CIELO A CORIANDOLI

Il vento leggero di questa mattina stacca delicatamente le foglie dai rami degli alberi o forse sono loro che si lasciano cadere, volteggiano come farfalle, come piccoli elicotteri e si posano sul terreno ancora bagnato dalla pioggia dei giorni scorsi.

In alcuni momenti sembrano coriandoli che piovono dal cielo, muovono l’aria, danno al bosco un respiro  che si mescola all‘odore dei muschi, degli aghi di pino.

Ma a rendere viva l’atmosfera in questa mattinata autunnale di sole non sono solo loro, non è solo il cielo azzurro ma tutte le persone che percorrono questa strada, in bici, a piedi, con i cani, qualcuno cercando ancora ostinatamente ( e forse invano)  funghi che quest’anno in questo bosco non ne hanno voluto sapere di nascere.

Ah no, ecco, un fungo c’è !!  solo che non è di quelli buoni da mangiare;  e allora lasciamolo fare il suo lavoro di spazzino del bosco;

lasciamo che il sole che filtra tra gli alberi scaldi l’erba bagnata di rugiada, sollevi piccole nebbie che fanno così tanta malinconia, ma di quella buona, quella che fa rima con nostalgia,  no, non quella dell’estate, anzi;

mi perdonino le foglie gialle e rosse che così tanto si sono date da fare per attirare la mia attenzione ma io sto già aspettando l’inverno!

VIVA LA CAMPAGNA !

Hibiscus syriacus

Sì, proprio lei,  anche quella di ottobre,  in apparenza così spoglia.

Niente di bucolico però, solo un piccolo lembo di terra tra capannoni industriali e strade a scorrimento veloce, eppure…

La prima sorpresa, se di sorpresa si può parlare, è  l’ibisco,  di tre colori (su piante diverse) fiori che durano un giorno, arbusti robusti, a crescita veloce. Fanno da cornice al sentiero assieme ad alcuni noccioli,  a un albero di noce.

Hibiscus syriacus

L’amaranto  si colora in questa stagione di rosso (sopratutto i fusti) ma anche i semi abbondanti ancora attaccati alla pianta sono di colore rossiccio così come il caro e Buon Enrico (Chenopodium album)

Rosso così non l’avevo mai visto ma non per lo sforzo o la vergogna. Sono le mattine fredde che gli fanno questo effetto e gli antociani  (che peraltro sono presenti anche nel vino; sarà per questo che gli ubriaconi hanno sempre il naso rosso?)

Anche l’amaranto (come la topolino di un libro di Dante Graziosi)  e il Buon-enrico fanno da contorno a un’altra pianta con foglie a sette punte,

Si proprio a sette punte e so già a cosa state pensando ma…

Macchie gialle di Topinambur portano un po’ di luce in un mattino dal cielo velato, ormai è una pianta così familiare e così buono è il suo tubero dal sapore di carciofo che ancora mi chiedo come facevano prima che arrivasse da noi  a preparare la bagna cauda.

Topinambour

Con lei invece non si cucina niente, arriva dalle stesse zone del topinambour (nord- America); chissà se sono arrivate assieme.

Perchè lei è la Conyza canadensis, si capisce, una asteracea da noi diventata infestante, e si capisce ancora di più guardando la quantità esagerata di semi presenti adesso sulle piante.

Conyza canadensis

Semi no, ma minuti fiori paglierini sono quelli che ci nostra il sorghetto, altra pianta infestante delle graminacee, eccoli la i suoi fiori tipici e le sue foglie così simili al sorgo (o saggina) infatti sono parenti.

Sorghetto – spiga

Va beh tralasciamo la lattuga selvatica che ormai ha completato il suo ciclo (i semi sono già dispersi, può seccare tranquilla) o l’artemisia vulgaris, adesso in fioritura, lasciamo stare anche la silene vulgaris o strigoli anche lei contenta ormai del lavoro fatto quest’anno e torniamo verso casa.

Artemisia e silene Vulgaris

Ho dimenticato di dirvi qualcosa?

Se voi tacete vado via tranquillo.

Ah, non vi ho più detto della pianta con le foglie a sette punte…

C’è n’era un campo intero.

Devo dire che non l’avevo mai vista dal vivo così in campo aperto e non era neanche una zona troppo nascosta.  Mi hanno stupito i lunghi steli poco ramificati e l’aspetto tutto sommato selvatico della pianta e i semi tutti addossati anche loro ai fusti.

Qualcuno a questo punto avrà già provato a pronunciare la parola Cannabis ma ecco la sorpresa..

Si tratta semplicemente  di cannabis sativa ovvero di canapa, pianta un tempo molto importante per la produzione di corde, e di tessuti e oggi impiegata anche in edilizia.

