IN AGGUATO

Mantide religiosa

In religioso agguato, oserei dire,  visto che si tratta di una Mantide religiosa.

Zampe anteriori in quella postura che sembrano appoggiate sul banco di una chiesa in atteggiamento di preghiera, in realtà  pronte a scattare per catturare la preda.

Chi?

Probabilmente sta aspettando  qualche mosca floricola , o un grillo, una falena o altri piccoli insetti; ne girano molti qui in giro senza sospettare della sua presenza

Del resto lei è perfettamente mimetica e forse anche simpatica, solo quella testa a forma di triangolo mi inquieta un attimo.

Così come un poco inquietante  è il cannibalismo post-nuziale della femmina che si mangia il maschio dopo l’accoppiamento e a volta addirittura durante.

Sarà allora una femmina quella che ho visto?

Certo per lei ero una preda troppo grossa, o forse avrei potuto anche essere per lei un predatore.. no avrebbe allargato le ali con l’intenzione di farmi paura.

Invece  mi ha ignorato e io in fondo me ne sono andato sorpreso.

Avevo dimenticato che  potevo incontrarla questa mattina quando mi sono detto: “Vado a fare qualche foto nei campi”.

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PICCOLA PORTA

Portulaca oleracea

Piccola…

non bassa, non corta nè stretta, ma neppure alta, slanciata, ad arco…  piccola e famosa e adesso pure di moda.

Tutti i salutisti ne vorrebbero fare scorpacciate, indigestione, anche se ha quell’aspetto selvatico da “erbaccia”,  per le sue caratteristiche nutrizionali.

E’ comunemente conosciuta come porcellana, porcacchia, purselane, erba dei porci,  ma a Linneo venne naturale chiamarla “Portulaca” dal latino “portula“,  piccola porta.

Le due specie più diffuse sono la “Portulaca oleracea“, dalle foglie carnose  e dal portamento strisciante,  con piccoli fiori gialli  e la “Portulaca grandiflora”  con fiori di svariati colori  e petali della consistenza della carta velina. Le foglie invece sono simili a chicchi di riso.

Portulaca grandiflora

Ci sono poi una quarantina di specie in natura e tantissime cultivar selezionate a scopo ornamentale.

Ma torniamo alla porta.  Se questa pianta si chiama così ci sarà un motivo.

E il motivo lo scopriremo solo in autunno quando il frutto, una capsula con vertice a punta si aprirà spontaneamente come il cofanetto di uno scrigno lasciando uscire migliaia di semi piccolissimi, più piccoli dei pallini da fucile, quasi polvere da sparo.

Solo che non uccidono nessuno, anzi diffondono la vita. La capacità di germogliare in condizioni critiche anche sui sassi, anche dove non vorremmo, ne fanno a volte una pianta infestante.

Però, un attimo, anche se la strappate in giardino, non buttatela via.

Gli scienziati oggi hanno scoperto che  ha  proprietà diuretiche, depurative, dissetanti e anti-diabetiche.

Ma non sono stati loro i primi. Già gli egizi la usavano a scopo medicinale e si hanno notizie della sua coltivazione negli orti medievali prima che cadesse in disgrazia e diventasse tutt’alpiù una pianta “alimurgica“.

Il motivo principale per cui si è tornata a considerarla  è la  sua ricchezza di omega 3 che la rende adatta a contribuire alla prevenzione delle le malattie cardiovascolari.

Come?

Si possono utilizzare le sue foglie carnose e “succulente” crude in insalata con altre erbe, la cosiddetta “misticanza” ma anche come condimento di pasta o nelle minestre, come ripieno dei ravioli ed  infine nelle frittate.

Che sapore ha la porcellana?  Acidulo e salato, simile a quello del limone; comunque un sapore particolare che non si adatta a tutti i palati.  Bisogna provarla a piccole dosi.

Piccole, come la sua porta.

 

 

 

IL COBRA NON E’ UN SERPENTE

Samia Cinthya – Bombice dell’ailanto

Eh sì;

anni e anni di studi scientifici cancellati da una canzoncina di Donatella Rettore che ormai ha qualche anno (la canzone e anche la cantante) e dove i doppi sensi si sprecano.

Ma vogliamo cercare un altro senso (il terzo) a questa affermazione?

Forse lo possiamo trovare se davanti a cobra ci mettiamo la parola farfalla. Un bombice per l’esattezza. E come tutti i bombici ha la sua pianta che in questo caso si chiama Ailanto  (Ailanthus altissima) o Albero del Paradiso.

Hai capito il cobra?  Dall’arca di Noè direttamente in paradiso!

Ma torniamo al nostro cobra, cioè alla nostra farfalla. Se la guardi metà alla volta, prima la parte sinistra e poi la parte destra (o viceversa) e guardi l’apice superiore dell’ala, ti accorgi che quel dettaglio assomiglia in modo impressionante alla testa di un cobra o così almeno afferma la maggior parte delle persone.

Farfalla cobra – Foto Carlo Caputo

Il bombice dell’ailanto (Samia Cinthya) è originario dell’estremo oriente ed è arrivato da noi assieme alla sua pianta  a metà ‘800 anzi no, pare che l’Ailanthus altissima sia arrivato in Italia, nell’ Orto botanico di Padova attorno al 1760.

Ailanthus altissimus

Il senso di importare anche la farfalla è dovuto al fatto che dal suo bozzolo  si provò a produrre un tipo di seta alternativo a quello del baco del gelso. L’esperimento fallì ma la pianta (infestante) e  la farfalla restarono e ogni tanto capita che qualcuno la veda e la fotografi.

E’ una farfalla di grosse dimensioni (dai 9 ai 14 cm. di apertura alare ma qualcuno dice anche di più) con abitudini notturne; è una falena, infatti ha le antenne a pettine, e certo incontrarla di notte può fare una certa impressione.    Ma tranquilli:  non morde.

Infatti la la farfalla cobra non è un serpente. (ovvio, è una farfalla!)

Per sapere cosa altro può essere un cobra, invece, chiedere direttamente alla Rettore.