GUERRILLA GARDENING

 

guerrilla gardening

E dopo il “Giardiniere appassionato” di Rudolf Borchardt abbiamo anche il giardiniere radicale,  il guerrigliero verde che colpisce di notte per piantare fiori e piccoli alberi in aiuole abbandonate, in spazi di verde urbano lasciati in condizoni di degrado (rifiuti ecc…) e al mattino guarda di nascosto lo stupore dei passanti, degli automobilisti bloccati nel traffico.

Guerriglia Gardening è un termine coniato per la prima volta nel 1973 da parte di Liz Christy e il suo gruppo Green Guerrilla ( Guerriglia verde), nella area di Bowery Houston a New York. Questo gruppo trasformò un derelitto lotto privato in un giardino.

A guerilla gardenPoi questa forma di azione nonviolenta si è diffusa  tra i gruppi ambientalisti di tutto il mondo e vanta molti attivisti anche in Italia;  le azioni di questo “giardinaggio politico” vengono chiamati “attacchi verdi”  e oltre a vanghe, zappe, rastrelli vengono utilizzate anche  le “bombe di semi” (palle di sementi, fertilizzanti e terriccio umido, avvolte in carta di giornale e lanciate oltre i cancelli di aree abbandonate e incolte) (continua a leggere)

Non so se sono pienamente d’accordo con questo modo di agire, certo è un segno del malessere di tanta gente nell’osservare il degrado delle città, è il segnale che qualcosa non va nel sistema di gestione del verde urbano ma soprattutto nei rapporti tra i cittadini e i luoghi nei quali vivono.

E’ una provocazione che poi ha bisogno di essere sostenuta nel tempo (altrimenti le piante messe a dimora muoiono).

A 'pimped pavement' created by guerrilla gardener Richard ReynoldsSenza arrivare alla guerriglia posso citare tanti esempi, dal recupero collettivo dei giardini dei palazzi  ad anziani che spontaneamente si prendono cura di aiuole  e siepi delle case popolari dove vivono, e poi i capistazione di certe piccole stazioni ferroviarie, fino al famosissimo “Uomo che piantava gli alberi“. di Jean Jono

Sull’argomento esiste un’ampia letteratura. Ne hanno scritto anche Michele Trasi e Andrea Zabiello,  autori di Guerrilla gardening  (Kowalsky – 2009).  Il pericolo più grande per l’efficacia di queste azioni – affermano –  non sono le denunce o, peggio, l’indifferenza, ma le vecchiette  prontissime ad arraffare le piantine appena messe a dimora…

… Sono qui, sotto il sole, in un caldo pomeriggio di giugno a fotografare fiori e insetti in una grande aiuola incolta ai margini della strada  e quasi  mi è venuta un’idea….

prima però devo andare a rivedermi sull’argomento la puntata di “Report” del 6 dicembre 2009 che aveva come titolo “PIANTIAMOLA”

http://www.youtube.com/watch?v=MZlGyAlEO1g

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L’ALBERO DELLA CUCCAGNA

L'albero della cuccagna

Per il solstizio d’estate al formicaio di Ant  hanno organizzato una grande festa, con tavolate di briciole di pane, granaglie, semi di viole e altre squisitezze;  non mancano spettacoli di cabaret con Sting che imita il volo del calabrone e la band  Heristalis tenax che canta “Honey in my mind”.

Bisogna semmpre stare attenti agli intrusi  come per esempio la Synanthedon formicaeformis, una farfalla che sembra una formica ma che viene subito sgamata perchè molto più grande, e poi ecco le bande delle formiche rosse che arrivano dal formicaio vicino e vogliono entrare anche se non hanno l’invito.

Ognuno ha portato qualcosa e c’è un gran via vai, all’ingresso del formicaio, con le formiche sentinella che indicano la strada per i magazzini…  ma il clou della festa è l’albero della cuccagna.

Bisogna stare attenti perchè l’albero è scivoloso, no non è grasso, è una melassa dolce sputata dagli afidi e infatti l’albero della cuccagna altro non è che il fusto di un cardo e le formiche sanno che la loro ricompensa è quello zucchero che a loro piace molto.

E se non ci fossero gli afidi  ( i pidocchi delle piante) che succhiano la linfa  e poi espellono quella sostanza che a loro non serve, come farebbero le formiche a finire la  festa con il dolce?

