ZATTERA DELLE CIME

tropical forest Gabon

Se la “zattera della medusa” rimane la più famosa grazie anche al pittore Gericault, la zattera delle cime (Radeau des Cimes) è senza dubbio la più originale ed esotica (almeno tra le mie scoperte recenti).

Ancora una volta lo spunto arriva da un agile libretto ricco di aneddoti irresistibili: “Il Giardiniere planetario” di Gilles Clement.

Siamo nel Gabon in un accampamento sperduto su un’ansa del fiume Macandè… una radura dove un gruppo di ricercatori  ha costruito una casa sugli alberi, una piattaforma, una zattera dove sono sistemate amache, lettighe, barelle sistemate come divani sulla “canopea” tra le fronde più alte degli alberi e l’atmosfera libera.

loango_national_park_gabon_africa

Dopo lunghi “appostamenti” il nostro scrittore/giardiniere riesce ad unirsi al gruppo.

“I ricercatori occupavano il terreno. Con loro era possibile salire sugli alberi, aprire dei sentieri, giungere sopra e sotto il fogliame. Studiavano a tutte le altezze, sospesi a fili, trasportati da sfere, , installati sulla Zattera, calati in un “icos” oppure in un laboratorio a terra.

Al mattino presto, tra le sei e le otto – quando una mongolfiera ad aria calda può  navigare senza rischi – si potevano scorgere due o tre uomini che navigavano sopra la foresta, installati in una navicella triangolare: la “slitta” delle cime.

Esporsi in cima ad un albero, senza altro orizzonte che un mare di fronde ovunque arriva lo sguardo, non corrisponde ad alcuna abitudine umana. Oppure parliamo di molto tempo fa. Memoria primordiale? Sogni infantili?

Silenzio animato, rumori animali, I suoni giungono da tutte le direzioni, anche da sotto. Nuvole. Temporale. Essere così vicini ai lampi. La pioggia cade densa, generosa. Si abbatte con tutto il suo peso, appiccica sui nostri corpi la protezione illusoria dei K-way ormai fradici.

Passiamo la notte ad asciugarci sotto la luna. Le foglie brilllano. … Ci si regge a cavalcioni sulla struttura, i piedi sulla rete sopra il vuoto. Al mattino, rimasto solo, aspetto il sole e, insieme al sole, gli animali. Al loro posto, si fa sentire un ronzio, dapprima lontano come un respiro spezzato di un mostro celeste. Si avvicina invisibile. A un tratto il cielo si apre: sopra di me il pallone.  Tre tipi dall’aria gioviale  calano un’imbragatura con il thermos del caffè… e due croissants.”…

(tratto da Gilles Clément – Il giardiniere planetario – 22publishing Milano 2008  – pagg. 38-39)

mongolfiera

 

 

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