LA SCOMPARSA DEI SEMAFORI

Sfere in equilibrio sullo sfondo della torre Unicredit (Maki Galimberti)
Sfere in equilibrio sullo sfondo della torre Unicredit (Maki Galimberti)

Avete presente quegli alberi dalla corteccia verde che hanno fiori di tre colori, di solito giallo, rosso e verde  (ma di  notte solo arancione) ?

Si proprio loro, i semafori.

Si sono diffusi a dismisura nei decenni scorsi nella giungla urbana di automobili, incroci, sopralevate e centraline che (inutilmente) misurano il livello di smog. 

Loro il traffico lo sopportano, anzi lo regolano,  sono una presenza ormai familiare come i lavavetri che incontri stabilmente agli incroci dove stanno i semafori, così come sono ormai familiari gli storpi che chiedono l’elemosina e i venditori cingalesi di fiori (rose, orchidee, garofani e le mimose per l’ 8 marzo).

Ma da qualche tempo i semafori stanno scomparendo, rimpiazzati dalle rotonde.

Ma come si fa a vendere i fiori alle rotonde, come si fa a lavare i vetri a macchine che girano in tondo? (E’ tutta un’economia di sussistenza che si perde).

giocolieriUn rimedio ci sarebbe ma bisogna essere dei funanboli, degli artisti del circo.

Ecco allora che qualcuno si è già portato anvanti (più di qualcuno).

…. Un giocoliere mi sorride mentre fa roteare in aria delle arance in una serena mattina di aprile e io sono fermo in prima fila ad un trafficatissimo semaforo rosso di Milano.

 (Guardate anche questa galleria)

Ma cosa c’entrano i semafori con la biodiversità?

I semafori sono un habitat nel quale molti soggetti diversi hanno trovato un adattamento, ci vivono e magari guadagnano anche qualcosa (come abbiamo visto)  e poi ci sono anche quelli che non li frequentano tutti i giorni ma magari approfittano per attaccare ai pali dei semafori messaggi di vario tipo (una comunicazione che resiste ai tempi di wathsapp):  ecco, tutto questo con la rotonda scompare.

NO, non ce l’ho con le rotonde. Anche con le rotonde qualcuno ci campa; soggetti più scaltri forse, da quelli che le sponsorizzano a coloro che fanno la manutenzione a quelli che inventano le sculture da piazzarci in mezzo..

Una specie di darwinismo sociale…

Ma ne parleremo in un’altra occasione.

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