TERRA PROMESSA

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Se guardo queste immagini anche io resto colpito, come tutti, credo, ma poi a volere fare un commento che non dica le solite cose il rischio è di scivolare dalla botanica sulla filosofia.

Va bene, ci proverò… a mio rischio.

Il pretesto è questa mostra del 2013 al giardino botanico di Montreal, un contest internazionale di “Mosaiculture” o arte topiaria ( sculture fatte con piante e fiori vivi) che aveva come tema “The land of hope” ovvero la Terra promessa che si è svolta  dal 22 giugno al 6 ottobre  2013.

In due chilometri di percorso sono state realizzate 50 sculture da parte di artisti provenienti da 20 diversi paesi.

Non ci sono stato di persona ma l’hanno fatto più di un milione di visitatori e moltissime sono anche le foto scaricabili in rete, come ho fatto io.

L'uomo che piantava gli alberi
L’uomo che piantava gli alberi

Le sculture si ispirano liberamente anche a testi letterari, come ad esempio “L’uomo che piantava gli alberi” o “La storia vera”, hanno nomi affascinanti come “Lo spirito della foresta” o “il giardino degli insetti”.

In alcuni casi sembra proprio di essere davanti a un presepe.

E Madre terra? con quella mano da cui l’acqua sgorga come una cascata di vita?

Guardatela, sembra una Madonna in 3D uscita finalmente dai quadri dei pittori rinascimentali; poco più in là la sua ancella deve ringraziare il suo parrucchiere (pardon giardiniere) per aver studiato Botticelli.

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Heart Mother – The land of hope – Montreal 2013

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Mi ripeto lo so, ma  se gli artisti volevano trasmettere una sensazione di armonia, come non ispirarsi alla “Nascita di Venere”?

Questa sembra davvero la terra promessa: cavalli che corrono liberi, pesci volanti, uccelli sugli alberi come foglie multicolori… è una terra promessa dove l’uomo ha finalmente imparato a vivere in pace con la natura, a sentirsi creatura tra le creature…

Stop. La visita, pur se virtuale, è finita.

Forse non ho detto niente di nuovo, ma mi andava di dirlo, anche a costo di sembrare banale.

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E a proposito di terra promessa, forse vale la pena di ricordare tra gli altri “The land of hope”  un  film del 2012 di  Sion Sono  sulla catastrofe nucleare  di Fukushima dopo il maremoto.

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