FARINACCIO

Ecco; se c’è una pianta che non si fa notare, che tiene un basso profilo ed è molto umile questa è il Farinaccio ovvero Chenopodium album (dal greco chén = oca e podion = piede, riferito alla forma delle sue foglie).

Pianta spontanea che cresce lungo i margini stradali, lungo le strade di campagna, negli incolti e nelle zone aride è infestante ma non tanto e quindi non è odiata dai contadini come altre infestanti, è commestibile ma non così gustosa e quindi poco considerata anche dai raccoglitori di erbe selvatiche.

Eppure se ha questo nome, Farinaccio, un motivo ci sarà: la cultura popolare spesso ci racconta storie che arrivano da molto lontano,

Ci racconta dell’uso di raccogliere le foglie giovani per mangiarle lessate un po’ come le foglie di spinaci.

Ma è quando la pianta cresce che si capiscono altre cose. Forma infatti dei cespugli alti più di un metro e produce una spiga che, aspetta un attimo… ma sì assomiglia molto a quella dell’Amaranto e infatti il nostro farinaccio o farinello comune appartiene alla famiglia delle Amaranthaceae. E anche i suoi semi si possono consumare una volta seccati così come i suoi parenti nobili Amaranto e Quinoa (la più di moda in questo momento)

E la farina? cosa c’entra con il piede dell’oca?

Centra, centra. Intanto anche con i semi del Chenopodium macinati si produce una farina e poi quella leggera polverina bianca sulle pagina superiore delle foglie dà a loro al tatto una sensazione “farinosa” oltre al nome specifico “album”.

Basta così.

Per le proprietà medicinali invece guardate qui.

LA PRINCIPESSA DELL’ ACQUA

Wow! E adesso che foto metto ? Quelle dove sfila in passerella o quella da bambina con il bidone dell’acqua sul capo? Quelle di un servizio fotografico o quelle dove lei fa scavare pozzi d’acqua per il suo villaggio?

Lei è Georgie. Sì ma non una Georgie qualsiasi bensì Gerogie Badiel. Miss Burkina Faso nel 2003 e Miss Africa del 2004.

Il Burkina Fasu, è l’ex colonia francese dell’Alto Volta, un paese molto povero dell’Africa occidentale, senza sbocco sul mare e compreso nella fascia del Sahel appena sotto il Sahara dove il deserto sta avanzando.

E’ un paese dove gli uomini fanno la guerra e le donne devono pensare all’acqua. Tutte, anche le più piccole.

E allora Georgie bambina si sveglia alle sei ogni mattina e cammina per ore per andare al pozzo tornare con una tanica d’acqua portata sulla testa e ogni volta chiede alla nonna : “Perchè l’acqua è così lontana?

L’acqua in questo come in altri paesi africani è un bene prezioso perchè molto scarso. Tanto per darvi un termine di paragone pensate che mediamente nei paesi occidentali ogni persona consuma 150 litri di acqua al giorno. L’organizzazione mondiale della sanità OMS ha fissato in 15/20 litri il fabbisogno minimo giornaliero in situazioni di emergenza e in 7 litri la quantità di sopravvivenza sostenibile solo per pochi giorni.

Bene in alcune zone del Burkina Fasu sono costretti a viver con solo 3 litri al giorno per persona. (impossibile usarla per lavare i vestiti o per l’igiene personale).

https://www.nrc.no/news/2022/may/burkina-faso-over-a-quarter-million-people-victims-of-new-water-war-in-peak-dry-season/

Ecco allora queste file di donne che camminano per ore sotto il sole con la loro tanica in testa e nel tragitto capita che vengano aggredite, stuprate, attaccate da animali selvatici.

Cosa poteva fare Georgie , diventata una modella famosa?

Ecco, pensare alla sua infanzia, a tutte quelle donne e alle loro fatiche quotidiane.

Così ha creato una Fondazione che ha scavato pozzi che oggi assicurano acqua potabile a 300.000 mila persone e finanziato progetti di formazione per ingegneri idraulici e corsi di igiene per migliaia di bambini.

Non riesco a immaginare la gioia di queste donne quando hanno visto sgorgare l’acqua dal nuovo pozzo così come non riesco a rendermi davvero conto di quanto l’acqua sia preziosa, abituato, come tutti, ad avere l’acqua semplicemente aprendo il rubinetto.

