GIONO, MANOSQUE E LA LAVANDA

In certi posti si arriva a volte per caso, a volte guidati da fili sottili che si intrecciano, storie diverse che convergono e si aggomitolano come le strade di una città medievale, come Manosque, appunto.

Conoscevo Jean Giono  per un suo libro “cult” ovvero: L’uomo che piantava gli alberi.   Ma come ci finisce Giono  in Provenza e più precisamente a Manosque?

Jean Giono è nato qui nel 1895  da una famiglia di origine piemontese  che si rifugia in Francia ai tempi del Risorgimento italiano e dei “carbonari”: patrioti cospiratori riuniti in sette segrete.

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Manosque nei mesi di giugno- luglio e a volte fino ad agosto, si colora di blu-lilla-violetto… diciamo pure “lavanda” come la coltivazione tipica di queste zone in campi e campi sconfinati  alternati a girasoli e papaveri.

Da dove possiamo ammirare  meglio questi magnifici paesaggi, queste incredibili sfumature di colore, quasi irreali?

Ma dai tetti è ovvio!

Così deve avere pensato anche il nonno di Giono, giunto a Manosque nel 1832   in fuga da un’Italia perchè accusato di cospirazione e incappato nella devastante epidemia di colera che colpì la Provenza in quel periodo storico.

Si va beh, il libro e anche il film (L’ussaro sul tetto) dicono che il nonno si rifugiò sui tetti per sfuggire ai locali che lo accusavano di essere l’untore ma  provate a immaginare il paesaggio che si gode da lassù, provate a chiudere gli occhi e annusare il profumo di lavanda che pervade l’atmosfera… questa sensazione di bucato fresco…

Non per nulla a Manosque ha sede una famosa fabbrica di profumi: l’Occitane  e adesso non vorrei esagerare con le citazioni ma non posso fare a meno di non ricordare “IL profumo” di Patrick Suskind, storia perversa e geniale di un creatore di profumi.

Ma come si arriva oggi a Manosque? per quali sentieri?  (escludendo Google maps ovviamente; con quello sono capaci tutti).

Il mio amico Egidio, per esempio, ci è arrivato facendo una ricerca sulla sua famiglia originaria della bergamasca e sulle epidemie di colera che colpirono l’Italia  pre-unitaria negli anni 1834-36.

I moti insurrezionali, l’emigrazione in Francia, il colera, Giono, Manosque e la lavanda… mi sembra che tutto torni.

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Lavandula

La lavanda (Lavandula angustifolia Miller e altre affini) è una pianta perenne sempreverde dalle foglie argentate tipica della flora mediterranea appartenente alla famiglia delle lamiaceae.   Grazie agli olii contenuti nelle foglie e nei fiori si presta a numerosi usi. 

Gli antichi romani usavano aggiungerla all’acqua quando facevano il bagno  (da qui il nome); è conosciuta soprattutto per il suo effetto rilassante ma è usata anche come antidepressivo e per la sua azione cicatrizzante.

Oltre ai saponi e ai profumi si utilizza oggi anche l’estratto dell’olio essenziale contro le malattie da raffreddamento

 

 

 

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