MOGOL, BATTISTI E SAN MICHELE

Aster novi anglie
Aster novi anglie

Seduto in quel caffè io non pensavo a te…  in realtà pensavo a S. Michele.

Perchè?  mi chiederai tu.

Ma perchè oggi è il 29 settembre, il giorno di S. Michele nel quale a New York si regalano dei fiori chiamati Michaelmas daisies ovvero Margherite di S.  Michele, in Italia più semplicemente “Settembrini“.

Ah ecco, solo che io li chiamavo “Astri”.

In effetti i “settembrini” appartengono alla grande famiglia degli Aster che conta circa 250  specie sparse in tutto il mondo tranne che in Oceania.

Aster novi belgii
Aster novi belgii

Con il  nome di “Settembrini” più precisamentre vengono identificate due specie dal nome Aster novi belgii e Aster novi anglie, diffuse allo stato spontaneo nelle regioni dell’America nord-orientale (est-coast).

In una New York bucolica di qualche secolo fa si racconta che i bambini andassero a raccogliere mazzi di questi fiori appena fuori i sobborghi di Manhattan.

Ora invece sono molto apprezzati anche qui da noi nei giardini dove formano cespugli vigorosi e un po’disordinati dai mille fiorellini in diverse tonalità di viola e fucsia.  E’ una pianta molto rustica, talvolta invadente, con un fusto alla base di consistenza legnosa un po’ come i crisantemi dei quali sono parenti e anticipatori  (fioriscono circa un mese prima dei cosiddetti “fiori dei morti”)

Poi d’improvviso lei sorrise… aveva un vestito o un trucco con gli stessi colori dei settembrini  e allora mi dimenticai di S. Michele, di Mogol e anche di Lucio Battisti.

Aster amellus
Aster amellus

Però no, un attimo, devo ricordare ancora una cosa e cioè che esiste anche una specie di settembrini autoctona, diffusa nell’Europa centro meridionale (in Italia solo nelle regioni del Nord) e poi attraverso i Carpazi e il Caucaso fino all’Asia centrale, che si chiama Aster amellus o Astro di Virgilio (che per primo ne parlò).

E’ possibile trovarla allo stato naturale ai margini dei campi o dei boschi ma ormai anche di questa specie si è intrufolata nei giardini attraverso numerosissime e coloratissime cultivar tanto che è difficile distinguere a prima vista se si tratta di un King George, Violet Queen, Sonia  e forse, mi starò sbagliando ma non è neanche Francesca.

 

PS:  il presente articolo esce con ritardo rispetto alla ricorrenza per improrogabili impegni del sottoscritto

 

 

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