QUATTRO SASSI

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I sassi sul greto del Ticino, sembrano tutti bianchi.

Quando attraversiamo il Naviglio Vecchio, e ci avviciniamo alla riva del fiume, lei, subito, ne   trova di bellissimi, verdi, grigi, azzurri. Hanno i toni delavati, sbiancati dal sole.

Io non me ne sono mai accorto, ma adesso sono ancora umidi per il temporale, e per questo, si distinguono da tutti gli altri.

Lei è appena tornata da Berlino, e c’è troppa poesia.

Io non dico niente.

A Berlino, esiste una sezione nel museo d’arte moderna, dedicata alla land art. Qui , penso io, è tutto una land art. Quante foglie, quanti sassi o rametti spezzati meriterebbero una cornice?Allora faccio questo ragionamento, ma è proprio necessario un museo? Voglio dire bisognerebbe che il museo fosse insito dentro di noi, così da poter riconoscere un sasso, un paesaggio anche senza la cornice intorno. Ma questo è un discorso troppo lungo, è meglio che rimanga concentrato sui sassi.

Lei mi fa notare che sono molto belli se stanno vicini, e allora teniamoli vicini, facciamoli stare insieme, dico io.

 

Lei non dice niente.

Poi, leva un blocchetto dalla borsa, e tratteggia a matita un pezzo della costa di fronte. Che bello. Intanto io provo a mettere i quattro sassi uno sopra l’altro, partendo da quello più piccolo, voglio fare una colonna, facendoli rimanere in equilibrio. Poi lei dice qualcosa del tipo che vuole respirare, vuole essere più libera, e, mentre parla, le si spegne la voce in gola.

Io non dico niente.

Allora andiamo, che lei deve passare da casa per dar da mangiare al cane.

Io intanto penso a un’altra cosa, una cosa che non c’entra niente, penso alle mazzancolle che avevo messo a marinare nel frigo. Le immagino nel guazzetto di vino, olio e limone, natura morta con spicchi d’aglio.

Bisognava strapparci la pelle di dosso per farci uscire qualcosa di bocca.

A casa, levo i sassi dalle tasche, li guardo, mi sembrano bianchi.

 

Li metto sul tavolino vicino all’ingresso. Stanno bene vicini.

Stanno bene insieme.

I sassi.

 

Massimiliano Arbini   Detto Namo

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