LO SPECCHIO LIBERTY

specchio liberty

Se non fosse che gli esempi ormai si sprecano e che la TV-spazzatura imperversa da anni, questo potrebbe essere un articolo originale.

Ma non lo è.

Vale la pena di scriverlo, allora?  (Mi sono chiesto).

Ma sì, in fondo questo è un articolo riciclato, che usa vecchi pezzi di articoli che ho scritto tempo fa, alcuni pubblicati, altri no, e recuperati in fondo a qualche cassetto.

Conoscete Marcel Duchamp? Bene; è stato il primo artista del ‘900 capace di dare dignità artistica alla tazza di un vecchio WC. Ecco perchè tutti gli esempi venuti dopo sanno di già visto, di già conosciuto.

Perfino Andy Warhol con le sue lattine di zuppa rischia di essere scontato ma è così che va la storia: le avanguardie diventano retroguardie e le guardie diventano ladri e qualche volta anche viceversa.

E se è vero che alcuni artisti sono stati precursori nel riconoscere e ridare valore ad oggetti che per la massa non ne avevano più, è‘ innegabile  che oggi il riuso e il riciclo si stanno imponendo sempre di più anche a causa della crisi economica (che ve lo dico a fare) e vieppiù si stanno moltiplicando gli esempi di riuso creativo, applicato al design per esempio, con la creazione di oggetti utili e non solo belli o stravaganti.

Chi di voi non è andato a vedere almeno una mostra di questo tipo?

Per quei pochi che sono ancora a digiuno suggerisco un esempio artistico e sociale: http://www.cooperativaimpronta.it/

E lo specchio liberty?

Ah, quello è uscito da una pulizia dei boschi in una giornata ecologica  di qualche giorno fa.

Degli uomini hanno fabbricato uno specchio, altri l’hanno gettato nel bosco, la natura ci ha messo del suo e ha trasformato un rifiuto in un oggetto d’arte…

Ma basta, basta… l’unico modo per non parlare di rifiuti è di non produrli più.

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GIRA GIRA IL CARDELLINO

Cardellino copia

– Mamma, mamma!  Un cardellino !!

– Dove?

– In giardino,  sui girasoli !!

Ma il cardellino, appena si sposta la tenda, vola via.  Dove siamo?  Siamo in una campagna bucolica, in qualche paese sperduto dove solo da qualche anno è arrivata la corrente elettrica? (figuriamoci la banda larga e il Wi.Fi.)

No, siamo in un paese normalissimo dell’alta pianura a pochi chilometri dalle risaie e dalle colline di castagno eppure basta un piccolo trucco ed alcune cose diventano improvvisamente naturali, anzi naturali lo erano già da prima ma non da te, nel tuo giardino.

Infatti ai cardellini piacciono molto i semi di girasole e quindi basta metterne alcune piante in giardino e loro in settembre-ottobre, cioè quando il girasole matura e produce una quantità grandissima di semi, verranno a farvi visita regolarmente.

– Mamma, mamma!  Due cardellini!  …e tre… e quattro…  (sembra quasi che si sono passati parola, anzi se la sono certamente passata, come le api quando scoprono una ricca fioritura).

Questa predilezione per il girasole (e per il cardo rosso, ovviamente) è ben conosciuta dai coltivatori di girasoli che infatti vengono danneggiati dall’arrivo in massa dei cardellini quando il seme è maturo, ma il girasole piace anche ad altri uccelli, e allora ecco che arrivano cinciallegre, codibugnoli, passerotti… e il giardino sembra quasi una voliera.

Purtroppo non sono ancora riuscito a fotografarli per cui fino all’anno prossimo… però nel frattempo potete guardare questo video

Per saperne di più sul cardellino: http://it.wikipedia.org/wiki/Carduelis_carduelis

L’UOMO MONCHERINO

albero moncherino

L’uomo moncherino alzò lo sguardo verso il cielo,

cercò di tendere le braccia per raggiungerlo

ma le sue braccia erano troppo corte,

come un albero a cui hanno spaccato i rami

poi chiese alla terra di lasciarlo andare

ma non aveva le dita dei piedi

come una albero a cui hanno tagliato le radici

Allora chiuse gli occhi  e disse senza parlare:

“C’è un posto per me in paradiso?”

