ALBERI PRIGIONIERI

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Il sole di febbraio picchia contro i vetri, scalda le pareti gialle di un edificio di inizio  ‘900 in pieno centro a Milano.

Scuola elementare “Gabriele D’annunzio” dice la targa, ma nel cortile interno coloratissimi giochi di plastica ci dicono che una parte è ora occupata da una scuola materna.

Immagine 113Il resto dell’edificio è disabitato: la natalità è molto diminuita o anche i genitori hanno iscritto i figli ad altre scuole.

Però che belle queste aule! – dice qualcuno – sembrano quelle del libro “Cuore”  – e quasi ti aspetti girando per i corridoi di incontrare Franti o Garrone o la maestrina dalla penna rossa.

Invece qui regna un silenzio disarmante;  non un segno di vita, anzi no, guardando meglio al di là dei vetri, nel cortile, si vedono, oltre al fumo che esce dai tubi di una ex ciminiera, i rami spogli di quattro alberi di tiglio:

alberi come prigionieri durante l’ora d’aria  che allungano il collo (i rami)  per riuscire a vedere la Torre Velasca.

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