PER QUALCHE RUGA IN PIU’

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Ooops,..   volevo dire:  Per qualche ruga in meno.

Questa in effetti è una storia molto lunga che incomincia nell’Africa sub-sahariana e finisce negli scaffali delle farmacie, sul banco dei cosmetici.

E’ una storia molto lineare in fondo, per chi guarda il mondo da un certo punto di vista anche se la protagonista  in origine si chiama Vitellaria paradoxa ma quando arriva da noi ha così cambiato aspetto che preferiamo chiamarla Karité.

Allora la Vitellaria paradoxa è un albero della famiglia delle Sapotaceae che può raggiungere i 10-15 metri di altezza con un tronco fino a 1 metro di diametro e una corteccia rugosa e molto spessa per proteggersi dal caldo torrido delle savane dove cresce.

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Le foglie sono da giovani rossicce poi diventano verde scuro dalla forma e dimensione assomigliano a quelle del noce.

Da dicembre a marzo compaiono i fiori, riuniti a grappoli, di colore verde-giallastro, dal profumo gradevole.

Allora voi vi starete chiedendo: questo dove vuole arrivare?

Calma; come nella famosa canzone di Sergio Endrigo è tutta una concatenazione di eventi naturali (e non).

Quelli naturali sono che dai fiori, dopo l’impollinazione, si generano i frutti e dentro i frutti ci sono i semi.

frutti Vitellaria paradoxa
frutti Vitellaria paradoxa

I frutti maturano tra metà giugno e metà settembre ed è qui che interviene l’uomo.

Liberati dalla polpa, i semi,  che hanno un guscio coriaceo come quello delle mandorle, delle albicocche, vengono fatti essiccare e poi

Semi Vitellaria paradoxa
Noci di Karitè Vitellaria paradoxa

aperti per estrarre la polpa presente al suo interno: una sostanza contenente molti acidi grassi che miscelata con acqua, fatta bollire e poi filtrata dà come risultato una pasta  di colore bianco avorio fino al giallo intenso con un profumo che ricorda quello del cioccolato conosciuta in occidente come “burro di karitè” (shea butter)

Nella cosmesi il “burro di karitè” è largamente usato come emolliente sia come sostituto del burro di cacao ma anche per la cura dei capelli o come crema per le mani e il corpo.

(Nei paesi di origine, anche se serve  un altro tipo di lavorazione il burro di karitè viene anche utilizzato in cucina.)

Questo grande successo però rischia di far deperire la pianta (la Vitellaria paradoxa) che continua ad essere una specie  spontanea e non coltivata e  il cui sfruttamento intensivo  pur rappresentando una importante risorsa economica, sta mettendo in pericolo questo tipo di ambiente in tutti i luoghi di origine.

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Area di distribuzione della Vitellaria paradoxa

Già alcune case di cosmetica ed anche Slow Food si stanno muovendo per uno “sfruttamento sostenibile” di questa pianta.

E’ sufficiente accettare di avere qualche ruga in più?

 

Un tempo erano le donne che tradizionalmente si occupavano di questa lavorazione anche se anche in questo caso sono poi subentrati metodi industriali.

Ecco il segreto della pelle liscia, fresca e senza rughe delle donne africane.

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Tutti gli altri invece sono costretti ad andare in farmacia o erboristeria e dire: Voglio una pelle splendida!

Responsabilmente, però.

 

 

 

 

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