CIPRESSO CALVO

 

Anche i cipressi soffrono di alopecia ?

E’ una nuova malattia dovuta ai cambiamenti climatici?

NO, il nostro Cipresso calvo ovvero Taxodium distichum, si chiama così perchè d’inverno perde gli aghi dei rametti laterali e quindi appare un po’ spoglio.

Ma non è questa l’unica particolarità di questa pianta, Infatti l’altra sua caratteristica, a parte la base del tronco a zampa di elefante che lo fanno sembrare un albero degli anni ’70,  l’altra caratteristica sono i ginocchi.

I ginocchi?

Ma sì,  gli pneumatofori !  Chi non ne ha mai sentito parlare?

Questa conifera delle famiglia delle  Cupressaceae, si chiama anche Cipresso delle paludi perchè  il suo habitat sono le paludi e le rive paludose di fiumi e laghi.

Laghetasc Brebbia

Originaria degli Stati Uniti sud-orientali è arrivata in Europa nel XVII secolo e qui è utilizzata principalmente a scopo ornamentale.

Infatti gli aghi prima di cadere si colorano di un bel rosso/marrone.

E i ginocchi?

Gli pneumatofori (dal greco pneuma (soffio) e fera (portare) sono delle radici modificate che catturano l’ossigeno portandolo alla pianta perchè nelle paludi il terreno è povero di ossigeno.

pneumatofori Taxodium distichum

Quando invece le radici della pianta trovano abbastanza ossigeno   i ginocchi non si formano.

Ecco allora perché non li ho visti sugli esemplari che crescono in riva al lago di Comabbio!

Cipressi delle paludi Parco Sempione Milano

Mi dicono invece che i pneumatofori ci sono negli esemplari al Laghetasch di Brebbia  e li ho visti dal vivo al Parco sempione di Milano (dove  i cipressi calvi sono stati piantati ai bordi del laghetto vicino al monumentale Noce del Caucaso)  e in altre paludi che adesso non ricordo…

ma dalle quali per fortuna sono uscito.

 

L’ALBERO APPESO

Adam Lowe – Ulivo secolare – scultura in bronzo

Volevo quasi scrivere “l’albero impiccato”.

Sì, impiccato ad un altro albero, strangolato da piante parassite, strappato via dal vento oppure corroso piano piano al suo interno da funghi e insetti xilofagi.

NO, però quest’albero non è come quel burattino impiccato in una notte buia dal Gatto e dalla Volpe.

E’ così, sospeso, in aria,  imbalsamato, simulacro di sé stesso, scolpito nel bronzo.

A giant bronze olive tree hanging from the roof of the Mercato del Duomo food store in Milano, Italy. The sculpture is by British artist Adam Lowe, who used secular olive trees as a cast.

Siamo nel bel mezzo di quella che una volta era (o forse è ancora) la “Milano  da bere” un negozio  con affaccio sulla Piazza Duomo, insomma siamo al centro, così al centro che più al centro non si può.

Sotto, nelle “catacombe” c’è lo “store” di libri Feltrinelli e sopra tra marmi, scale mobili e vetrate troviamo il “Mercato del duomo”: bar, ristorante, mercato dei prodotti della terra… insomma una “fucina di esperienze culinarie”  come recita il “claim” più glam del glamour (cit. Briatore/Crozza).

E all’ultimo piano la terrazza Aperol (Ah ecco dov’era finita la Milano da bere) .

In tutto ciò il nostro povero albero occupa è vero un posto centrale;

lo vedi, salendo, dal basso, dalla parte delle radici, poi arrivi all’altezza del tronco, infine lo squadri dall’alto quando ormai hai finito l’ascesa.

L’idea è dell’artista internazionale Adam Lowe: l’ulivo secolare, riprodotto a grandezza naturale, è il simbolo della cultura eno-gastronomica mediterranea e del contatto con la terra, celebra la ricchezza e la freschezza delle materie prime che è possibile trovare in questo luogo  aperto in seguito a Expo 2015 ispirandosi a questi principi.

Ma c’era proprio bisogno di ridurlo così?  (neanche la silella…)

E poi ogni albero  in carne e ossa (ovvero linfa e alburno… e clorofilla) è già di per sé un’opera d’arte.

OGNI PERSONA CHE PASSA NELLA NOSTRA VITA

Ogni persona che passa nella nostra vita è unica.

Sempre lascia un po’ di sé e si porta via un po’ di noi.

Ci sarà chi si è portato via molto,

ma non ci sarà mai chi non avrà lasciato nulla

Questa è la più grande responsabilità della nostra vita

e la prova evidente che due anime non si incontrano per caso.

 

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“Cada persona que pasa por nuestra vida es única.

Siempre deja un poco de sí y se lleva un poco de nosotros.

Habrá los que se llevarán mucho,

pero no habrá de los que no nos dejarán nada.

Esta es prueba evidente de que dos almas no se encuentran por casualidad”

      Jorge Luis Borges

MARRONE

Ticino e incile Naviglio Grande

Qualcuno potrebbe pensare che è un colore triste.

Io penso di no, specie riflesso nelle acque dei fiumi, dei laghi, oppure accompagnato dall’azzurro del cielo, delle piume bianche dei cigni.

Lago di Comabbio
Cigni nel canneto

Guardate queste foto, scattate tutte in inverno, in momenti diversi.

Giornate limpide e senza neve, ugualmente belle che testimoniano la bellezza dell’inverno. (La natura che vive anche d’inverno)

Per ognuna potrei raccontare una storia, ma non adesso.

Un giorno forse lo farò.

Intanto Vi lascio  alle immagini   (e alle relative didascalie)

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