Ma i cambiamenti climatici stanno mettendo in seria discussione le nostre abitudini, gli sprechi e l’inquinamento delle acque e cominciano a farci capire che l’acqua non sarà più cosi facilmente disponibile soprattutto adesso che siamo nel pieno della peggiore siccità degli ultimi 70 anni.

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Forse anche noi, qui, abbiamo bisogno di una principessa dell’acqua che ci insegni ad usarla.

EUPHORBIA MARGINATA

Attezione attenzione!! Neve sulla montagna ! (e fin qui niente di male, anzi, coi tempi che corrono…)

Attenzione! Fumo sulla prateria!

Perchè? è andato a fuoco qualche fienile o granaio?

NO, tranquilli, si tratta solo dei nomi popolari dell’Euphorbia marginata, una pianta originaria delle zone temperate del Nord America (Canada e Stati Uniti) e naturalizzata anche in Cina.

Di lei si può dire che tanto gentile e tanto onesta pare (usando una citazione dantesca tra le più consumate) e infatti il suo aspetto è davvero gentile, è una delle euphorbie più aggraziate anche se i gusti sono gusti, con quelle brattee verdi screziate di bianco e con i suoi fiori bianchi.

Euphorbia marginata dettaglio fiori

E infatti è molto utilizzata come pianta ornamentale nei giardini ma è bene sapere subito che il fusto spezzato produce un lattice velenoso (similmente ad altre euphorbie).

Altamente tossico se ingerito, questo lattice veniva usato per curare le verruche e paradossalmente dai mendicanti per creare cicatrici sulla loro pelle e impietosire di più i passanti.

La nostra Euphorbia marginata se pur di facile coltivazione è comunque una pianta da trattare con i guanti (tutte le parti aeree sono tossiche e il lattice molto pericoloso se viene a contatto con le mucose tipo occhi e bocca).

Per la sua moltiplicazione occorre seminarla nuovamente l’anno dopo poichè si tratta di una pianta annuale. Possiamo raccogliere noi i semi o lasciare fare alla natura.

il frutto della pianta (un tricocco) si apre infatti a maturazione e “sputa” i semi a una certa distanza, ci penseranno poi le formiche a completare l’opera.

Frutti di Euphorbia marginata

SCUTELLARIA PALUSTRE

Scutellaria palustre

Mercurio aveva un cappello. Non si sa perchè. Forse per toglierlo in segno di rispetto quando incontrava Giove.

Ah no, mi dicono, per andare più veloce a consegnare i suoi messaggi.

E questo cappello (alato) in latino si chiama “Galea” o Galerus.

Dunque, quando un botanico illuminista, che sicuramente ha una buona base di cultura classica, vede un fiore che nella forma assomiglia a un cappello come fa a non chiamare questa pianta “Galericulata” ?

Se poi oltre al cappello hai anche uno scudo o piccolo elmo nella parte superiore del calice ecco che il tuo nome diventa Scutellaria galericulata ovvero Scutellaria palustre.

E’ una pianta rara che vive nelle zone temperate boreali e come fa intuire il nome comune, il suo habitat sono gli stagni, le rive dei fiumi e dei torrenti. Dove c’è umidità insomma.

Appartiene alla grande famiglia delle labiate ed è una pianta perenne con un rizoma dal quale ogni anno spuntano nuovi getti.

Come la sua parente americana (Scutellaria laterifolia) possiede anche se in minor misura proprietà terapeutiche: è infatti considerata una pianta antinfiammatoria, antispasmodica, astringente, febbrifuga ma non è lei che troverete confezionata in erboristeria.

Io preferisco incontrarla dal vivo, in natura e devo dire che l’ho sempre incontrata sui sassi, sui ghiaioni del fiume dove certo è in buona compagnia: solanacee nostrane come la velenosa Dulcamara, oppure la salcerella, la saponaria la canapa acquatica e piante alloctone come la Phitolacca e la Balsamina di Balfour.

Sicuramente una buona compagnia che per un momento fa dimenticare la desolazione di un fiume in secca, di una siccità drammatica.