CHE FINE HA FATTO IL MONTE ORONA?

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Il viandante che qui giunge dopo aver chiesto ad una popolana la strada per il Santuario, incontra sulla sinistra, appena dopo l’Arco del Rosario, una grande fontana messa lì appositamente per dare sollievo ai viaggiatori”.   

La fontana si trova proprio di fronte alla Prima di quattordici cappelle aggrappate alla montagna lungo un’ampia via acciottolata di due chilometri  che in 300 metri di dislivello conduce al Santuario di S. Maria del Monte.

Il monte Orona divenne “Sacro” nel 1600 grazie al fervore della “Controriforma” e all’impegno appassonato di un frate: Giovan Battista Aguggiari.

E’ un dolce pomeriggio invernale, in questa Italia del Nord che ha ormai perso i caratteri del mediterraneo ma conserva ancora nella flora prealpina i ricordi del mare, come ulivi, limoni, palme nane.

La massa scura del bosco che ricopre la collina è punteggiato dagli squarci bianchi, geometrici, solidi, delle cappelle che raccontano i misteri del rosario e dentro ogni cappella il racconto è affidato a gruppi di sculture in terracotta dipinta, opera di artisti del luogo.

La via sacra si snoda a zig-zag  con curve secche e lunghi rettilinei che lasciano intravedere il paese lassù a 800 m slm. Le foglie di castagno, di quercia, di roverella, appoggiate sui muretti, sul ruvido selciato, smussano gli angoli, aggiungono morbidezza al muschio, creano mosaici color tabacco.

I gialli e i rossi della “Fuga in Egitto” di Guttuso sono gli unici colori vivaci accanto alla cappella della natività (quella del Nuvolone)  anzi no; poco più avanti Noccioli e Aceri campestri con le loro foglie gialle offrono l’ultimo scampolo di autunno prima del gelo.

I bambini saltellano allegramente  sui pochi (a volte molti) scalini che dall’acciottolato portano alle cappelle, rincorsi dalle grida degli adulti col fiatone,  i portici delle cappelle disegnano archi nel cielo che racchiudono il borgo lassù,  invitante ma ancora lontano; a  ovest, oltre la balaustra, ragnatele  di rami in controluce, forse di frassini.

Non manca molto,  un noce ci saluta dal cortile di una casa colonica sotto di noi, affacciata alla vallata nebbiosa.

Ci aspetta ormai il campanile tozzo del Santuario e il tempio di addobbi luccicanti, ci aspettano i  ciclamini e le bergenie, gli ellebori che non hanno paura del freddo o del buio.

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Il sole sta andando a dormire, si stiracchia lasciando nel cielo lunghe striscie rosse e arancione.

Scendiamo a passo spedito prendendo una scorciatoia.

Sotto di noi la pianura è inghiottita da una coltre di smog.

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4 pensieri riguardo “CHE FINE HA FATTO IL MONTE ORONA?”

  1. Grazie. Percorso molto bello, in settimana fuori dal w.e. é anche molto intimo, un percorso nella natura fortemente geometrico, con soste energeticamente percepibili. C’é una interessante alternanza di luce ed ombre e scorci prospettici nel percorso. Qui l’opera dell’uomo, seppur evidente, ha arricchito la natura e ne ha potenziato la percezione. Mi da sempre l’impressione che ci sia passata una moltitudine di anime.

    1. Concordo pienamente con te. E’ possibile fare questo percorso da credente oppure no, puoi farlo come naturalista o come architetto, da solo o in compagnia e ti darà sempre emozioni nuove.
      Il sito ufficiale dice che sono passati fino ad oggi circa 60 milioni di pellegrini.

      1. 60 milioni di pellegrini e “x” milioni di non pellegrini, io da non pellegrino ci sarò passato decine di volte. Ci é passata tanta umanità. Non ho ftto il cammino di Santiago, ma penso abbia qualcosa in comune. E poi sono curioso di conoscere la sapienza con cui é stato realizzato, le regole per gli spazi, orientamenti, percorsi, slarghi …

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