IL CERVO A PEZZI

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Povero cervo !

Ha passato un periodo difficile e adesso è a pezzi. Chissà cosa gli è successo.

Forse è stato lasciato dalla compagna (no, cosa avete capito; le corna ce le ha già di suo,  non ha bisogno di tradimenti).

Forse non si è ancora ripreso dallo spavento dopo essersi trovato faccia a faccia con Robert De Niro che stava girando “Il cacciatore”.

Forse non vuole più rinascere a primavera, anzi ha scritto una lettera di protesta a Mogol reclamando i diritti d’autore.

Sta di fatto che è a pezzi; e questi pezzi sono ben sparpagliati  anche se non si capisce come siano finiti lì.

La lingua per esempio la possiamo trovare in fondo al pozzo e le corna addirittura sugli alberi.

La lingua di cervo (detta anche la Phyllitis scolopendrium) è  una felce nostrana  della famiglia  degli Asplenium che cresce lungo i ruscelli di montagna nei pozzi e nelle grotte su terreno calcareo, infatti è (era) molto diffusa nelle grotte del Carso triestino dove cresce in associazione con la Plagiochila delle caverne (Plagiochila asplenioides f. cavernarum).

 

Luoghi bui e umidi, chissà cosa ci trovano di interessante.

Beh almeno si fanno compagnia.  E forse a fargli compagnia un tempo c’erano anche gli orsi e altri animali selvatici  o anche quasi sicuramente gli “uomini delle caverne”,  altrimenti come avremmo scoperto le sue proprietà espettoranti (nella cura di bronchiti) o diuretiche e astringenti?

Quando l’uomo uscì dalle caverne e guardò sù verso il cielo  scoprì che sugli alberi c’era un altro pezzo di cervo (sugli alberi ci sono molte cose, a volte insospettabili, ma questa proprio non se l’aspettavano).

Videro infatti il  Platycerium: una felce epifita  della famiglia Polypodiaceae che cresce sugli alberi delle foreste tropicali. La forma delle sue foglie gli ha fatto guadagnare il nomignolo di Corna di cervo. 

(Dal Carso alle foreste tropicali:  un bel salto,  capite perchè il nostro cervo sta così?)

Corna di cervo

Il Platycerium non è una pianta parassita, infatti trae nutrimento dall’umidità dell’aria (vive d’aria in pratica e di tutti i residui organici che si posano sulla pianta che lo ospita).

Tra le diverse specie che crescono nelle foreste tropicali dell’America, Africa, Sud-est asiatico, Australia, quella più conosciuta e coltivata anche da noi per scopi ornamentali è ovviamente la Platycerium alcicorne.

Questa specie è caratterizzata da due tipi di foglie, quelle sterili, di forma circolare, che crescono appressate al tronco dell’albero e proteggono le radici, e quelle fertili, che portano nella pagina inferiore le spore,  a forma di corna e che sono poi quelle che il cervo reclama come sue.

Platycerium alcicorne

Povero cervo!  Scomposto, disarticolato, frammentato, sull’orlo di una crisi di nervi…. sembra proprio l’immagine della nostra civiltà.

 

 

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