BIOMASSE

La massa c’è, inutile negarlo… indubbiamente è anche bio. Però quanto spreco, mi dico.

Se un tempo tutto questa massa diventava energia adesso, con ogni probabilità andrà ad interrare anche questa palude?

La palude, si sa, non evoca sensazioni positive;  ambiente malsano, zanzare, malaria, acque basse e fango che appesantisce il cammino, lo blocca, palude come inerzia, dove niente sembra muoversi.

Da qualche tempo non è più così; gli ambienti umidi sono stati rivalutati come luoghi d’elezione per diverse specie di piante e di uccelli e quindi tutelati per la loro biodiversità ma…

Sono ambienti che vanno gestiti, altrimenti lei si mangerà tutto.

Lei chi?

La cannuccia di palude ovvero Phragmites australis.

E’ una pianta cosmopolita diffusa in quasi tutto il mondo dove predilige ambienti umidi, come stagni ruscelli, margini dei laghi, sopporta anche acque leggermente salate.

Una pianta dallo sviluppo vegetativo veloce e robusto con fusti sottili alti fino a 4 metri e foglie lunghe e strette, dal margine tagliente; le sue virtù ambientali sono ormai note: è capace di restituire molto ossigeno all’ambiente ma anche di assorbire le sostanze nocive presenti nell’acqua attraverso microorganismi che vivono in simbiosi con le sue radici (Ma non dimentichiamo il riparo offerto agli uccelli).

Qui, negli stagni della fito-depurazione o affinamento depurativo a valle del depuratore di S. Antonino Ticino, la cannuccia di palude è stata introdotta dall’uomo, anche se nei paraggi ve n’erano un po’ di esemplari e comunque sarebbe arrivata lo stesso.

Nell’acqua profonda da un metro a pochi centimetri la cannuccia di palude aggrappa le sue radici dentro al fango; le radici si sviluppano orizzontalmente, formano un reticolo esteso dal quale, anno dopo anno i nuovi germogli produrranno nuovi fusti allargando sempre di più la superficie del canneto e assorbendo sempre più acqua.

Altro che palude ferma, altro che pantano!

Beh, no, il pantano rimane ma diventa sempre più secco, si mescola a tutte le cannucce in decomposizione dell’anno appena trascorso, una bio-massa enorme (migliaia di metri cubi, che non vengono utilizzati).

E invece quanta energia c’è dentro questi steli di paglia.

Un tempo venivano utilizzati in molti modi: come copertura dei tetti, (in Italia erano tipici i “casoni” veneti) o per farne stuoie, graticci, ceste, paraventi ma anche pipe e perfino imbarcazioni.

“casone veneto”

Le pannocchie che si presentano come morbidi piumini venivano utilizzate come per farne scopini.

Gli indiani d’America invece macinavano i piccoli  semi per ricavarne farina o mangiavano i teneri germogli bolliti come verdura, usanza questa che li accomuna, dall’altra parte del mondo con i Cinesi.

Qui in occidente può anche essere utilizzata nell’edilizia nei pannelli isolanti…  o in una casa dei “Tre porcellini”.

 

 

 

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1 commento su “BIOMASSE”

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