IL BRUCO ARPIA

Cerura-vinula bruco

– Signora che bel bruco!  Complimenti!  … e cosa gli dà da mangiare?

– Di solito lui mangia foglie di pioppo e di salice ma da qualche tempo mi è diventato un po’ schizzinoso, vuole solo  foglie di salix alba e di salix viminalis…

– E con i gatti va d’accordo?

– Eh sì, certo, loro non si avvicinano troppo perchè se si arrabbia spruzza acido formico…

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Che si potessero tenere in casa bruchi a scopo ornamentale, confesso mi era ignoto. Delle piante sì, lo sanno tutti, così come degli acquari con i pesci rossi o i pesci tropicali, ma i soli bruchi che si tenevano in casa, e non certo per bellezza, erano i bachi da seta.

Ora questo articolo sulla Cerura-vinula, una grigia falena, e sul suo bruco chiamato anche bruco -arpia, squarcia il velo su una moda per me nuova.

VEDI:  Il bruco arpia  su  http://www.studiumnaturae.com/cerura-vinula/

MUTABILE, CINESE, EROTICO

Anche per l’ibisco l’Italia è un crocevia, una terra di passaggio, dove però ci si può anche fermare. Così è successo anche all’Ibisco, una malvacea che conta oltre 300 specie sparse in tutto il mondo.

Se alcune ci arrivano dalla Cina e dall’India (Hibuscus rosa-sinensis), altre non hanno fatto molta strada per arrivare da noi (Hibiscus syriacus) altre hanno abbandonato per noi i tropici (Hibiscus coccineus). 

Ma cosa li attira qui, in questa Italia dove il clima è (era) dolce e i governi instabili?

Alcuni fanno i body-guard attorno alle ville, altre specie di Hibiscus fanno le ragazze-immagine nelle località turistiche assieme alle buganvillee (Hibiscus rosa-sinensis, la specie di cui esistono più ibridi), alcuni lavorano in cucina per preparare il karkadè (Hibiscus sabdariffa), ci sono poi quelli che si sono messi in proprio e dal lavoro lungo le autostrade sono passati al recupero ambientale delle colline e della macchia mediterranea (Hibiscus Syriacus).

C’è infine chi ama il cambiamento e si mette ogni giorno un vestito di colore diverso (Hibiscus mutabilis) Eh, sì, perchè i fiori di ibiscus durano un giorno solo e poi de-cadono.  Questo è un problema per gli impollinatori che devono avere un tempismo perfetto.

Immagine 1465Ci sono piante, penso alle orchidee o alle labiate che si fanno aiutare dalla forma del fiore che simula quella dell’insetto impollinatore con un preciso richiamo sessuale.  Ma anche l’ibisco, a suo modo usa questo trucco: provate ad osservare bene  stami e pistillo dell’ibisco : non hanno un qualcosa di erotico?

Sì, anche di esotico,  ma quello di prima non è un errore di battuta!

VEDI ANCHE:

KARKADE’ IN AUTOSTRADA

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C’E’ VITA SU ALTHEA

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Non so in che galassia sia e chi è stato il primo a scoprirla, a quanti anni luce dista da Andromeda o se sta per essere inghiottita da un buco nero.

So solo che in questo pianeta c’è una vita che pullula con tutti i fenomeni che conosciamo anche qui sulla terra… Così questa sembra essere la stagione degli amori per un cantaride molto comune la Rhagonycha fulva.

Le formiche si arrampicano fin sulla cima in cerca di cibo e un ragnetto  ha steso in diagonale il primo filo della sua ragnatela.

 Arriva anche la megascolia (megascolia flavifrons), il suo volo fa quasi impressione, e fa impressione quel suo attacarsi voglioso e smanioso ai distributori automatici di polline. 

La vita su Althea è caratterizzata dal battito d’ali di diverse specie di insetti, un ronzio incessante,  tanto che si pensa di mettere un limite massimo ai decibel consentiti, specie di notte, altrimenti non si sente il canto dei grilli.

Ma ecco anche qui un fatto di sangue sconvolge questo mondo innocente. Una mosca dei fiori è stata uccisa: da chi?  E’ stato un ragno rosso e nero, un tomiside che per gli scienziati risponde al nome di  Synaema globosum ma il suo nome popolare è Ragno Napoleone perchè nel disegno nero che ha sull’addome molti credono di individuare la silouette del grande generale francese di cui tutti a scuola abbiamo studiato le gesta.

