APPUNTAMENTO CON IL SUCCIACAPRE

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Calde sere d’estate.  Se non sei in vacanza cerchi comunque di fare qualcosa per sopportare l’afa e la temperatura che non scende neanche di notte.

Una festa in piazza? una cena tipica? un concertino jazz al lago? o più semplicemente un gelato? Un tempo c’erano anche i cinema all’aperto che adesso si chiamano “sotto le stelle” (ma dove? se con questo inquinamento luminoso le stelle le vedi solo se ti pestano un piede).

Chiaccherare con gli amici seduti sui gradini del sagrato o in un angolo della piazza è invece la scelta di molti ragazzi:  si sta in compagnia e non si spende. (Movida di paese, così alla buona, ma dopo una certa ora anche qui avanza sottile la regola del coprifuoco).

Io stasera invece prendo un’altra strada, per tutte queste cose ci sarà un’altra occasione.

E’ che stasera ho un appuntamento:  un appuntamento con il succiacapre. (per gli anglofoni Nightjar)

Si perchè per incontrarlo bisogna sapere che lui esce all’imbrunire, quando il sole è già tramontato ma non è ancora completamente buio. Lo fa per cacciare gli insetti e le falene di cui è ghiotto, mentre di giorno se ne sta acquattato e mimetico sui rami degli alberi.

succiacapre al crepuscoloPer lungo tempo anch’io ho pensato che il succiacapre non esistesse, che fosse una pura invenzione come il sarchiapone della famosa scenetta con Walter Chiari, ma adesso che so che è un uccello migratore che passa l’inverno in Kenia e Mozambico (beato lui) e viene a nidificare in estate nelle nostre brughiere,  vado ogni anno a fargli visita.

…Ho già percorso in bicicletta un chilometro in mezzo al bosco ed ecco le prime radure.

Mi fermo e ascolto il canto: si direbbe che sono almeno tre o quattro. Poi eccone uno che svolazza ellitticamente sopra la testa, compie due o tre giri poi si posa su un albero. Un’altro  arriva da dietro i pini silvestri, disegna un otto nel cielo e poi si abbassa… ecco che spunta di nuovo con la sua sagoma quasi da falchetto in uno sprazzo di cielo che però è sempre più buio.

Devo ammettere che il suo volo in questo momento crepuscolare mette un po’ di inquietudine, quell’inquidetudine in cui era maestro Fernando Pessoa.  Però quel brivido che mi attraversa mi fa subito pensare a quello che diceva Julian Green: 

“Finché si è inquieti si può stare tranquilli.”

E allora me ne torno tranquillamente verso casa; so che  già mi avrete preso per pazzo…. ma non sono il solo, se è per questo: basta leggere il racconto qui sotto e vi renderete conto.

http://birdcosi.blogspot.it/2010/07/060710-cascina-casone-pombia.html

e per le leggende popolari legate a questo uccello: http://www.paesidivaltellina.it/caurabesul/index.htm

VEDI ANCHE:

Il Canto del succiacapre

succiacapre 2 copia

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