TRAMONTO CON FOLAGA

Dove vanno le folaghe di notte?

Si mettono la minigonna e vanno in discoteca.

No, stasera sono troppo stanche. Per tutto il giorno le abbiamo sentite schiamazzare nelle acque e tra i canneti del lago, con quel loro verso (quasi uno squittio) penetrante e limpido.

Più facile che vadano a dormire presto tra morbidi giacigli sulla riva, infatti già a quest’ora non si vedono più in giro.

No, eccone una, solitaria (e stranamente silenziosa) aggirarsi ancora in queste acque fredde che il tramonto colora di arancio.

Dove si rifugiano le folaghe quando il sole va dormire?

Si travestono da suore, e provano il balletto di Sister Act;  anzi no, non hanno bisogno di travestirsi, sono già pronte così con quel loro vestito nero con una punta di bianco sulla fronte, la qual cosa a quest’ora le rende quasi invisibili.

Sono altre adesso le voci, non il verso stridulo dei gabbiani  o il gracchiante richiamo degli aironi…

Qualche grillo timidamente inizia il suo rosario e un verso cupo ci dice che da qualche parte sta appollaiato un rapace notturno (quale?)

Staremmo qui tutta la notte ad ammirare le luci lontane dei paesi affacciati sul lago, ma anche per noi è ora di andare.

Buonanotte folaga!

Al prossimo tramonto (sera, notte) !

 

 

MORA MA BIANCA

E’ un controsenso, lo so;  una contraddizione… eppure è così

Se sei una mora ovvero Blackberry  ma sei anche rossa  (rubus) nella tua giovinezza, salvo poi cambiare colore nella maturità e soprattutto sei canescens ovvero canuta ovvero bianca non giù nella vecchiaia ma fin da subito c’è qualcosa che non quadra.

Va beh, vediamo di fare un po’ di chiarezza.

Rubus canescens

Il rubus canescens (detto anche rubus tomentosum) è assieme al rubus fruticosus  (detto anche “ulmifolius” per la somiglianza con l’olmo) è la pianta che principalmente ci offre quei frutti succulenti che sono le more.

Dopo i fiori bianchi a pannocchia il nostro Rubus canescens produce frutti  rotondeggianti  e morbidi (drupe) composti da tante piccole palline addossate l’una all’altra dapprima verdi poi rosse e infine nere.

E il bianco dove sta?  (qui vi volevo)

Sta nelle foglie ovvero nella pagina inferiore che non è verde clorofilla ma argentea, un po’ come quelle dei salici, dei pioppi bianchi, quindi più “bianca” rispetto alla pagina superiore.

Certo non è educato e anche poco elegante sollevare il bordo delle foglie per guardare sotto, e in questo caso anche pericoloso, considerate le spine…  ma è l’unico modo per scoprirlo.

Chiarite le questioni cromatiche (e aspettando che i frutti maturino) non ci resta che osservare il laborioso e incessante lavoro delle api.

Ape su rovo

Ma attenzione che ci sono molte farfalle sui rovi a fare concorrenza alle api:

la splendida Tabacco di Spagna, una delle più grandi farfalle italiane, che ha una sola generazione all’anno, oppure la meno appariscente Maniola jurtina, farfalla molto comune (e poco considerata) ma soprattutto la Dafne (Brentis daphne) che per la sua predilezione per questa pianta possiamo considerare una vera e propria “farfalla di rovo”.

Ps: esiste il miele di rovo?

Mi dicono che il miele di rovo è un miele uniflorale, di colore ambrato o ambrato scuro, con odore intenso, consistenza liquida o parzialmente cristallizzato e con un gusto non molto dolce ma mediamente intenso di confettura.

(da https://www.mieleapi.it/tipi_di_miele.html )

 

 

 

RANA FRAGOLA

Rana Dart Cison Fragola - Oophaga pumilio - Rana Flecha Roja y Azul (2)

La Rana-Fragola (Oophaga pumilio),  è una delle specie comuni diurne che si possono trovare nelle foreste pluviali tropicali del Costa Rica, (ma anche in Nicaragua e Panama)  in particolare nella parte caraibica.

