ZONE UMIDE E GIORNATE MONDIALI

Palude Brabbia – foto Marco Revrenna

Ah, se ce l’avessero detto qualche anno fa non ci avremmo creduto.

Perchè festeggiare (e in tutto il mondo per di più) degli stagni, o acquitrini, o paludi ?

Non erano quelle zone che bisognava bonificare ad ogni costo per ricavare nuove terre da coltivare? non erano posti pieni zeppi di zanzare che portavano la malaria?

Si, certo. Poi i tempi cambiano e nel frattempo le zone umide sono diventate una cosa rara, da proteggere dall’estinzione, almeno da quando abbiamo capito che la biodiversità è un valore universale, un elemento indispensabile per la sopravvivenza dell’uomo sulla terra.

E così tutti gli anni, il 2 febbraio si celebra la giornata mondiale delle zone umide: https://www.legambientelombardia.it/2-febbraio-2022-giornata-mondiale-delle-zone-umide/

Allora senza andare a scomodare le (ex) paludi pontine o il grande delta del Po ma concentrandoci solo sulla Provincia di Varese si possono citare un sacco di esempi di zone umide, alcune antichissime, altre più recenti, alcune ancora sconosciute al grande pubblico (ma forse è meglio così)….

Tra queste possiamo citare la Palude Brabbia, l’oasi della Bruschera, la torbiera di Ganna, il Laghetasch di Brebbia, l’Oasi boza di Cassano Magnago, i laghetti di fitodepurazione a Lonate Pozzolo.

Ma andiamo con ordine.

La Brabbia è l’area umida più estesa con i suoi 460 ettari. E’ situata tra il lago di Varese e quello di Comabbio e attraversata dal canale Brabbia che collega i due specchi d’acqua. Antica torbiera, dal 1993 è area protetta gestita dalla Lipu e oggi zona umida di importanza internazionale secondo la convenzione di Ramsar del 1971.

https://it.wikipedia.org/wiki/Riserva_naturale_Palude_Brabbia

Palude Brabbia in inverno – foto Marco Revrenna

Un’altra ex torbiera si trova più a nord accanto al piccolo lago di Ganna, nell’omonima valle e vicino al paesino che porta lo stesso nome.

La riserva naturale (oggi sito di importanza comunitaria) ha una estensione di 69 ettari ed è gestita dal Parco Regionale Campo dei fiori.

Alimentato da sud dal torrente Margorabbia il lago è profondo solo fino a 4 metri per cui spesso in inverno gela completamente. Altra particolarità è la vicinanza della Badia di Ganna fondata dai Benedettini nel XII secolo e dedicata a S. Gemolo.

https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioRedazionale/scopri-la-lombardia/ambiente/riserve-naturali/fascia-alpina-e-prealpina/lago-di-ganna

Lago di Ganna e torbiera di S. Gemolo

Inutile dire che tutte queste aree sono ricche di specie vegetali e animali (uccelli, mammiferi, pesci, insetti…) e per questi dettagli vi rimando ai rispettivi link però tra tutte queste zone umide ce n’è solo una dove possiamo ammirare il Cipresso calvo delle paludi (un cipresso americano con le “zampe da elefante”) ed è un sito conosciuto con il nome di Laghetasch, un piccolo lago creato da una depressione di origine glaciale sul Motto Pivone tra Brebbia e Ispra.

Esemplari di Cipresso Calvo al Laghetasc

La “boza” nella parte nord del territorio di Cassano Magnago è una ex cava di argilla che ha cessatola sua attività ormai più di 50 anni fa e così le voragini lasciati dall’attività estrattiva sono state riempite e l’area ha avuto tutto il tempo di rinaturalizzarsi diventando un’oasi di 4 ettari occupata dallo stagno e circondata da boschi e zone a prato.

Oasi Boza

L’oasi della Bruschera invece è un lembo paludoso della sponda sud-orientale del Lago Maggiore, a valle del Golfo di Angera con vista sulla famosa Rocca Borromea.

164 ettari occupati nella parte nord da uno degli ultimi lembi di foresta allagata che un tempo occupavano aree molte estese della Lombardia, fino a quando arrivarono i Romani a bonificare la paludosa Mediolanum.

La porzione sud è invece in parte artificiale essendo formata da vasche di fitodepurazione a valle di un impianto di depurazione acque.

Stessa cosa per quanto riguarda gli stagni di Lonate Pozzolo, gli ultimi arrivati in famiglia ma eredi di una lunga storia di impaludamenti e di acque reflue.

Foto aerea stagni fitodepurazione depuratore S. Antonino Ticino

Si tratta della bonifica di una vasta area a sul del Depuratore Consortile di S. Antonino nell’estremo sud della Provincia di Varese dove un tempo si disperdevano le acque del Torrente Arno (o Arnetta) e che oggi è stata trasformata con la creazione di quattro laghetti che raccolgono le acque in uscita dal depuratore per un ulteriore affinamento attraverso un processo di fito-depurazione ad opera di piante quali la cannuccia di palute (Phragmite australis) e la Mazzasorda (Typha latifoglia). Un ambiente creato solo 20 anni fa ma capace di richiamare specie di uccelli mai prima osservati in Provincia di Varese come i Cavalieri d’Italia.

Se non siete troppo allergici alle zanzare che popolano questi posti potete andarci in primavera o estate ad osservare stupende fioriture oppure scegliete l’inverno per godervi il sole al tramonto che illumina le “sterpaglie”.

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