IL GIARDINIERE PLANETARIO

giardiniere planetario up 

Gilles Clement non ha bisogno di presentazioni.

Ah sì? E chi lo conosce?

Ma come, non conoscete questo famoso architetto, paesaggista e giardiniere appassionato, seguace di Lamarck e scrittore di libri di successo?

Neanche io, confesso, lo conoscevo.

Però ho incominciato a leggerlo su consiglio di un amico e devo dire che mi piace.

SpiegarVi tutte le sue teorie (e anche pratiche) in breve non è semplice però qualche accenno, giusto per vedere se anche voi siete incuriositi, provo a farlo.

Terzo paesaggio:  vi dice niente?

terzo paesaggioGilles Clement spiega, in un libro uscito nel 2005, che il terzo paesaggio sono tutte le zone residuali tra le aree naturali e le aree coltivate/urbanizzate: un ambiente “necessario” perchè ospita piante che altrimenti non avrebbero un luogo nel quale crescere. 

Terreni abbandonati, incolti, margini stradali, scarpate ferroviarie, terreni ai margini dei cantieri sono ambiti in cui specie spontanee e specie scappate dai giardini, specie autoctone e esotiche si michiano liberamente e disordinatamente creando associazioni vegetali altrimenti non riscontrabili in altri ambienti.

Che bello, penso:  questo concetto si sposa perfettamente con la mia passione per le “erbe ruderali”.

Ma Gill Clement va oltre e dice:  Perchè non sperimentare gli stessi meccanismi di convivenza tre le erbe più diverse anche nei nostri giardini?  Tra loro capita che trovino un equilibrio, si sostengano a vicenda prendendo dal terreno ciascuna quello di cui hanno bisogno e lasciando alla terra sostanze che le permetteranno di rigenerarsi e di alimentare nuova vita.

Da qui discendono alcune pratiche quali la permacoltura, l’agricoltura biodinamica, ma non ve la faccio troppo lunga:  esistono diversi manuali sull’argomento.

Ma dov’è finito il nostro architetto/agronomo/giardiniere?

Ah ma è peggio di Zelig: adesso fa il paesaggista.

Infatti: perchè limitarsi al giardino di casa quando possiamo creare con questo sguardo paesaggio totalmente naturali e ricchi di biodiversità?

Il giardino così concepito di trasforma in un “Giardino in movimento” dove le piante non sono sempre le stesse ma alcune arrivano, altre muoiono o trovano un ambiente più adatto in altri luoghi:  Quali?

Ma il mondo intero, è ovvio. Allora la terra può essere considerata nel suo insieme un “giardino planetario”.

Scusate, troppe provocazioni tutte in una volta sola, forse anche io ho bisogno di fermarmi e digerirle un poco.

Termino con questo altro pensiero del nostro ormai amico: Se tutta la terra è un giardino allora il suo giardiniere è l’umanità: “Un giardiniere planetario che propone di guardare la diversità come garanzia di futuro per l’umanità.”

 

(Gilles Clément – Il giardiniere planetario – 22publishing  Milano 2008)

il giardiniere planetario

 

 

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