RUCHETTA DEL CANALE

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Essere qui, tra la terra e il cielo,  appena prima del temporale, con tutto questo giallo negli occhi.

Guardare le nuvole che si trasformano veloci e puntare l’obiettivo sempre sù, verso l’azzurro.

NO, non importa se non sei con me adesso,  perchè c’è un’atmosfera  dolce, appena venata da un vento sottile…  e poi c’è questo fiore che ti assomiglia.

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… chiedo scusa ai sommi poeti  per questo tentativo maldestro di imitazione e provo a parlarvi di questa pianta, di questo fiore.

Se qualcosa ho imparato, a prima vista è una crucifera, una crucifera minore, di quelle non tanto famose.  Non ho fatto caso alle foglie, alla loro disposizione, di solito con una rosetta di foglie a livello del terreno, ma dovrebbe trattarsi di  ruchetta selvatica  (Diplotaxis tenuifolia L.).

Il termine ruchetta, ricorda la rucola (Eruca sativa Miller): stessa famiglia, stesso fiore a quattro petali  e stesse foglie piccantine da usare nelle insalate. http://www.giardinaggio.org/ruchetta-selvatica.asp

Cara ruchetta, tu sai, mi ha fatto molto piacere incontrarti qui tra il cielo, il guard-rail e il canale.

COSA C’ENTRA LO IOR ?

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Probabilmente Papa Francesco lo sa ma,  io come faccio a dirglielo? Io, a differenza sua,  non sono su Twitter.

Probabilmente lui sa se la lunaria o erba luna c’è anche in America Latina.  E sa anche cosa c’entra lo IOR  (Istituto per le Opere Religiose) con il Vaticano e la finanza, ma sicuramente non lo viene a dire a me.

Però posso fare finta che lui possa leggere questa lettera:

“Santo Padre (o forse è meglio dire Sua Santita?) …  no  meglio  incominciare con

“Papa Francesco, ha visto le bellissime fioriture di  questi giorni?  Tra le tante Le volevo segnalare quella della  Lunaria annua  o erba luna  e gliela segnalo perchè in Italia viene chiamata anche “monete del Papa” e “occhiali del Papa” ,  sa, per via dei suoi frutti rotondi e trasparenti, grandi come ostie, che contengono i semi.

Pare che il nome di erba luna non derivi dalla forma  e colore del suo frutto ma dal fatto che gli alchimisti dell’antichità pensavano che questa pianta potesse essere usata per trasormare il mercurio in argento, da essi chiamato “luna”.  Come molte altre piante, del resto, è stata usata per stregonerie e per usi farmacologici.

Il fiore è di un bel colore violetto  a quattro petali (è della famiglia delle crocifere, ovvero brassicaceae come la senape, la rucola, il rafano, il rapanello…). Fiorisce in luoghi umidi e ombrosi dei boschi o dei margini stradali da aprile a giugno.

E’ spontanea in in tutta l’Europa sud-orientale, in Italia è spesso rinselvatichita e frequente, impossibile non notarla adesso, così in autunno quando le “monete del papa” brillano argentee nel bosco e non nei forzieri delle banche.

Ecco, Santo Padre, ovvero Francesco, davvero vorrei che questa fosse la Sua “moneta”. Ma forse è Lei anzi tu che lo insegni a me, almeno così mi è parso di capire dalle tue parole, dai tuoi comportamenti di questi giorni.”

PS: ho qualche speranza per lo IOR ?

LATTE DI GALLINA

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Una cosa è certa:  non si vende al supermercato,  non esiste nè intero nè parzialmente scremato e non è neanche a lunga conservazione. (Non voglio rubare il mestiere al mio amico Rob, solo mi spiace per lui se cercandolo nei “Grandi Magazzini” non l’ha trovato).

Mi spiace per coloro che volevano provarlo perchè intolleranti al latte di mucca.

Lo possiamo trovare però gratis nei campi, nei vigneti, negli incolti, lungo le strade dove si sviluppa con grande facilità e con fioriture molto appariscenti, in questo controverso e quanto mai primaverile fine aprile.

Il latte di gallina ovvero Ornithogalum umbellatum è una pianta erbacea perenne con bulbi sotterranei, appartenenti alla famiglia delle liliacee (l’origine del nome si deve al greco  “ornis” = gallina (uccello) e “gala” = latte; il nome specifico, dal latino, è dovuto alla forma ad ombrello delle infiorescenze).

