DEL GUARDARE PER TERRA

Del Guardare per terra
Del Guardare per terra

“Io ero, quell’inverno, in preda ad astratti furori. Non dirò quali, non di questo mi son messo a raccontare. Ma bisogna dica ch’erano astratti, non eroici, non vivi; furo­ri, in qualche modo, per il genere umano perduto.

Da mol­to tempo questo, ed ero col capo chino. Vedevo manifesti di giornali squillanti e chinavo il capo; vedevo amici, per un’ora, due ore, e stavo con loro senza dire una parola, chinavo il capo; e avevo una ragazza o moglie che mi aspettava ma neanche con lei dicevo una parola, anche con lei chinavo il capo.

Pioveva intanto e passavano i gior­ni, i mesi, e io avevo le scarpe rotte, l’acqua che mi entra­va nelle scarpe, e non vi era più altro che questo: pioggia, massacri sui manifesti dei giornali, e acqua nelle mie scar­pe rotte, muti amici, la vita in me come un sordo sogno…”

Immagine 298Prendo a prestito questa famosa introduzione di “Conversazioni in Sicilia”  di Elio Vittorini non per descrivere il mio stato d’animo attuale  anche se, è vero, anche io  molte volte ho camminato rasente ai muri con gli occhi fissi per terra.

Però nel tempo ho imparato che il guardare per terra non è per forza un segno di sottomissione,  rassegnazione, inedia;  può anche essere che hai perso qualcosa o tieni un comportamento prudente (Guarda bene dove metti i piedi) magari per evitare di pestare qualcosa di sgradevole.  C’è chi lo fa ricordandosi di quella volta che ha trovato una banconota di grosso taglio  e c’è  infine chi non lo fa apposta, però gli cade l’occhio.  Su Cosa?

Immagine 300… Ha piovuto molto in questi giorni, l’asfalto è ancora lucido di pioggia e screziato da un mosaico di foglie bagnate. Un mio insegnante diceva:  in inverno per capire che piante hai davanti devi incominciare guardando per terra.

E allora eccola qui questa sorpresa di colori e di forme, una specie di natura morta dove in pochi centimetri quadrati si mischiano e si sovrappongono foglie di quercia e di carpino, di bagolaro, di acero e di albero di giuda e poi frutti rossi di tasso (Taxus baccata) pezzetti di corteccia e aghi di conifere …

Quanta biodiversità  in uno sguardo !!

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