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Passarono i giorni

e l’uomo moncherino divenne sempre più triste:

la sua preghiera non era stata ancora esaudita.

Non sapeva che se ne sarebbe andato

in un giorno di sole.

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L’OMINO BIALETTI

pirrochoris giovane

C’era una volta “Carosello”  con i suoi indimenticabili personaggi:  Calimero,  Jo Condor, Carmenicita e il Caballero  e poi c’era lui l’omino Bialetti, il testimonial della moka (per me ancora il modo migliore per fare il caffè, non me ne vogliano i napoletani).

http://www.bialetti.it/files/news/attachments/BialettiOriginale_20aprile2011.pdf

Omino BialettiAllora questo omino con i baffi a forma di caffettiera è il primo testimonial che ha la faccia del proprietario dell’azienda secondo una moda che si diffonderà più avanti. Ma negli anni sessanta i concorrenti in “cartoon” erano altri:  pulcini, aquile, ippopotami, topogigi, braccobaldi e draghetti sputafuoco.

Insomma le aziende un tempo si affidavano molto agli animali per vendere i loro prodotti.

pyrrochoris apterus giovaneE anche Bialetti, forse inconsciamente. perchè, fatto salvo quello che ho detto prima, a me l’omino con i baffi è venuto in mente un giorno vedendo un “carabiniere”;

no non quelli di Pinocchio, che pure potrebbero somigliare per via dei baffi ma un insetto che gli scienziati chiamano Pyrrhocoris Apterus  qui nella sua forma di ragazzotto adolescente prima di acquisire la livrea che avrà da adulto

vedi anche:

PICCOLI SCUDI AFRICANI

UNA SPRUZZATINA DI CACAO

Immagine 049

Quando al bar chiedi un “marocchino” il cameriere non ti porta un uomo nato a Casablanca o a Marrakesh bensì un cappuccino con sopra una spruzzatina di polvere di cacao  così la superficie della tua bevanda assume un bel colore marroncino.

 Il nome “marocchino” deriva dal  colore di un tipo di pelle usata come fascia per cappelli molto in voga negli anni trenta.

Ma nono è solo il colore.  Provate a pensare al gusto della polvere di cacao che delizia le vostre papille un attimo prima della schiuma di latte che si diffonde come un’onda su tutti i lati della bocca e la prepara a gustare l’amaro del caffè  e il dolce dello zucchero (per chi lo mette).

Se la spruzzatina di cacao la trovi sopra un fungo però le cose si complicano, intanto perchè non capisci di che fungo si tratta

Immagine 473Io almeno non l’ho ancora capito;

dalle mie ricerche fino ad ora ho scoperto che si tratta di un fungo del legno della famiglia delle Polyporacee, funghi parassiti o saprofiti, che si nutrono cioè di sostanze morte che crescono direttamente sui tronchi di alberi.  Hanno una forma generalmente reniforme (che ricorda cioè la forma dei reni) senza gambo e sono di una consistenza legnosa, quindi non sono mangiabili.

La specie fotografata ha una superficie caratterizzata da questa polvere finissima color cioccolato.

Perchè?

Devo sorvegliare se per caso qualche cameriere viene di notte di nascosto a versarla.!!

VPC

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Potrebbe sembrare un errore di stampa ma non lo è. Infatti se fosse PVC questo sarebbe un tipo di plastica (Polivinilcloruro)  un materiale con il quale oggi si costruiscono tubi per edilizia ma anche pavimenti, pellicole per imballaggio e vestiti.

Il presunto errore di stampa è allora frutto delle mie perlustrazioni in brughiera.

Intreccio i miei passi in questo periodo con i cercatori di funghi, uno di loro mi fa vedere con orgoglio i “rusitt”  (Rossino, Leccinum aurantciatum )  appena raccolti,  spavento una coppia di fagiani mentre mi addentro tra i cespugli di brugo e saluto un gruppetto di quaglie di passo; avverto fruscii per fortuna innocui delle lucertole e il piccolo dolore delle spine dei rovi che si attaccano ai miei calzoni e alle mie gambe.