 E’  diffusa principalmente in Europa e  Nord Africa ed è naturalizzata  in Nord America.

Il lattice bianco contenuto nel fusto e la forma del fiore sono forse all’origine del nome popolare in italiano così come quello portoghese (leite-de-galinha), gli spagnoli preferiscono chiamarla “Culebrilla ajera” perchè chiaramente imparentata con i cipollacci e con l’aglio.

In Francia è la “dame de onze heures”  (la dama delle undici)  perchè il fiore apre i suoi petali solo in pieno sole (cioè verso le undici,  giusto in tempo pour le dejeuner). Più o meno simile è la ragione per cui gli anglofoni la chiamano Star of Bethlehem.

Attenzione però, è una dama tossica; infatti la pianta contiene colchicina  (soprattutto nel bulbo).

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Errata corrige: 

mi dicono che il latte di gallina è anche un liquore e una ricetta  della tradizione emiliana  per cui Rob, se hai voglia, puoi cercarlo in qualche grande tempio del consumismo.

IL BANCHIERE DEI POVERI

Yunus Muhammad

Amina Ammajan era una mendicante del Bangladesh, vale a dire una delle persone più povere della terra. Vedova e madre di due figlie, era sul punto di morire nel 1976, quando la casa le crollò letteralmente sulla testa. Oggi sua figlia possiede la casa, un pezzettino di terra e del bestiame. Non è ricca, ma vive dignitosamente. La sua vita, come quella di milioni di altre persone, soprattutto donne, è cambiata completamente da quando ha incontrato Grameen, la banca del Bangladesh che teorizza e mette in pratica il credito ai derelitti: pochi soldi, dati a fronte di un progetto minimo e senza nessuna richiesta di garanzia. Ma con percentuali di restituzione che fanno invidia alle più solide banche tradizionali.

il_banchiere_dei_poveriE’ una storia a dir poco sorprendente quella raccontata dal libro di Muhammad Yunus,

Il banchiere dei poveri “.

Tutto comincia quando Yunus, un docente universitario di economia del Bengala laureatosi negli Stati Uniti, si mette in testa di cercare nuove strade per combattere la miseria disperata delle zone rurali del suo paese. Fin dalle prime incursioni sul campo, durante la terribile carestia del 1974, Yunus si rende conto che c’è una grande quantità di uomini e donne a cui non mancano né buona volontà né una forte capacità lavorativa, il cui destino è tuttavia senza speranza perché privi di uno strumento essenziale: un capitale, anche piccolissimo, con cui iniziare qualunque attività…

continua a leggere su: http://www.caffeeuropa.it/1to16/act_4321.htm

DUE VOLTE YUNUS

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Yunus lo zoppo aveva un noce, così ci racconta Nazim Hikmet, poeta turco del secolo scorso, ma il noce di Yunus è stato tagliato, dice la poesia, e io da quando la conosco, non posso fare a meno di pensare a lui, alla sua tristezza, se passo davanti ad un albero di noce.

“Il suo noce stava nel cortile a sinistra della porta. Yunus aveva sei anni quando è caduto da un ramo del noce per questo ha una gamba zoppa. I buoi amano gli zoppi perché gli zoppi vanno sempre pensando hanno buon cuore perché camminano a rilento, i buoi amano gli zoppi. I noci non amano gli zoppi: non possono saltare fino ai frutti non possono arrampicarsi sugli alberi e scuotere i rami i noci non amano gli zoppi. Buffa storia l’amore: quelli che non sono amati non si buttano tutti a fiume necessariamente. Gli uomini sono esseri ingegnosi. Gli uomini sanno amare senza essere amati. Buffa storia l’amore, buffa storia quella del noce e di Yunus lo Zoppo”

Yunus tutte le mattine passava sotto i suoi rami… le radici andavano lontano sotto la terra i rami guardavano Yunus dall’alto: era talmente alto e largo che se ti sdraiavi la notte accanto al tronco non vedevi le stelle. Yunus non sapeva perché di giorno le stelle si spengono e nemmeno che la terra è tonda e gira attorno al sole.

Yunus non sapeva che un giorno avrebbe dovuto vendere il suo noce, vedere i suoi rami tagliati come braccia e gambe e il tronco portato via per farne mensole…

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Il noce (juglans regia) è uno degli alberi più eleganti ma anche più pregiati per le caratteristiche del suo legno (durezza e resistenza)  con il quale si fabbricano mobili di qualità.

