IL SIGARO E LA NEBBIA

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Che strana accoppiata. Cos’hanno in comune due piante così (a parte il fatto di appartenere al regno vegetale)?

Una, lo Scotano (cotinus coccygria) o Albero della nebbia è una arbusto (o piccolo albero) originario dell’asia sud-occidentale e dell’europa meridionale. Appartiene alla famiglia delle Anacardiaceae come il lentisco e il terebinto (due arbusti tipici della macchia mediterranea) e come il pistacchio (che in Italia cresce solo in Sicilia).  E’ una pianta che cresce spontaneamente allo stato selvatico ma è anche molto usata nei giardini come pianta ornamentale.

L’altra, la Catalpa (Catalpa bignonioides W.) per gli inglesi “Indian bean tree” è una pianta della famiglia delle Bignoniaceae chiamata anche Albero dei sigari a causa della forma dei suoi frutti: lunghi baccelli (come lascia intuire il nome inglese) che restano attaccati alla pianta anche da secchi in inverno.

I  fiori dello scotano sono giallini e poco appariscenti, riuniti in spighe ma la sua bellezza sono sicuramente le foglie ovali che diventano rosso scuro in autunno ma soprattutto la forma dei suoi frutti filiformi e molto fitti che formano pennacchi radi e creano un effetto di nebbia (una rossa nebbia estiva che niente ha a che vedere con quella grigia di novembre o con l’altra nebbia rossa dei razzi negli stadi di calcio)

La catalpa o Albero dei sigari arriva in Europa non da Cuba, come si potrebbe pensare, ma  dalle coste sud-orientali degli Stati Uniti e dal Messico nei primi decenni del 1800 e oggi la possiamo ritrovare nei giardini come piccolo albero ornamentale o, raramente, rinselvatichita. E’ una pianta dallo sviluppo rapido ma poco longeva e poco resistente al gelo. Ha grandi foglie cuoriformi e un aspetto nel complesso un po’ trasandato ma la sua bellezza (io credo) sono i fiori riuniti in grappoli dai petali bianchi e tigrati, che a me ricordano un po’ i fiori delle orchidee.

Allora queste due piante se ne stavano una di fronte all’altra, sui lati opposti di una stradina di campagna che porta fuori paese, arrivate lì per motivi diversi; una piantata dall’uomo, l’altra nata spontaneamente da semi forse trasportati dagli uccelli. 

Sapevo che erano lì, non sono passato  per caso; avevo bisogno di capire alcune cose, di cogliere queste piante nel loro momento di maggiore splendore, di regalarmi e di regalarvi un momento di bellezza.

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2 pensieri riguardo “IL SIGARO E LA NEBBIA”

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