Anche dalla cannabis sativa, come dalla cannabis indica, si può ricavare droga, solitamente però nelle coltivazioni ammesse il tasso di THC (il principio psico-attivo da cui si ricavano hashish e marijuana) è molto basso  e comunque pare non fare effetto alle api.

Infatti le infiorescenze di canapa sono un’ottima fonte estiva di polline per le api.

 

Allora se tutto ciò vi ho potuto raccontare dopo un giro di neanche mezz’ora appena fuori paese è proprio il caso di dire:

Viva la campagna !!

DIVIETO DI SOSTA

NO perchè i cartelli è bene osservarli.

E se li c’è un cartello vuol dire che qualcuno ce l’ha messo, e se ce l’ha messo vuol dire che c’era un motivo… forse, una volta…

Si perchè adesso quel cartello grida tutta la sua inutilità, sancisce un diritto che da anni nessuno più esercita, uno spreco, come quelli che pur avendone diritto non vanno a votare.

E se da tempo nessuno passa più di qui vuol dire che qualcuno ne può approfittare come per esempio questa vite canadese (Parthenocissus quinquefolia).

Vite canadese

Avete provato a dargli la multa?  Non ha neanche il numero di targa !

Lei è stata la prima ma poi anche altri si sono accorti che potevano fermarsi lì impunemente.

E’ il caso di queste lattughe: la lattuga spinosa (Lactuca serriola) e sua cugina la lattuga dei boschi o Lactuca muralis. A dire il vero quest’ultima cosa non l’ho capita bene.

Lattuga spinosa

E’ dei boschi o dei muri? (Forse che nei boschi ci sono i muri? Si, a volte mi è capitato di incontrarne)

Questa versione però mi pare più “muralis” anzi decisamente muralis;   nei boschi se ci andrò la prossima volta ci farò caso se la vedo.

Queste lattughe sono così scrause che nessuno sospetterebbe che siano anche a scopo alimentare e invece sì, perlomeno le foglie giovani, anche se con tutta evidenza queste piante assomigliano molto ai ragazzacci che si fermano a giocare in strada (con tutto il rispetto per la strada) e che non si muovono da lì neanche con la minaccia di chiamare i carabinieri.

Per fortuna ad addolcire il tutto c’è anche la Cespica annua (Erigeron annuus) un’altra asteracea con fiori simili a piccole margherite ma con steli molto più alti e con petali molto molto sottili.

Cespica annua

Anche lei qui in barba al cartello, anzi forse proprio per quello, quasi fosse una sfida, tanto non deve neanche mettere il disco orario  (o annuo) è una pianta annuale, ha un tempo limitato e poi se ne andrà.

Intanto però, come diceva un mio vecchio amico, laddove l’aridità, l’incuria, l’abbandono sembrano prevalere, la natura piano piano riconquista i suoi spazi e genera nuova bellezza.

ARBUSTORUM INTERRUPTA

Eristalis arbustorum

Tranquilli;  non si tratta di una imprecazione in latino (ci avrei messo il punto esclamativo alla fine, non vi pare?)

E non si tratta neanche di una di quelle frasi celebri tipo “Tu quoque Brute fili mi!” reminiscenza scolastica non solo di quelli che hanno fatto il liceo classico.

Potrei aggiungere qualche termine alla litania che così diventerebbe: arbustorum, interrupta, tenax, pertinax…

Evocazione sonora di un rosario biascicato da vecchiette con il velo nero in una chiesa  barocca (troppo scontato, vero?)

E allora?

Se ancora aggiungiamo: intricarius, horticola, trasversa, forse si incomincia a capire che si tratta di insetti e precisamente di ditteri della grande famiglia dei Sirphidi e dentro a questa al nucleo delle Eristalis

Eristalis horticola
Eristalis tenax

Uffa, di mosche, sempre di mosche ci parli ! Dirà qualcuno.

No, è un po’ che non torno sull’argomento.  Ma preferite forse le zanzare?

In ogni caso si tratta di mosche molto particolari.  Ditteri, ovvero insetti con due ali, che hanno avuto la bella idea di camuffarsi da api un po’ come tutti i Sirphidi.

La più famosa è la Myathropa florea o “mosca Batman” dal caratteristico disegno di pipistrello sull’addome.

Myathropa florea

Le Eristalis invece potremmo invece chiamarle mosche con la clessidra. Scura su fondo chiaro, chiara su fondo scuro, più o meno evidenziata.

Si assomigliano tutte un po’ tranne la intricarius che è più pelosetta e  questo antico strumento per misurare il tempo “tatuato”  sull’addome  le distingue da altre famiglie di insetti.

E se il tempo scorre senza fermarsi mai cosa è “interrupta” in queste mosche?