 

 

FIOR DI FRAGOLA

Potentilla recta
Potentilla recta

 Le fragole hanno dei fiori, e questo è risaputo,  prima di fornirci i frutti.

Fiori bianchi con cinque petali a forma di cuore.

Poi ci sono le fragole con i fiori gialli, sempre a cinque petali, a forma di cuore (la più famosa è la potentilla indica) o fragola matta con in frutto rotondo che guarda all’insù)

Poi ci sono le cugine delle fragole, ovvero le potentille (come visto prima)  anche loro della famiglia delle rosacee.

La prima che spunta è la potentilla verna (ai primi tepori di marzo) poi arriva la Potentilla reptans (il classico cinquefoglio)  e poi una serie di specie e sottospecie che neanche i botanici sanno più di avere classificato.

Un paio di potentille però penso di averle riconosciute anche io e cioè  la Potentilla recta, che cresce su terreni asciutti con sottofondo calcareo, ha un fiore dal colore giallo più tenue rispetto al giallo brillante delle altre potentille  e una foglia  a sette punte  (vi ricorda qualcosa?)

Potentilla rupestris
Potentilla rupestris

Infine ecco la Potentilla rupestris  o Fragolaccia:  fiore bianco ma stelo rossiccio lungo circa 30 cm.

Che ce ne facciamo di tutte queste false fragole,  di queste fragole da fiore? (fatto salvo il discorso sulla biodiversità ovviamente)

Bisognerebbe chiederlo alle formiche che spesso le visitano.

Io sinceramente preferisco il “fiordifragola”.

QUANDO L’APE E ‘ SCHIZZINOSA

Andrena florea  su Bryonia dioica
Andrena florea su Bryonia dioica

Le api del genere “Andrena” sono delle piccole api solitarie (vivono in piccole colonie e non in nidi con migliaia di individui come le apis mellifera).

Sono un genere cosmopolita, diffuse cioè in tutti i continenti (tranne che in Oceania e Sud America) con oltre 1300 specie.   Molte specie sono “generaliste” cioè visitano tutti i fiori, altre specie sono “specialiste” (un po’ come i canali televisivi)  o più esattamente oligolettiche,  visitano cioè solo i fiori di determinati generi o addirittura una sola specie.

Andrena florea
Andrena florea

E’ il caso della Andrena  florea che si nutre del polline di una sola pianta:  la Bryonia.

E che dire della Andrena hattorfiana ?  Gli anglofoni la chiamano “Scabious bee” perchè visita solo i fiori delle scabiose  e infatti le sue zampette si riempiono di palline di polline di un bel colore fucsia.

Ma abbiamo anche la Andrena potentillae che usualmente bottina solo sulle piante del genere potentilla, la  Andrena Symphyti  e la la Andrena taraxaci (facile capire di quali piante si nutrono),  in altri casi la preferenza riguarda più generi di una stessa famiglia come per esempio la Andrena  agilissima, che si nutre del polline delle crucifere, o la  Andrena fuscipes, specializzata in Ericaceae.

 

Andrena hattorfiana ( foto G. Forin)
Andrena attorfiana ( foto G. Forin)

Questa loro “specializzazione” però non le favorisce nel senso che se diminuiscono o spariscono le piante di cui si nutrono anche loro  sono in grave pericolo di estinzione.

Un altro grosso pericolo per queste api è la diminuzione dei loro habitat a causa dell’uomo.  Infatti queste api nidificano a terra nei terreni sabbiosi (con gallerie lunghe dai 5 ai 60 cm.)  e l’antropizzazione sempre maggiore di spiagge e sponde  fluviali è per loro una minaccia.

 

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Se incontrate questa estate al Ticino o al mare queste piccole api pelosette state attenti su quali fiori si posano o di che colore è il polline che raccolgono: avete una possibilità su 1300 di riconoscere la specie !

RAGNO CETRIOLO

Araniella cucurbitina

Che i ragni avessero a che fare con le cucurbitacee proprio non me lo aspettavo.

Mi devo ricredere però davanti ai nomi popolari di questo ragnetto verde, uno dei più comuni in Italia, ma innocuo.

Se qualcuno che non sopporta i ragni non si offende, direi che è proprio carino soprattutto quando se ne sta appeso a pancia in sù sulla sua ragnatela.

