LA PRINCIPESSA SMARRITA

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Scomparsa forse no. Scappata neanche. Data in sposa nel 1816, lei, figlia dello Zar Paolo I° di Russia, a Guglielmo II° re dei Paesi bassi  e per questo principessa emigrata, straniera, estraniata.

Anna Pawlovna Romanova ha avuto l’onore di vedere il suo nome associato ad una pianta della famiglia delle Scrophulariaceae, la Paulownia tomentosa,  (Paulonia) chiamata anche per questo: Albero della principessa.

Anche l’albero, come la principessa ha dunque cambiato casa ed è arrivato da noi dall’estremo oriente a metà dell’800.

Immaginiamo  solo come possa essersi sentita la principessa Paulowna in un posto nuovo, con abitudini e costumi diversi dalla sua cultura.  Smarrita, non perché non la trovassero, ma perché aveva perso le sue certezze.

Sappiamo invece che la pianta si è ambientata subito grazie alle sue poche esigenze in fatto di acqua e di terreno anche se predilige terreni calcarei e una posizione isolata e in pieno sole.

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La Paulownia tomentosa cresce molto rapidamente nei primi anni di vita (anche se poi a un certo punto si blocca nella crescita, un po’ come gli umani), fino a raggiungere i 15-20 metri di altezza.

I suoi grandi fiori bianchi e lilla a campana,  riuniti in grappoli  che sbocciano tra maggio e giugno, l’hanno fatta diventare subito una pianta ornamentale molto usata nei parchi e nei giardini; ma perché essere considerata solo bella quando puoi essere molto altro?

Nei suoi luoghi di origine la Paulownia era considerata un albero sacro, veniva utilizzata per costruire le maschere del teatro shintoista ma anche strumenti musicali e oggetti più comuni come scarpe o cassettoni, per la proprietà del suo legno, leggero ma resistente, che non assorbe l’umidità.

In Cina invece ritengono che l’infuso delle sue foglie aiuti a mantenere la pelle giovane.

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Ma ora eccola da noi in Occidente.

E allora noi cartesiani e razionalisti, ecologisti spesso solo in teoria che cosa apprezziamo di lei?

La bellezza, abbiamo detto, e poi il profumo dei suoi fiori che sono molto utili alle api per la produzione di miele.

Apprezziamo la sua ampia chioma che ci fa ombra nelle calde giornate estive ma, se vogliamo andare più sul tecnico diremo che il suo rapido accrescimento la porta ad assorbire una notevole quantità di biossido di carbonio e quindi combatte l’inquinamento dell’aria; le sue grandi foglie cuoriformi e pelosette (tomentose) intercettano le polveri grossolane, possono diventare foraggio per gli animali.

Inoltre a occidente di Aleppo abbiamo capito che possiamo utilizzarla anche per la produzione di biomassa.

Infine i frutti, noci leggere e appuntite dapprima verdastre e a maturazione marroncine che aprendosi in due lasciano cadere piccoli semi avvolti da membrane alate,  persistono sulla pianta d’inverno assieme ai boccioli color ocra che produrranno i fiori nella primavera successiva.

Se avete smarrito la vostra principessa allora adesso sapete dove trovarla in tutta la sua bellezza, d’estate e anche d’inverno.

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