IL NOCCIOLO DI QUESTA STORIA

Se fossimo nelle Langhe o nelle campagne avellinesi il centro di questa storia sarebbe lui, il nocciòlo ovvero Corylus avellana (da Avellino, appunto) capace come poche altre piante di caratterizzare un territorio, e una famosa crema spalmabile al cioccolato.

Ma qui il nocciòlo appare come un dettaglio, soffocato da altri avvenimenti, il ricordo dei quali è tutto concentrato in pochi metri quadrati, nello spazio di uno scatto fotografico.

Allora, vediamo, i Celti  Insubri (Galli per i Romani) hanno abitato questi luoghi in un periodo che va dal IX al III secolo a.c. sul pianalto che guarda la valle, in una città senza un vero centro, una lunga striscia chiamata “binda”.

Il nocciòlo (non proprio lui, ma i suoi antenati) era già lì.

1a Immagine 481Poi sono arrivati i Romani, ce lo dicono i cocci di anfore  e resti di tombe romane ritrovati nel  vicino campo di “Sira matina”.

Più tardi, nel medioevo la strada che portava al Mulino di Gaggio ha visto carri trainati dai cavalli scendere carichi di grano o risalire con farina e fieno: sono lì a dircelo i paracarri  e una ruota del carro (l’ultima) e ce lo dice anche lui… perchè lui c’era (non proprio lui ma altri suoi antenati).

E questi suoi antenati fecero una brutta fine quando nel 1883 scavarono il Canale Villoresi tagliando piante e modificando perfino il tracciato della strada.  Oltre al canale, di quel periodo restano il ponte in ferro e una carriola nera, testimone 1b Immagine 844della fatica dei braccianti (non c’erano ruspe o escavatori all’epoca).

Il nocciòlo ricorda con spavento (lui non c’era ma glielo hanno raccontato i suoi nonni) quando hanno bombardato il ponte sul Ticino nell’ottobre del 1944   e adesso una foto aerea di quell’episodio sta proprio di fronte a lui, alle sue fronde di gialli amenti maschili.

Guardo il nocciòlo e so che lui, se potesse parlare, mi racconterebbe di un uomo che pazientemente, da vent’anni, mette assieme questi cimeli (sì questo lui l’ha visto con i suoi occhi)  e ne è risultato un museo all’aperto, meraviglia di chi si trova a passare;  e il nocciòlo, testimone della storia e del loro stupore se ne sta lì discreto, in disparte, in attesa che qualcuno lo noti.

O forse non gliene importa perchè, in fondo, gli uomini passano, lui resta.

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