Visto invece in posizione normale  il suo addome verde con punti neri può in effetti richiamare la buccia di un cetriolo ma le similitudini non finiscono qui.

Infatti il suo nome scientifico è Araniella cucurbitina e questo a causa del fatto che quando se ne sta appeso (come nella foto) la striatura del suo addome e la macchia rossa alla sua estremità  richiamano alla mente una anguria.  Gli anglofoni non vanno tanto per il sottile e lo chiamano “Cucumber spider” .

Come succede spesso nei ragni la femmina è di taglia più grande del maschio:  9 mm. rispetto ai 5 mm.  di quest’ultimo. 

Mimetico, se ne sta aggrappato in quella posizione apparentemente scomoda,  sulla ragnatela sottile che tesse tra le foglie.   Il suo habitat sono i cespugli al limite dei boschi e delle strade di campagna dove costruisce anche i suoi nidi.

Allora:  cetriolo o anguria? E’ solo una questione di punti di vista (cioè se  lo vedo da sopra o da sotto)?   O è anche una questione di gusto?

A me i cetrioli piacciono e anche le angurie, ma farci un vestito per un ragno ancora non ci avevo pensato.

Ormai però ho capito che tutto è possibile;  chissà se esiste anche l’elefante-banana. 

 

 

SPOSE IN VIAGGIO

 LA-NASCITA-del-progetto-spose-in-viaggio-

… e se poi capissi che tutto è uguale a prima e come prima mi sentissi inutile…

“Spose in viaggio” è stato un progetto anzi una performace dell’artista milanese Pippa Bacca a cui rende omaggio il video di Malika Ayane: E se poi.  (guarda il video)

Pippa Bacca, parte da Milano l’8 marzo 2008 per attraversare in autostop 11 paesi teatri di conflitti armati, completamente vestita da sposa, per promuovere la pace e la fiducia nel mondo. Il progetto finì tragicamente: l’artista fu violentata e uccisa a Gezbe, in Turchia, proprio da un autostoppista.

Il film di Joel Curtz  intitolato La mariée (La sposa) ripercorre quella vicenda a cinque anni di distanza http://www.exibart.com/notizia.asp?IDCategoria=204&IDNotizia=39530

Il viaggio della sposa è il viaggio che ha fatto il suo fiore: la zagara, il fiore dell’arancio e del limone.

zagareZagara pare derivi dell’arabo zahrah (fiore) infatti gli arabi commerciavano da tempo immemore con i popoli dell’estremo oriente e hanno portato sulle rive del Mediterraneo la pianta dell’arancio, originaria della Cina.

Gli arabi iniziano così ad adornare di zagare il vestito delle spose. 

Ma già presso i Greci i fiori d’arancio erano di buon auspicio per i matrimoni e anche presso i Romani la donna  che si sposava con rito religioso indossava una tunica bianca  e sul capo un velo arancione con una corona di fiori d’arancio.

Insomma quella dei fiori d’arancio è una tradizione che appartiene a culture differenti ma il significato non cambia.

Forse è il profumo  che riempie l’aria di note inebrianti, forse è il colore bianco, come in altri fiori simbolo di purezza, forse è il fatto che molte specie di agrumi rifioriscono più volte durante l’anno…

Era vestita con fiori d’arancio la sposa autostoppista?

Non lo so… e certo non è bastato.

 

C’E’ UN ALBERO DENTRO DI ME

 

albero pesci di fuoco

C’è un albero dentro di me
trapiantato al sole
le sue foglie oscillano come pesci di fuoco
le sue foglie cantano come usignoli

è un pezzo che i viaggiatori sono scesi
dai razzi sul pianeta che c’è in me
parlano una lingua che ho udito in sogno
non ordini non vanterie non preghiere

in me c’è una strada bianca
le formiche passano coi semi di grano
i camion passano col chiasso delle feste
ma il carro funebre – è proibito – non può passare

in me il tempo rimane
come una rosa rossa odorosa
che oggi sia venerdì domani sabato
che il più di me sia passato che resto il meno
non importa.

                                            Nazim Hikmet

 Rosa rossa

 Un omaggio ad uno dei più grandi poeti del ‘900; altre sue poesie a questo link: http://www.poesieracconti.it/poesie/a/nazim-hikmet