(Fragola per il colore è ovvio ma un po’ credo anche per le dimensioni).

È normale fare escursioni e vedere queste lucide rane rosse e blu saltare improvvisamente dal sentiero. (Le escursioni non sono mie, sia ben chiaro; io mi accontento di esplorazioni molto più casalinghe e molto meno esotiche).

A causa del colore delle loro gambe  le Rane-fragola sono anche chiamate “Blue Jeans“, anche se alcuni individui hanno gli arti rossi.

Se ne sta tranquilla su una foglia gialla e non ha paura dei predatori.

Quei colori così vistosi è un chiaro esempio di mimetismo mulleriano con i quali gli animali dicono: stai attento, non mangiarmi, sono velenoso.

Dendrobate

il veleno è una tossina alcaloide prodotta da ghiandole presenti sulla pelle,  come avviene per altre rane velenose.

Pare che la velenosità di questa minuscola rana, che misura in media da 1,7 cm fino a 2,4 cm. sia dovuta alla sua dieta, si ciba infatti di una specie di acari e anche di formiche.

Grazie alla sua nota velenosità è praticamente un’intoccabile per gli altri animali e così  può spassarsela tutto il giorno usando  un fungo come comoda poltrona.

Del resto l’altro suo nome italiano, molto meno affascinante ma altrettanto azzeccato è Dentrobate pigmeo.

Rana Dart Frittatina di Poison - Oophaga pumilio - Rana Flecha Roja y Azul (5)

Questa graziosa e tossica raganella è molto ricercata dai collezionisti e perciò oggetto di un fiorente commercio internazionale che però la mette a rischio di sopravvivenza come specie  assieme alla diminuzione sempre maggiore dei suoi habitat

Altre foto della Rana fragola sul sito “The nature admirer” un amico naturalista del Costa Rica.

 

PAPAVERI, CARDI E CAVALLETTE

 

Strani abbinamenti, è vero.

Ma non devo dirvelo io. Ormai non ci si stupisce più di nulla.

Ovvero quello che stupisce (se ancora ne siamo capaci) è che dopo tanta pioggia, all’improvviso i campi si colorino di rosso. E’ come se quella fioritura tanto attesa l’avessimo data per persa.

Quello che stupisce (che può stupire) è però l’abbinamento papaveri acqua. Di solito li abbiamo sempre visti in ambienti aridi, negli incolti o come infestanti dentro ai campi di frumento.

Qui sulle sponde del Naviglio Vecchio, a poche centinaia di metri dalla derivazione del canale dal fiume Ticino, i papaveri crescono a pochi centimetri dall’acqua , creano un contrasto, loro così rossi, con il blu cristallino del cielo terso di questa mattina che si specchia nel canale.

Volete un altro abbinamento strano?

Eccolo qui:  papaveri e cavallette.

Di solito i papaveri sono nominati assieme ai fiordalisi (dei quali registriamo un grande ritorno) o assieme alle papere, come nella famosa canzone  dai doppi sensi fin troppo espliciti.

E invece qui di papere stamattina non se ne vedono.

Non so perchè la cavalletta sia saltata sul papavero (e chiaramente non ho fatto in tempo a chiederglielo) ma trovo che questo abbinamento di colore rosso-verde non sia niente male.

Vogliamo continuare?

Ah sì, perchè chi sono anche i cardi con le loro foglie spinose e con quei fiori fucsia che sembrano morbidi pennelli da barba.

Papaveri e cardi, nello stesso ambiente.  Non ci avevo mai fatto caso, ma c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare.

I cardi, a differenza dei papaveri attirano molte più specie di insetti.  I bombi sono da sempre amici dei cardi, forse per simpatia, perchè anche loro sono pelosi, ispidi

Bombo dei campi

ma ci sono anche le api del sudore (sweat bee) api selvatiche che non vivono in grandi colonie come le api domestiche (apis mellifera).

sweat bee

E infine ecco il classico abbinamento  fucsia e blu metallizzato perchè il nettare dei fiori di cardo non poteva non attirare anche un esemplare di Oedemera nobilis, un coleottero floricolo  che presenta  nel maschio un rigonfiamento dei femori delle zampe posteriori.

