GLI ABBRACCI DEL MITO

 

In questo periodo in cui abbracciarsi è un atto di ribellione o di incoscienza  e gli unici che possono abbracciarsi sono gli alberi,   ci viene in soccorso il mito.

E Ovidio con le sue “Metamorfosi”

Certo non sempre facciamo questa associazione quando vediamo due alberi abbracciati  come Filemone e Bauci, due anziani coniugi salvati  dal diluvio da Giove e Mercurio per ricompensarli della loro generosità  e trasformati in alberi intrecciati e uniti per sempre,

Però per gli alberi pare sia naturale.

A volte mi è capitato di vedere alberi così strettamente intrecciati che i loro tronchi si erano fusi assieme a formare un unico flusso di linfa (di vita) indissolubile.

A volte sono due alberi della stessa specie, a volte di specie diverse ed è sorprendente, almeno per noi, come facciamo a dividere così strettamente lo stesso spazio, la stessa aria, lo stesso  suolo.

E il groviglio di rami è anche quello di radici, di braccia, di mani, di bocche, di capelli… c’è un sostenersi a vicenda contro le intemperie e le ingiurie del tempo,

 

E forse anche Ovidio ha preso ispirazione  da alberi così quando ha pensato a Filemone e Bauci indivisibili e abbracciati per sempre.

 

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In una meravigliosa pagina delle Metamorfosi di Ovidio (VIII, vv. 616-724), nel tempo del mito, Giove e Mercurio scendono sulla terra vestiti da mendicanti e vanno in Frigia, per mettere alla prova l’ospitalità dei suoi abitanti. Bussano a mille porte, ma se ne apre solo una, quella della casa di Filemone e Bauci, marito e moglie molto anziani e altrettanto poveri e generosi. Il vecchio Filemone li fa accomodare e Bauci offre le loro semplici pietanze e del vino da un cratere che, prodigiosamente, non si svuota mai.

I due allora capiscono di trovarsi in presenza di divinità e, per farsi perdonare della semplicità con cui li hanno accolti, decidono di sacrificare la loro unica oca, guardiana della loro capanna. Ma Giove e Mercurio lo impediscono, si manifestano e svelano che, mentre tutti i cittadini stanno per essere sommersi dalle acque, solo loro si salveranno, purché lascino la loro casa.

Filemone e Bauci accolgono Giove e Mercurio travestiti da viandanti

I due anziani obbediscono e, tristi per il destino dei loro concittadini, salgono con le due divinità sul monte da cui vedono la regione allagarsi e la loro capanna trasformarsi in un tempio. Allora Giove domanda alla coppia di esprimere il desiderio più bello e Filemone e Bauci chiedono di poter essere sacerdoti e guardiani del loro tempio e di poter morire nello stesso istante, senza che nessuno dei due provi il dolore lancinante di veder morire chi ama. E così fu. Un giorno, mentre vegliano sul tempio di cui sono diventati i custodi, Filemone e Bauci si guardano mentre si coprono di rami e foglie, riuscendo a dirsi addio prima che la corteccia serri le loro bocche. Ancora oggi gli abitanti del luogo vedono lì i due tronchi vicini, una quercia e un tiglio, che un tempo furono umani, ora intrecciati tra loro.

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(Grazie al mio amico Namo per il suggerimento)

 

 

2 pensieri riguardo “GLI ABBRACCI DEL MITO”

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