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SAPONARIE

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Un tempo non facevo molto caso ai fiori estivi, specie a quelli più rustici, che crescono sui bordi delle strade.  Mi bastava l’ubriacatura delle fioriture primaverili, lo stupore rinnovato per i bucaneve,  le viole, le primule e il bosco brullo sotto il tiepido sole invernale.

Forse avevo altro da fare, altri pensieri, eppure questo è un fiore che ricordo fin dall’infanzia e uno dei primi, forse ,di cui conosco il nome.

E’ la saponaria (saponaria officinalis) un fiore delle famiglia delle Caryophillacee che cresce spesso ai bordi delle strade in piena estate e che da bambini avevamo subito apprezzato per questa sua qualità di fare schiuma se si schiacciavano le foglie, i gambi.

Infatti questa pianta ha un alto contenuto di saponine  e per un certo periodo è stata usata anche a livello industriale come sgrassante nei processi di lavatura della lana.

Ma c’è anche la saponaria rosa (saponaria ocymoides), dai fiori più piccoli e di un colore più scuro, che fiorisce in primavera e al contrario di sua sorella, preferisce crescere nei boschi, su terreni sassosi e assolati e forma a volte tappeti molto estesi, cuscinetti di sapone per i bambini che non vogliono mai lavarsi le mani.

PRIMAVERE ARABE

Il gelsomino,  il “fiore bianco” degli arabi, è un fiore carico di significati e di leggende, ma il significato che si ritrova in più culture è quello di amabilità

Il gelsomino è diventato recentemente simbolo della primavera araba e proibito in Cina  (forse non era nella lista dei 100 fiori di Mao).

Anche questa è una vecchia storia, un fiore che diventa  simbolo di  un risveglio, di rinascita ma in questo caso anche di uprising, ovvero di insurrezione, rivolta, ribellione, sommossa, lotta per la  libertà.

Chissà cosa ne pensano di questo nuovo significato in Malabar, patria di origine del gelsomino.

Da quella regione dell’India  arriva il gelsomino bianco (Jasminum officinale L.) un arbusto rampicante che cresce bene anche alle nostre latitudini, ma spesso per le siepi dei giardini viene usato al suo posto  il gelsomino sempreverde (Trachelospermum jasminoide) .

Esistono molte altre specie di gelsomino tra le quali il piu  diffuso da noi è il gelsomino d’inverno o Gelsomino di S. Giuseppe (Jasminum nudiflorum L.) un arbusto che fiorisce a febbraio quando sulla pianta non sono ancora spuntate le foglie (da qui il nome nudiflorum).

C’è poi il gelsomino notturno di Pascoli, ma di questo ne riparleremo un’altra volta.

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BASTONE DI S. GIOVANNI

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Ero andato al Ticino con l’intenzione di fotografare ranuncoli e farfalle, e invece girando a destra dalla strada principale verso la cascina Isola Gola  una moltitudine di fiori di tutti i colori mi attira inesorabilmente.

I fiori su steli alti fino a due metri e mezzo spiccano sullo sfondo verde del prato, al bordo della strada che porta alla cascina, illuminati dal sole del tardo pomeriggio.

E’ una malva, intuisco dalla foglie e più precisamente la Althaea officinalis una pianta coltivata ma che spesso cresce spontaneamente per la sua grande rusticità e predisposizione a rinselvatichirsi.

“Sono i Bastoni di S. Giovanni” mi dice un vecchio che esce dalla cascina con la bici assieme a un nipotino.

I bastoni sono chiaramente gli steli, duri e, nella parte inferiore, legnosi ma anche le radici, scopro poi a casa, hanno una loro storia.

Infatti la sostanza zuccherina che se ne ricava veniva utilizzata per preparate i Marshmellows, caramelle di forma cilindrica dalla consistenza spugnosa chiamati in Italia toffoletti perchè  la traduzione letterale dall’inglese è malva di palude e forse questo nome li rendeva meno allettanti da mettere in bocca.

ORECCHIO DI TOPO

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I greci lo chiamavano Myosotis che significa orecchio di topo a causa della forma delle foglie ma noi associamo il Nontiscordardimè ad una storia di innamorati che devono separarsi e al fiore che viene regalato alla fanciulla come promessa di  amore eterno.

Il fiore è sicuramente di quelli che non si scordano con quel suo azzurro di un azzurro uguale a quello del cielo terso, pulito dal vento, dopo una giornata di pioggia.

E io non dimentico i posti dove cresce così ogni anno vado a fargli visita ed anche qualche foto ricordo. Il mio posto preferito è il Naviglio Vecchio, primo tratto del Naviglio Grande non più utilizzato come canale navigabile e trasformatosi nel tempo un un ricco ambiente palustre (si, va beh, zanzare, moscerini, soprattutto d’estate, ma la bellezza del posto compensa questi piccoli disagi).

In questo ambiente cresce una specie che si chiama Myosotis scorpioides perchè la spiga florale quando è acerba è arricciata su sè stessa  così da ricordare la coda di uno scorpione.

Il Nontiscordardimè appartiene alla famiglia delle boraginacee che ha una particolarità: sulla stessa pianta sono presenti contemporaneamente sia fiori di colore azzurro, sia fiori di colore rosa.

I GIGLI PREFERISCONO I SANTI

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… O viceversa.

Il giglio per antonomasia, simbolo di purezza,  è sicuramente il Giglio di S. Antonio (Lilium Candidum L.)  che dalle nostre parti è solo coltivato.

Un altro giglio molto famoso è il giglio di S. Giovanni (Lilium bulbiferum), che cresce spontanemente nelle radure dei boschi lungo il Ticino: si caratterizza per il colore rosso/arancio e il portamento erette del fusto che presenta piccole palline nere (i bulbilli) dalle quali nasceranno nuove pianticelle.

Il Giglio di S. Giuseppe (Hemerocallis fulva) ha la corolla dello stesso colore ma non va confuso con quello di S. Giovanni, infatti non presenta foglie lungo il fusto e i fiori sono leggermente pendenti.

E’ un fiore molto più comune, adattato a diversi tipi di ambiente e in gran parte rinselvatichito cioè sfuggito ai giardini nei quali era stato piantato come specie ornamentale.

Ma c’è un altro giglio ancora che possiamo osservare in qusto periodo nelle radure ai margini della brughiera o dei boschi del Ticino: è l’ Anthericum liliago un giglio meno appariscente con fiori bianchi di due centimetri riuniti a formare una spiga. 

Un giglio senza santi? Strano, mi sono detto.

Poi ho scoperto che gli Inglesi lo chiamano Giglio di S. Bernardo.

Decisamente i santi preferiscono i gigli….. o viceversa.

GENZIANA DI PIANURA

E’ strano, perchè siamo abituati ad associare le genziane alla montagna ma questa piccola pianta dai fiori rosa appartiene alla famiglia delle genziane  e delle genziane ha gli stessi principi attivi: è digestiva e scaccia la febbre.

Già il centauro Chirone pare la usasse per curarsi le ferite, da qui l’origine del nome ma a vederlà così, piccola macchia rosa nelle distese assolate della brughiera di Gaggio o al Campo della Promessa  non diresti che che è una pianta medicinale molto conosciuta e utilizzata nel corso dei secoli passati.

Devo scoprire però perchè piace anche alle formiche…