es uno de ellos. Gracias.

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