ZAFFERANO DI BOSCO

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Se pensi ad una strana primavera come questa, se pensi alle piogge continue di febbraio e poi al caldo strano, fuori posto di Marzo e sai già che non vedrai sbucare i fiori dalla neve, che cosa puoi guardare oltre al cielo e alle nuvole?

Il cielo è cambiato sì;  lo si nota dalle velature sottili, dai cirri spostati velocemente dal vento, da nuvole che cambiano forma e alimentano nuovi palazzi di schiuma bianca. E i prati sono già bianchi di margherite e azzurri, e viola di viole, gialli di primule.  Le scille nei boschi chiaccherano con le Silvie e i campanellini. Manca solo l’eleganza del crocus, quel suo violetto più pallido o intenso  e le sue antere rosse che nel Croscus sativus (Zafferano) vengono raccolte e usate in cucina come sappiamo.

Questo però è il suo parente “selvatico” ovvero di bosco (ma cresce anche nei prati naturalmente).  Si chiama crocus vernus perchè fiorisce alla fine dell’inverno.

Piantarlo in giardino è facile, ma bisogna mettere a dimora il bulbo in autunno.  Io però lo preferisco così, mi piace sorprendermi quando dopo una curva, su una stradina che scende verso il canale incontro la sua corolla delicata, le foglie sottili con quella riga elegante bianca.

Sembra ancora impacchettato in mezzo alla paglia secca delle erbe dell’anno scorso come un regalo che qualcuno ha voluto farmi:  chi?

Un ciliegio mi guarda dall’alto in basso;  dice che non lo sa, ma anche lui sta già preparando la sua sorpresa.

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