C’ERA UNA VOLTA UN PICCOLO NAVIGLIO

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“Stanno arrivando i barconi !!”

Restiamo un attimo interdetti. Mai ci saremmo aspettato di udire queste parole.  In realtà lo sapevamo che prima o poi sarebbe successo di nuovo  (c’è un progetto specifico), ce lo eravamo solo un attimino dimenticato.

Siamo sull’alzaia, il viottolo erboso che costeggia il Canale Villoresi, che in questo tratto corre a mezza costa tra il piano campagna e il fondo valle, e a fare l’annuncio non è un arcangelo (sarebbe stato sprecato) ma un ciclista che percorre questo pezzo di strada in senso opposto al nostro.

Il progetto è quello dell’idrovia Locarno-Milano-Venezia, cioè rendere di nuovo possibile la navigazione dal Lago Maggiore al Mare Adriatico attraverso il Fiume Ticino  il canale Villoresi, i Navigli e il Po. http://www.locarnomilanovenezia.ch/

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Cosa so di questa cosa?

Poco.

Le dighe costruite per regolare la portata del fiume e quelle per scopi agricoli e industriali hanno di fatto reso impossibile il transito delle barche, e le conche di navigazione giacciono inutilizzate ormai da diversi decenni.

Con questo progetto la navigazione sarà ripristinata solo a fini turistici  attraverso il recupero di alcune vecchie conche.

Certo, niente a che vedere con il passato uso di trasporto merci (il marmo di Candoglia per il Duomo di Milano, tanto per fare l’esempio di più classico) o quello passeggeri che ancora esisteva a fine ottocento.

La navigazione  sulle vie d’acqua interne è stata per lungo tempo  il mezzo di trasporto più veloce e sicuro.   Infatti le vie di terra erano infestate dai briganti  e nella “foresta grande” attraversata dalla strada del Sempione tra Milano e il Lago Maggiore, ai viaggiatori capitava di essere fermati e derubati dai “baloss”:  dei nostrani imitatori di Robin Hood.

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…Eccoli, laggiù i barconi… ci sono delle canoe che fanno da staffetta e poi una, due barche di dieci metri con uomini e donne vestiti di bianco che affondano morbidamente i loro remi  nelle acque verdi del canale.

Ci guardano, li guardiamo… è un breve saluto poi torniamo a pedalare tra cuscinetti di saponaria rossa e di erba cipressina, schiviamo i rami bassi di quercia,  ci lasciamo inebriare dal profumo dei biancospini e da quello dolcissimo dei fiori di robinia.

Sarò egoista ma a me piaceva di più così, quando a scivolare dolcemente sulle acque smeraldo del canale erano solo eterei convogli di petali bianchi.

 

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