CICERCHIA… TROVA

Cicerchia primaticcia

Incominciamo da lei… anche perchè in effetti è la prima.

Devo dire però che non l’ho cercata.

L’ho trovata al Campo dei Fiori sopra Varese: si chiama Cicerchia primaticcia. (Lathyrus vernus)

La sua bellezza è il fiore, un fiore di pisello che però ha sfumature di violetto, indaco, ciclamino, rosso porpora…

E’ primaticcia perchè fiorisce molto presto, già a marzo nelle zone esposte al sole come qui sul Campo dei Fiori,  in questa strana primavera.

Valcuvia dal Campo dei Fiori

Ma di cicerchie ce ne sono molte altre, sono leguminose erbacee e “selvatiche” tranne alcuni rari casi, che io spesso ho incontrato senza sapere che erano loro.

E allora adesso, con questa nuova consapevolezza, vado a ritroso, nel mio archivio fotografico  e qualcosa ho trovato.

Lathyrus tuberosus

Questa, rintracciata sull’appennino emiliano, è probabilmente una Cicerchia tuberosa (Lathyrus tuberosus L.) peccato che non mi è venuto in mente di verificare.. e non l’ho fatto neanche una volta successiva, sui colli tortonesi.

Appennino Emiliano
Appennino Emiliano
Colli tortonesi
Lathyrus tuberosus

Va beh, semplicemente non lo sapevo che le cicerchie possono essere tuberose e non sapevo neanche che possono essere angolose, articolate, pallide, bastarde  oltre che pannoniche, venete, filiformi, montane, palustri…

Tra tutte però mi manca (chissà se la troverò?) la graziosa “Cicerchiella(Lathyrus cicera)

Una cicerchia antica e molto comune che è tornata recentemente agli onori della cronaca,  è la  Cicerchia sativa .

Classificata nei legumi da granella come le lenticchie ha però semi più grandi e dalla forma irregolare e, inutile dirlo sta avendo notevole successo come cibo alternativo.   Un revival, piuttosto, visto che in passato era molto usata a scopo alimentare.

Lathyrus sativus

E’ una pianta molto rustica, che cresce anche in terreni molto magri e sassosi  (i suoi semi, forse per simpatia, assomigliano a dei sassolini) e ha una produzione superiore a quella delle lenticchie.

E’ però un seme, il suo, che contiene un aminoacido velenoso e quindi se consumata in grande quantità può danneggiare il sistema nervoso centrale  (sia uomini che animali). Questa sindrome veniva chiamata latirismo.

Ma le cicerchie non finiscono certo qui.

Infatti fanno parte di questa famiglia anche i ceci (chiamati dagli scienziati Cicer arietinum) una pianta oggi presente solo se coltivata, che come certi animali ha perso la sua selvatichezza.

Di questa pianta conosciamo ormai solo le confezioni in sacchetti trasparenti nei supermercati.

Ma ci saranno ancora in giro delle piante di ceci sfuggite alla cattività delle coltivazioni?

Vado a “cicerchiarle”.

 

 

 

 

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