VENERE ALLO SPECCHIO

Legousia speculum-veneris

Me ne vado per le strade di campagna in questo che è il tempo delle messi  (da non intendersi come sorelle del calciatore del Barcellona) tra campi di segale e frumento.

Non sono venuto a cercarla ma so che qui la incontrerò.

E infatti tra il viottole erboso e la fitta muraglia di steli e spighe, in quel territorio che non è più campo ma non è ancora strada eccola lì, con la sua corolla rotonda viola intenso.

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Lo sapevate che Venere aveva uno specchio?

Io, no, non lo sapevo.   E poi che cosa se ne fa Venere di uno specchio? Non ha certo bisogno di conferme (specchio specchio delle mie brame…)

Anche Botticelli si è dimenticato di dipingerla con uno specchio in mano mentre esce dalla conchiglia nel suo famoso quadro “La nascita di Venere”. Poteva sempre aggiungerlo Marcel Dichamp, in fondo se ha dipinto i baffi alla Gioconda, cosa gli costava fare anche questa piccola aggiunta?


Legouz de Garland è un botanico e aristocratico francese che nel 1773 in piena stagione dell’illuminismo fonda il giardino botanico a Digione.

Perchè l’Accademia di quella città abbia voluto associare questo fiore a questo studioso non si sa;  nessuno ci aveva ancora pensato?  Come la chiamavano prima:  Ehi tu?

Sta di fatto che tra il sig. Legouz e uno specchio che Venere non ha mai avuto si costruisce una identità, un nome e cognome a questa pianta della famiglia delle campanulacee: Legousia speculum-veneris intendendo con ciò una pianta annuale (che si propaga per seme ogni anno, mentre la pianta dell’anno prima muore)  che da sempre nell’area mediterranea cresce nei campi di cereali e per la moderna agricoltura è una pianta infestante da combattere con i pesticidi.

Per questo non è data proprio in pericolo di estinzione ma in fase di “arretramento”.

Certo non è arretrato, non ha avuto paura Dominique Chaix, parroco di Baux quando ha caldeggiato all’Accademia quel nome così aristocratico, sicuramente meno generico del “campanula speculum-veneris” dato da Linneo (ecco come la chiamavano prima!)  più elegante dell’appellativo volgare di Specularia.

Baux è una località della bassa Provenza dove è nata la leggenda del   “signore di Baux” quello che ha costruito la sua casa, anzi un castello, sui sassi  (come dice la canzone di Angelo Branduardi) per poi scomparire misteriosamente in una sola notte..

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Botticelli che dipinge una Venere senza specchio, Lionel Messi che dribla centinaia di steli di grano e poi non trova la porta,  Branduardi che scrive una canzone su una delle più potenti famiglie provenzali e un parroco di un piccolo paese che ostinatamente vuole ricordare il suo amico botanico…

un’umile pianta dai fiori viola che si porta dietro tutta queste storie eppure vive leggera… anche perchè non lo sa.

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