TRILOGIA DELLE CASSIERE

Trilogia delle cassiere

Può sembrare strano per uno come me che ha ambizione di fare il naturalista parlare di un argomento che in apparenza non c’entra niente.

Senonchè anche i naturalisti vanno al supermercato.

Io in realtà non li frequento molto, preferisco i mercati rionali dove vado volentieri finchè il mio lavoro me lo consente.

Però andando al supermercato è impossibile non soffermarsi, non dedicare almeno un pensiero a quelle strane creature che sono le cassiere.

E visto che questo è un blog sulla biodiversità non ci sta male se per un attimo parliamo di biodiversità delle cassiere: siete d’accordo?

Incominciamo dalla reputazione; un ragazzo delle scuole medie a cui avevo chiesto che mestiere facesse sua mamma, mi rispose farfugliando, quasi vergognandosene: scoprii così non senza una certa fatica che sua mamma faceva la cassiera in un supermercato.

Perchè? mi chiedo ancora adesso: di cosa si  vergognava il ragazzo?

Poi c’è il codice di comportamento:  non so quali siano esattamente le istruzioni che ricevono, se è loro consentito dare confidenza ai clienti, come mette in dubbio qualcuno, certo che la domanda più frequente che ti rivolgono è:  “Ha la tessera?”  e il dialogo finisce lì; il resto è solo un passare veloce della merce sul lettore del codice a barre, strappare lo scontrino, dare il resto.

Il mondo delle cassiere, e della loro biodiversità, è per me ancora in gran parte inesplorato però posso citare alcuni esempi che un poco mi hanno fatto recedere dai soliti stereotipi (whit a little help from my friends)

Primo esempio:

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“Se passerà in rassegna la merce il mio cuore perverso di te non potrà che di bene;  hai messo in fila il caffè, i pomodori, le scatole di detersivo e alla fine, senza farmelo pagare, mi hai sorriso.”   (Luigi Zaro)

 

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Il contatto visivo quindi, come per ogni pragmatica della comunicazione che si rispetti è il primo passo.

Ma andiamo avanti;  secondo esempio:

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“… Allora il bambino ha detto:Nonna perchè non usciamo da quella parte?  – Perchè ci sono gli zingari e non voglio fargli l’elemosina. – Perchè non vuoi dargli i soldi? – ha detto il bambino quasi piangendo- così anche loro diventano ricchi come noi.

Oh bella, E la nonna cosa ha risposto?

Si è guardata in giro imbarazzata e ha detto:Perchè pensi che noi siamo ricchi.

– E’ che noi abbiamo i soldi da spendere e loro no E’ uscito spontaneo il bambino.

Avresti dovuto sentirlo, faceva proprio tenerezza.  (Da un discorso tra commesse all’UPIM)

 Ma allora le cassiere, anche le cassiere, hanno un’anima, riescono a commuoversi (che grande scoperta!).

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cassiera-700x700 copia 3Il terzo esempio della trilogia è un’aneddoto che vede coinvolti due miei amici e comprende un altro passaggio: l’interazione verbale (quella non obbligatoria, fuori dalle frasi di rito tipo: “Non ha per caso 20 centesimi?”)

 

Alla commessa è bastata la visione di un uomo con dei peli in faccia e di una donna con un velo in testa per disegnare un mondo e per chiedere qualcosa in più.

– «Lei si è convertito per amore?». 

– «No, mi ero già convertito prima del matrimonio». 

– «Ah, che bello! E poi ha trovato la sua anima gemella». 

– «Sì, esatto».

– «Che bello, complimenti. Bellissimo. Che bella storia. Siete bellissimi. Traduca a sua moglie».

– «Mia moglie capisce, capisce bene». 

– «Ah, che brava, che bello». …

Vi lascio con questa chicca che potete leggere per intero sul blog  Zenzerob   https://zenzerob.wordpress.com/2014/01/20/stanza-della-tortura/

 

Io torno ai miei boschi, nelle brughiere, alle sponde del fiume.

 

 

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5 pensieri su “TRILOGIA DELLE CASSIERE”

  1. Facciamo un gioco: tu fatti un turno di sette ore alle casse il sabato sera (14.30 21.30, per esempio). Non ti fermi mai e l’unico tuo momento di respiro (si fa per dire) sarà la pausa caffè (timbrata a mezza galleria commerciale dal bar e non è detto che ti facciano passare avanti alla fila) in cui è meglio se ci fai rientrare una corsetta in bagno, anche se non ti scappa (prevenire e meglio che curare). Buonasera, ha la tessera? Vuole le buste? Al cliente che se ne sta lì imbambolato senza imbustare nulla non è che puoi fare un raspone, ma il raspone lo faranno gli altri clienti a te perché la fila si rallenta. Te lo faranno anche ad ogni codice che non passa, ogni volta che finisce il rotolino della carta e ad ogni versamento contanti. Perché più c’è fila e più i clienti sono nervosi e impazienti. Siccome ci sono passata non mi stupisco quando le vedo ‘strane’ (a volte sono stanche morte, diciamolo), io che preferisco il reparto ortofrutta (uno dei reparti più pesanti in un supermercato) e alle casse non ho nessuna voglia di tornarci. Vuoi esplorare la biodiversità di un supermercato? Lavoraci per le feste di Natale, guarda che è istruttivo.
    Arrivederci e auguri e non dimentichi la sua carta (Le buste non ti servono) 😀

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