DA QUI A COSTANTINOPOLI

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Quando Paolo Rumiz intraprese il suo viaggio in bici da Trieste a Istanbul con altri due amici, la guerra dei Balcani era finita da poco e ancora c’era lo sgomento per un odio etnico-religioso che vagava per queste terre assieme alle musiche gitane e allo scorrere lento del Danubio.

Paolo Rumiz, giornalista e scrittore triestino, è uno dei profeti del viaggiare lento, assaporando non solo il clima e il paesaggio ma anche addentrandosi nella cultura dei luoghi, conoscendo le persone e le loro storie.

Quando i tre amici arrivarono a Istanbul, ovvero l’antica Bisanzio e poi Costantinopoli, piazza Taksim non era ancora così famosa e neanche il parco Gezi, teatro della protesta popolare di queste settimane, Chissà se anche lì sono fiorite le Albizie. Anche loro verranno abbattute se il parco diventerà un centro commerciale?

In realtà non so se al parco Gezi ci sono le Albizie ma mi viene naturale pensarlo visto che questa pianta in Italia è chiamata Acacia di Costantinopoli.

Albizia  è un genere di piante appartenente alla famiglia delle Mimosaceae (o Fabaceae )comprendente un centinaio di specie tra alberi e arbusti, originari della zona tropicale di Africa, Asia e Australia.
Il nome è un omaggio al naturalista fiorentino Filippo degli Albizi, che per primo la introdusse in Europa nel 1740 da Costantinopoli.

Molte specie vengono coltivate come piante ornamentali, tra le più diffuse c’è appunto l’Albizia julibrissin, nota come Acacia di Costantinopoli o Gaggia arborea  o Albero della seta persiano, coltivata nel Nord Italia.

 Il nome botanico julibrissin deriva dal persiano gul-i abrisham (گل ابریشم) che significa “fiore di seta” (da Gul گل “fiore” + abrisham ابریشم “seta”).

E’ una pianta di medie dimensioni con foglie molti similia a quelle della mimosa. Fiorisce in giugno-luglio e i  suoi fiori sono delicati piumini bianchi alla base e poi gialli e rossi alle estremità.I piumini non sono altro che gli stami perchè il fiore non ha petali (strano ma vero) Il frutto invece è un classico baccello come quello delle robinie, verde e poi marrone a maturazione.

Si saranno riposati sotto una acacia del parco Gezi i tre uomini in bicicletta una volta arrivati a Costantinopoli?  Non ricordo e in ogni caso non vi resta che andare a leggervi il libro.

vedi anche: (Tre uomini in bicicletta – Feltrinelli 2002)

1 commento su “DA QUI A COSTANTINOPOLI”

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