L’ALBERO CON TRE GAMBE

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IL giovane militare tedesco che non conosciamo, ma che per comodità chiameremo Hans, sta scavando un fossato nel bosco al limite di un terrazzo che guarda la valle del Ticino,  a un paio di chilometri da un guado sul fiume,  a pochi passi dall’ancora nuovo e piccolo aeroporto militare di Malpensa.

Siamo nella primavera del 1945 e Hans è triste perché il suo Paese sta perdendo la guerra, (il fossato è una trincea, un tentativo di resistere, di ritirarsi più ordinatamente davanti all’avanzata delle forze Alleate).

Ma Hans in fondo è anche felice perché tra non molto forse potrà riabbracciare la sua famiglia e la sua ragazza, potrà rivedere le sue montagne della Baviera.


Me ne vado  settanta anni dopo in questo bosco autunnale sull’altopiano, popolato da felci dorate, da betulle dalla chioma leggera e pini silvestri che fanno da guardia ai castagni.

Il bosco è molto luminoso oggi con un sole che pare ricordarci che siamo nell’estate di S. Martino e le foglie della quercia rossa paiono prendere fuoco.

Bosco con trincee seconda guerra mondiale
Bosco con trincee seconda guerra mondiale

In effetti questo bosco sembra essere una enciclopedia delle querce: oltre alla quercia rossa (Quercus rubra) di origini nord-americane c’è anche il Cerro (Quercus cerri) autoctono, Sharon per i locali (ogni riferimento a personaggi pubblici è puramente causale) c’è la Rovere, (Quercus petrae) con le sue larghe foglie  e infine lei, la regina del bosco, la Farnia (Quercus robur) con le ghiande dal lungo picciolo.

Ed ecco che anche i miei passi incontrano degli avvallamenti artificiali, le trincee scavate da Hans, oggi parzialmente riempite di terra e rivestite da un morbido strato di foglie dai colori caldi.

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– Ma Hans !  Cosa hai fatto?

Forse non l’ha fatto apposta ma ha pestato un giovane esemplare di Farnia o forse l’ha colpita con un badile e lei è rimasta così, schiacciata, parallela al terreno,  in attesa ormai della morte.

La radice però ha continuato ad alimentare la pianta e la giovane Farnia, non potendo rialzarsi da sola, ha cacciato  dal tronco adagiato contro il terreno, tre nuovi rami  che nel tempo si sono ingrossati fino a diventare tronchi, protesi verso la luce.

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No, ho scherzato, non può essere stato Hans, la pianta è troppo giovane e quando lui è passato di qui lei non esisteva ancora.

Forse è stato un colpo di vento o un animale, a volte possono essere anche i fulmini.

Sta di fatto che non è raro vedere fenomeni simili nei boschi.

Questo fenomeno si chiama “geotropismo positivo” ed è la capacità delle piante di reagire alla gravità terrestre, di volgere i propri rami in direzione opposta a quella delle radici, di guardare sempre verso il cielo.

Sempre se la pianta è felice perché se è “piangente”….

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