Introdotto in Europa nel VII secolo a.c.  è citato già nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio ma pare che l’uomo si cibasse dei suoi frutti già 9.000 anni fa.

Pianta cosmopolita, cresce bene ovunque, ma essendo una pianta a crescita abbastanza veloce, ha bisogno di spazio e di luce per svilupparsi (può raggiungere un’altezza di 30 metri). Il luogo dove oggi è più diffuso è la California, seguita da Francia, Grecia, Cina e Cile.

L’albero di noce è un albero nobile, che sa creare ricchezza e in tal senso mi fa venire in mente un altro Yunus ovvero Yunus Muhammad, il banchiere dei poveri,  fondatore della Grameen Bank e inventore di fatto del microcredito.

Forse Yunus lo zoppo non sarebbe stato costretto a vendere il suo noce se avesse incontrato prima il banchiere dei poveri.

“… e invece nei nostri discorsi adesso c’è la tristezza per un noce tagliato e venduto“.

IL CAGNINO DI ASTERIX

lamium amplexicuale

Spesso camminando per le strade di città e paesi si incontrano cani grandi e piccoli accompagnati dal padrone  e padroni accompagnati dal cane;  qualche volta i cani sono senza guinzaglio (i famosi “cani sciolti”, ma anche i padroni del cane possono esserlo).

Qualche volta il padrone del cane non si vede,  proprio non si sa dove sia,  forse il padrone non c’è proprio oppure è morto:  allora il cane si chiama randagio.

A volte camminando per la strada in una giornata nuvolosa e senza ombre può capitare di incontrare personaggi dei cartoni animati.

No, non si tratta di un “flash mob”  o di un “cosplay” (fenomeni che da noi non hanno ancora ben attecchito), si tratta di un’erba, un’erba con foglie rotonde e fiori maculati rossi e rosa, un’erba che ha attecchito (lei sì) tra il muro e il marciapiede.

Mi guardo in giro e tiro fuori la macchina fotografica.

… sì, è lei, è una labiata e precisamente un Lamium amplexicuale ( ovvero  Falsa ortica reniforme).  Le piante di questa famiglia hanno  un fusto quadrato (ma qui non si vede)  e dei fiori con un labbro inferiore molto pronunciato e sporgente (pur senza ricorrere al silicone).

Ecco una scheda in italiano: http://www.funghiitaliani.it/index.php?showtopic=68522

e una per i miei amici anglofoni: http://en.wikipedia.org/wiki/Lamium_amplexicaule

Ma che cos’ha di speciale questa pianta per i più insignificante?

Niente; solo non vi sembra che il fiore assomigli molto a Idefix, il fidato cagnolino di Asterix?

DATEMI UNO SPECCHIO !

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… ne ho bisogno per capire se quello che vedo riflesso sono ancora io.

Ho bisogno di uno specchio per vedere se la mia faccia corrisponde a quello che sono, per parlarvi di Narciso  senza scomodare la mitologia,  senza citare Herman Hess.

Allora nello specchio apparirà una pianta bulbifera della famiglia della Amaryllidaceae dal fiore molto profumato: il Narciso. Un  fiore molto comune nei nostri giardini ma in origine selvatico, oggi spesso rinselvatichito.

Beh,  qualche motivo per amarsi, al limite stimarsi il Narciso ce l’ha se tra le centinaia e centinaia di specie, spesso ibridate,  ne troviamo una chiamata Narcissus incomparabilis (quanti vorrebbero sentirsi dire:  “come te non c’è nessuno”).

 Ma il più noto è forse il  Narcissus poeticus (Narciso dei Poeti) ovvero  il narciso selvatico comune che un tempo cresceva in gran numero sulle colline italiane tanto che si organizzavano comitive per andare a raccoglierlo.

 I narcisi si danno convegno ogni anno nei nostri giardini per discutere su quale sia il vero significato tra i tanti attribuiti a questo fiore.

Ma c’è anche un infiltrato il Narcissus pseudonarcissus ( o Narciso  trombone) e chiaramente gli altri  cercano in tutti i modi di evitarlo.  Avete presente quanto sia difficile da sopportare un tipo narciso e pure trombone?

Più in là è iniziata un’amabile conversazione tra il Jonquilla e il Tazetta, due narcisi che sembrano vecchi amici che si parlano guardandosi negli occhi… non per sincerità, ma per controllare se sono spettinati.

… Si, perchè lo specchio che avevo chiesto non è ancora arrivato.