Oedemera nobilis (m)

Non chiedetemi perchè, non so neanche a quale palestra è iscritto, so solo che la femmina è molto più snella e longilinea.

A volte succede di vedere delle coppie così. L’ho detto: questo è un articolo di strani abbinamenti (accoppiamenti) perciò…

 

VIVA L’ ATALIA

Sì, avete letto bene;

non volevo scrivere “Viva l’Italia”, dolce e amato (odiato) stivale;

e non volevo neanche scrivere “Viva la taglia” (la 42, quella più desiderata dalle donne).

NO, volevo proprio scrivere “Viva l’Atalia”.

E chi è?

E’ un insetto, un lepidottero diurno, insomma… una farfalla.

Melitea Athalia maschio

La Melitea athalia, ovvero Atalia e anche Fritillaria è una farfalla di medie dimensioni appartenente alle famiglia delle ninfalidi (quelle delle vanesse per intenderci: Vanessa del Cardo, Vanessa dell’ortica, Vanessa io ecc….).

La possiamo osservare fino ad una quota di 2000 m. slm ai bordi dei boschi, nelle radure o nei prati magri.  Ha una o due generazioni all’anno e la forma adulta compare da maggio ad agosto.

Il suo bruco si nutre su diverse piante che vanno dal melampiro alla piantaggine, dalla veronica all’eufrasia: tutte piante presenti negli ambienti sopra descritti.

 

Ma come facciamo a dire che è proprio un’Atalia?   Le melitee  hanno tutte una livrea arancio e nera con motivi molto complicati ed è quindi facile confonderle come è facile ad un occhio non allenato confonderle con farfalle di altre famiglie come la Lathonia o la Dafne o perfino con qualche licena.

Ma questa è proprio una Melitea athalia  maschio. Il bordino bianco sul margine esterno delle ali e quel motivo più grande, quell’accenno di “occhio” nella parte centrale delle ali superiori sono due caratteri evidenti.

Melitea Athalia maschio

Ecco,  mi viene in mente un discorso di qualche giorno fa con alcuni amici, un discorso che non vuole essere razzista.

Ci si chiedeva come fare a distinguere un cinese da un’altro oppure un cinese da un giapponese.  Lo stesso per gli abitanti dell’Africa nera.

E poi uno di noi disse:  ma lo sapete che anche per loro è lo stesso?  Che non sanno distinguerci?  Per loro noi europei siamo tutti uguali.

Parafrasando Elie Weisel (scrittore statunitense di cultura ebraica) potremmo dire:  “Il contrario dell’amore è l’indifferenza“.

Se conosci una persona e gli vuoi bene riesci a distinguerla, al contrario tutti gli altri volti sono sconosciuti, anonimi, per te indifferenti.

Questo credo vale anche per le farfalle.

 

FOGLIE D’ERBA

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Un bambino disse:

“Che cosa è l’erba?” –  portandomene a piene mani;

come potevo rispondere al bambino?

Io non so che cosa sia più di quanto lo sappia lui.

Rimugino che potrebbe essere la bandiera delle mie inclinazioni, tessuta di lana verde-speranza.

O azzardo che sia il fazzoletto del Signore, un dono profumato e un souvenir lasciato appositamente cadere, che porta il nome del proprietario forse in qualche angolo, che noi possiamo vedere e notare, e dire:  Di chi sarà?

O immagino che l’erba sia essa stessa un bambino, un neonato del mondo vegetale.

O suppongo che sia un uniforme geroglifico, che significa:  “Spuntando eguale nelle terre aperte e in quelle chiuse, crescendo tra i popoli neri e quelli bianchi, Canachi, Tuckahoe, uomini del Congresso e Negri, do a tutti loro lo stesso, accolgo tutti loro lo stesso…”

 

Da “Foglie d’erba”     –  Walt Whitman

(riprendendo un vecchio post del mio amico Namo)