A proposito,  Althea  è una repubblica o una monarchia?   Hanno già fatto la rivoluzione?  E quanto è durata prima che i notabili si riprendessero il potere?

I cantaridi continuano a fare sesso libero come fossero improvvisamente usciti da un periodo di astinenza e austerità forse anche perchè su Althea non esiste l’oltraggio al pudore.

Vedi anche:

BASTONE DI SAN GIOVANNI

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SCOLIA, PER GLI AMICI

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DA QUI A COSTANTINOPOLI

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Quando Paolo Rumiz intraprese il suo viaggio in bici da Trieste a Istanbul con altri due amici, la guerra dei Balcani era finita da poco e ancora c’era lo sgomento per un odio etnico-religioso che vagava per queste terre assieme alle musiche gitane e allo scorrere lento del Danubio.

Paolo Rumiz, giornalista e scrittore triestino, è uno dei profeti del viaggiare lento, assaporando non solo il clima e il paesaggio ma anche addentrandosi nella cultura dei luoghi, conoscendo le persone e le loro storie.

Quando i tre amici arrivarono a Istanbul, ovvero l’antica Bisanzio e poi Costantinopoli, piazza Taksim non era ancora così famosa e neanche il parco Gezi, teatro della protesta popolare di queste settimane, Chissà se anche lì sono fiorite le Albizie. Anche loro verranno abbattute se il parco diventerà un centro commerciale?

In realtà non so se al parco Gezi ci sono le Albizie ma mi viene naturale pensarlo visto che questa pianta in Italia è chiamata Acacia di Costantinopoli.

Albizia  è un genere di piante appartenente alla famiglia delle Mimosaceae (o Fabaceae )comprendente un centinaio di specie tra alberi e arbusti, originari della zona tropicale di Africa, Asia e Australia.
Il nome è un omaggio al naturalista fiorentino Filippo degli Albizi, che per primo la introdusse in Europa nel 1740 da Costantinopoli.

Molte specie vengono coltivate come piante ornamentali, tra le più diffuse c’è appunto l’Albizia julibrissin, nota come Acacia di Costantinopoli o Gaggia arborea  o Albero della seta persiano, coltivata nel Nord Italia.

 Il nome botanico julibrissin deriva dal persiano gul-i abrisham (گل ابریشم) che significa “fiore di seta” (da Gul گل “fiore” + abrisham ابریشم “seta”).

E’ una pianta di medie dimensioni con foglie molti similia a quelle della mimosa. Fiorisce in giugno-luglio e i  suoi fiori sono delicati piumini bianchi alla base e poi gialli e rossi alle estremità.I piumini non sono altro che gli stami perchè il fiore non ha petali (strano ma vero) Il frutto invece è un classico baccello come quello delle robinie, verde e poi marrone a maturazione.

Si saranno riposati sotto una acacia del parco Gezi i tre uomini in bicicletta una volta arrivati a Costantinopoli?  Non ricordo e in ogni caso non vi resta che andare a leggervi il libro.

vedi anche: (Tre uomini in bicicletta – Feltrinelli 2002)

TRE UOMINI IN BICICLETTA

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“Dove andate?” Istanbul. Confine di Trieste, ore 16, vento di Nordest. Il poliziotto sloveno confronta i ciclisti sbucati dal nulla con le foto segnaletiche sui loro passaporti. Altan Francesco, 58, vignettista. Rigatti Emilio, 47, professore. Rumiz Paolo, 53, giornalista. I tre matti in mutande aspettano davanti all’autorità costituita, si godono l’effetto della loro risposta demenziale. Sanno che l’uomo in divisa deve calcolare in fretta molte distanze anomale. Primo, tra la lentezza delle bici e la lunghezza della strada, duemila chilometri. Secondo, fra la rispettabile maturità dei viaggiatori e le loro sacche da globe-trotter. Terzo, tra la nobiltà della meta finale e la miseria che c’è in mezzo, i Balcani.

copertina Tre uomini in bicicletta

Vedi altre:  LIBERE RECENSIONI

BITTERSWEET SYMPHONY

Colorfull !! direbbe la turista inglese o americana, ovvero “Pittoresco” con inconfondibile accento. Quell’accento che anche noi Italiani ci portiamo quando andiamo all’estero e che ci smaschera subito.

Ma qui non si tratta di accento, o forse si, come direbbe un compositore, è l’accento, la “coloritura” che dà carattere a un brano musicale (lascio questo terreno scivoloso per me che non sono un esperto in questo campo sennza prima però rammentarmi che, se si dice “sinfonia di colori” , qualche attinenza tra musica e colore c’è sicuramente).

