BOUGAINVILLEA LA FIDANZATA BRASILIANA

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Alcuni anni fa un amico annunciò che sarebbe venuto ad una festa con tre ragazze brasiliane. Tutti noi maschietti eravamo elettrizzati: già ce le vedavamo davanti, mulatte, formose e soprattutto disponibili.

Immaginate la nostra delusione quanto scoprimmo che le tre brasiliane erano ragazze normalissime, ne alte ne basse, ne formose ne secche.

Quell’esperienza però ci insegnò a scoprire un po’ dei nostri stereotipi.

Passò un po’ di tempo senza altre esperienze brasiliane fino a che la incontrai: bella, fresca,  frizzante, esotica quanto basta.  Era la Bugainvillea.

Bougainvillea è un genere di piante della famiglia delle Nyctaginaceae, originario delle zone tropicali (in special modo del Brasile).

Di lei sappiamo anche la data della sua scoperta ufficiale da parte degli occidentali un po’ come per l’America con il viaggio di Cristoforo Colombo.

Era il 1768 e il botanico francese Philibert Commerson, partito forse alla ricerca di una fidanzata, la vide per primo, solo che poi gli venne dato il nome di  Louis Antoine de Bougainville, l’esploratore francese che era a capo di quella spedizione (una specie di “jus primae noctis” botanico).

L’interesse della Bugainvillea come pianta ornamentale è dato da grappoli di piccoli fiori tubolosi bianchi o giallo pallido, riuniti a gruppi di tre in un involucro di tre brattee cartaee (foglie trasformate) vistosamente colorate di bianco, giallo, arancio, rosa, rosso o viola, che fioriscono per molti mesi l’anno.

Pianta dalle foglie decidue ma persistenti (quasi un sempreverde) la bougainvillea è una pianta rampicante che ama i climi temperati (teme le temperature al di sotto dei 7° C.)  e quindi non  la si trova in giardini all’aperto nelle regioni del Nord Italia. (Al limite solo in vaso).

… Mare, Liguria, castelli diroccati  e ripide  stradine in pieno sole, caldo tropicale …ma poi eccola lì, la fidanzata brasiliana, ambasciatrice della samba, a ricordarci lo splendore del Carnevale di Rio. 

(Ah, come sono duri a morire gli stereotipi !)

APPUNTAMENTO CON IL SUCCIACAPRE

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Calde sere d’estate.  Se non sei in vacanza cerchi comunque di fare qualcosa per sopportare l’afa e la temperatura che non scende neanche di notte.

Una festa in piazza? una cena tipica? un concertino jazz al lago? o più semplicemente un gelato? Un tempo c’erano anche i cinema all’aperto che adesso si chiamano “sotto le stelle” (ma dove? se con questo inquinamento luminoso le stelle le vedi solo se ti pestano un piede).

Chiaccherare con gli amici seduti sui gradini del sagrato o in un angolo della piazza è invece la scelta di molti ragazzi:  si sta in compagnia e non si spende. (Movida di paese, così alla buona, ma dopo una certa ora anche qui avanza sottile la regola del coprifuoco).

Io stasera invece prendo un’altra strada, per tutte queste cose ci sarà un’altra occasione.

E’ che stasera ho un appuntamento:  un appuntamento con il succiacapre. (per gli anglofoni Nightjar)

Si perchè per incontrarlo bisogna sapere che lui esce all’imbrunire, quando il sole è già tramontato ma non è ancora completamente buio. Lo fa per cacciare gli insetti e le falene di cui è ghiotto, mentre di giorno se ne sta acquattato e mimetico sui rami degli alberi.

succiacapre al crepuscoloPer lungo tempo anch’io ho pensato che il succiacapre non esistesse, che fosse una pura invenzione come il sarchiapone della famosa scenetta con Walter Chiari, ma adesso che so che è un uccello migratore che passa l’inverno in Kenia e Mozambico (beato lui) e viene a nidificare in estate nelle nostre brughiere,  vado ogni anno a fargli visita.

…Ho già percorso in bicicletta un chilometro in mezzo al bosco ed ecco le prime radure.

Mi fermo e ascolto il canto: si direbbe che sono almeno tre o quattro. Poi eccone uno che svolazza ellitticamente sopra la testa, compie due o tre giri poi si posa su un albero. Un’altro  arriva da dietro i pini silvestri, disegna un otto nel cielo e poi si abbassa… ecco che spunta di nuovo con la sua sagoma quasi da falchetto in uno sprazzo di cielo che però è sempre più buio.

Devo ammettere che il suo volo in questo momento crepuscolare mette un po’ di inquietudine, quell’inquidetudine in cui era maestro Fernando Pessoa.  Però quel brivido che mi attraversa mi fa subito pensare a quello che diceva Julian Green: 

“Finché si è inquieti si può stare tranquilli.”

E allora me ne torno tranquillamente verso casa; so che  già mi avrete preso per pazzo…. ma non sono il solo, se è per questo: basta leggere il racconto qui sotto e vi renderete conto.

http://birdcosi.blogspot.it/2010/07/060710-cascina-casone-pombia.html

e per le leggende popolari legate a questo uccello: http://www.paesidivaltellina.it/caurabesul/index.htm

VEDI ANCHE:

Il Canto del succiacapre

succiacapre 2 copia