Vanessa io
Vanessa io

Tutto normale se non fosse per il passaggio sopra la testa di grossi uccelli di metallo, uccelli ai quali abbiamo fatto pericolosamente l’abitudine.

Chissà cosa pensano i passeggeri lassù, chissà se si sono chiesti cosa sta facendo un pazzo in mezzo alle sterpaglie.

Sta osservando lo spettacolo delle Vanesse che si asciugano le ali dopo la pioggia, che si nutrono con il nettare del brugo. Sono l’ultima generazione prima dell’inverno e il loro sciamare assomiglia quasi a quello delle api, ancora molto attive, inutile dirlo, in questa prateria viola che incomincia a colorarsi di autunno,

Vanessa C bianco
Vanessa C bianco

Le vanesse in questione sono la Vanessa Pavone (Inachis io) e la Vannessa C bianco (Comma per gli anglofoni), entrabe  presenti in gran numero in questo momento in brughiera.

Sono due farfalle facilmente riconoscibili: la prima per i suoi occhioni azzurri, la seconda per la piccola C bianca disegnata sulla parte inferiore delle ali come un tatuaggio.  E se ha le ali aperte?  Allora la notiamo perchè ha le ali molto smarginate.

Le farfalle mi girano attorno, quasi mi fanno la corte e io le invito a passare l’inverno da me, infatti queste specie svernano come adulti nelle cavità degli alberi o negli anfratti dei muri o sottotetti di case, chiese, cascine.

Accetteranno l’invito? 

Ve lo dico a primavera.

vedi anche:   

BELLEZZA E PAURA

Vanessa io
Vanessa io

IO E ALEXANDER

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La scultura è materia, è qualcosa di solido, qualcosa che occupa uno spazio,  che modifica lo spazio attorno a sè.

La scultura è forma a tre dimensioni, ha un peso e di solito è ferma.

Questo lo sapeva bene anche Alexander prima di guardare le foglie degli alberi che vibrano e sussurrano accarezzate dal vento, i fazzoletti agitati in segno di saluto e le bandiere sui pennoni.

In realtà non so da dove gli sia venuta l’ispirazione ma Alexander Calder (1898-1976), artista statutitense del secolo scorso ha tentato una rivoluzione concettuale nel campo della scultura  togliendo peso alla materia, negando il concetto di staticità (per la verità ci avevano già pensato gli scultori impressionisti a fine ‘800) per trasmettere con le sue sculture una sensazione di leggerezza e movimento.

redballcarouselNascono così i “Mobiles” strutture eteree, forme smussate che ricordano le foglie: pendenti, con pochi colori base ma essenziali per dare “movimento” alla scultura.

I “mobiles” si contrappongono agli “Stabiles” (un altro genere di scultura praticato da Calder) : sculture metalliche di grandi dimensioni, pesanti, angolose,  ferme, saldamente piantate per terra Flamingo - Federal Plaza - Chicago(Questa scultura pesante ben 50 tonnellate si trova nella Federal Plaza di Chicago).

Allora adesso tento anch’io una spiegazione di questo suo diciamo così “disturbo bipolare” di questa sua schizofrenia, anche se non sono un critico d’arte nè uno psichiatra.

Calder secondo me ha scisso, separato i tronchi degli alberi (stabiles) dalle foglie (mobiles) ha considerato separatamente la parte solida da quella “liquida” .

Ha distinto Il passato e il presente (le radici che ci tengono ancorati alla realtà, alla tradizione, a quello che siamo diventati) dal futuro, dalla speranza, da quello che vogliamo diventare.

Può essere un’operazione arbitraria? Forse.  Le radici, il tronco, le foglie, fanno parte di un’unico organismo vivente: l’albero.

Ma questo distacco. questa “distinzione” dà ad ogni singolo elemento una forza simbolica ancora maggiore. 

Così anch’io, quando viene l’autunno me ne vado in giro a fotografare queste sculture spontaneee formate dalle foglie già “truccate”  per l’ultima festa senza riuscire a non pensare alla famosa poesia di Ungaretti.