Allora, dov’è questa sinfonia?  E come si fa ad ottenerla senza strumenti musicali?

Immagine 172Coloro che curano i giardini fioriti lo sanno benissimo, ma non bisogna essere giardinieri professionisti, basta un po’ di esperienza e di gusto per i colori ed ecco che il giardino di luglio si riempie di nuovi colori (no, scusate, quelli erano i giardini di Marzo  di Mogol-Battisti).

Il Girasole (Helianthus anuuus) è una pianta annuale originaria del Nord e Sud America, naturalizzata in molte parti d’Italia, nelle regioni delle Alpi francesi e in Austria. E’ molto noto per il suo comportamento che scientificamente si chiama eliotropismo: rivolge cioà sempre il capolino verso il sole.

 La Canna indica, (conosciuta anche come achira, achera, sagú, capacho, biri, cucuyús, juquián o papantla) è una pianta originaria del Centro e Sud America, da noi è una pianta ornamentale ma nei luoghi di origine il rizoma carnoso viene utilizzato per scopi alimentari: è infatti ricco di amido.

L’ Ortensia (Hydragea Hortensis) è arbusto che ama la mezz’ombra e varia il colore dei fiori, da azzurro a rosa secondo il grado di acidità del terreno.

L’Althea è una malvacea conosciuta con il nome popolare di Bastone di S. Giovanni perchè fiorisce attorno a fine giugno.  E la Portulaca (Portulaca Oleracea)? ne esistono diverse specie più o meno ornamentali, questa però è davvero stupenda per la varietà di colori e per la fioritura prolungata

In ultimo ecco anche una liliacea ovvero l’Agapanto. E’ un giglio sudafricano, non si mangia, ma se dovesse andare avanti così la crisi chissà…

NELLA RADURA

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– E se facessimo un giro al Ticino?

– Non posso, devo lavorare….  fa troppo caldo…  devo accompagnare mio fratello dal meccanico… ho appena lavato la macchina e non voglio sporcarla…

– Beh, tanto ci andavamo in bici!…

Quando faccio queste proposte ai miei amici diventano immediatamente seguaci di Jhon Belushi nella scena del film “The blues brothers” dove si inventa le scuse più inverosimili per impietosire la sua ex che pare fermamente decisa ad ucciderlo.

Peggio per loro. Fa caldo sì, ma una bella doccia, dopo, ti rimette al mondo.

Eccomi qui, allora sulla sponda destra del Ticino a cercare un fiore raro:  il Gladiolo piemontese (Gladiolus imbricatus L.).

Il suo habitat sono i terreni calcarei, nelle radure ai margini dei boschi e io questa radura la conosco bene, ci venivo a cercare le orchidee, che da qualche anno però non riesco più a vedere  (forse non posso io quando loro sbocciano).

Il gladiolo piemontese c’è, con la sua spiga rossa leggermente arcuata. E’ un fiore ormai raro(e protetto sia in Italia che in Svizzera dove è a rischio di estinzione)  Sarà perchè il suo nome rimanda al Piemonte ma  sulla sponda lombarda non l’ho mai visto. Non avrà per caso ascendenze sabaude. Di un fiore così si dice che è endemico (no, non anemico) cioè con una diffusione circoscritta ad un’area ben precisa. Se però andiamo a vedere gli altri gladioli selvatici, troviamo che, con le diverse specie, sono diffusi un po’ in tutta Italia.

A questo punto però non posso non raccontare degli altri incontri: le farfalle prima di tutto, La Galatea (Melanargia galathea), farfalle bianca e nera tipica della stagione estiva, amante dei cardi, la Dafne (Brenthis  daphne), farfalla color ruggine che invece preferisce i rovi e poi la Maniola jurtina, meno affacinante ma ugualmente diffusa negli stessi ambienti di radura.  Ecco una Cimice assassina tra un Garofano dei certosini (Dianthus Carthousianorum) e un Garofano selvatico (Dianthus Sylvestris) e il delicati petali gialli dell’Eliantemo (Helianthemum nummularium Miller)

Esco dalla radura che sono tutto graffiato dai rovi e dalle rose, ho nelle scarpe e attaccati ai pantaloni una quantità imprecisata di semi e in faccia qualche ragnatela,  ma ne valeva la pena.

Per fortuna le zanzare mi hanno ignorato:  ho il sangue così cattivo?