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AMICA WISLAWA

E’ possibile provare intimità  verso qualcuno che non si è mai incontrato di persona, provare questo senso di empatia, di viscerale accordo con una certa visione del mondo?

Wislawa Szymborska, poetessa polacca, premio Nobel per la letteratura nel 1996 era molto famosa in patria e da qualche tempo era diventata un’autrice di culto anche in Italia.     Perchè?

Difficile rispondere senza leggere le sue poesie: posso solo dire che Wislawa era la vecchietta che  prende a ombrellate lo scippatore,  era il bambino che grida “il re è nudo”, il giullare di corte che si prende beffa dell’imperatore, la pazza che smaschera le nostre bugie.

Cosa c’entra una poetessa polacca con le sterpaglie?  Lascio a voi giudicare. Credo però che non possa che  meritare un posto d’onore una che riusciva persino a parlare con i sassi.

“Amica Wislawa, anche  se non ci siamo mai incontrati riconosco la tua voce appena iniziano i tuoi versi: è come riconoscere un uccello dal suo grido, un albero toccando la sua corteccia,  è come riconoscere il vento dal suo profumo.

Così non importa se le nostre strade non si sono mai incrociate perchè lo stesso ci siamo conosciuti “nella moltitudine“, sono sicuro… questo sì.”

SIAMO SOLO DUE VITE

Ci fermiamo sul ponte.

Siamo due vite nello specchio dell’acqua.

Ti dico che è sporca e parlo del fiume

ma tu rispondi, scuotendo la testa,

che ancora ci vivono i sassi

e ne fai annegare qualcuno nel mezzo.

                                          Luigi Zaro

 

vedi anche alla pagina “Poesie verdi”

OCEANO

Quando racconto in occasione di incontri pubblici, che 250 milioni di anni fa la Pianura Padana era ricoperta dal mare, tutti mi guardano increduli, no non mi danno neanche del pazzo, non  ne vale la pena.

Già è difficile immaginare cosa vuol dire 250 milioni di anni fa, che poi uno venga a raccontare questa cosa facendo finta di essere un esperto, non li smuove,  già la storia dei Greci e dei Romani sembra lontanissima rispetto all’arco di tempo che è dato a ciascuno di noi su questa terra.

Ma le prove ci sono: di solito si portano i fossili di molluschi o di crostacei  intarsiati nella roccia , pesci a cui è possibile contare tutte le lische una a una; vicino a noi il Museo Civico dei fossili di Besano è un ottimo esempio per chi è curioso di queste cose ma per gli altri?

Esiste un altro modo per capire, per sentire che qui c’era il mare?

E’ una sensazione che non tutti possono provare ma per aiutarVi  vi propongo questa splendida poesia del mio amico Angelo Bassani,  che potete trovare anche nella pagina delle    “poesie verdi

OCEANO

Un tempo eri con noi

Sei stato dove ora c’è la pianura

Restano tracce sulle colline

fossili, ossi di balena, in questa luce biancastra

Cercarti dunque è ancora possibile

presso mura piene di silenzio, lungo filari di pioppi,

soglie di antiche chiese non placheranno la sete

E ancora saranno confuse tra volti e corpi

ebbri di ritmo le oscure sembianze dell’ALTRO.

 

Ci resta un biglietto  per la luce dolce di un lento ritorno.

                                                                                    Angelo Bassani

 

 

IL VIAGGIATORE

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Il viaggiatore conosce bene  i labili

rapporti che ogni terra ha con le nubi.

Non sa che cosa li determini:

se sia il vento, la direzione

che hanno fiumi e montagne

la presenza di altopiani, di colline

il sole più sfolgorante o più

appannato, la distanza dai

mari.

Tra Albuquerque e Santa Fè certe mattine

il cielo cala quasi in modo che

le nubi corrano tra cespugli e spine.

Hanno la casa su vulcani

spenti, tra rocce

che fanno gobbe, ali, artigli

tra dune di terriccio che

fiori stenti e ruvidi

intaccano, su pianori

verdi e vasti, sorretti

da tronchi coni di pietra lassù.

Le nuvole ci volano o ci stanno

inginocchiate.

Vegliano sui tre Pueblo di

S. Domingo, Cochiti, S. Felipe,

deserto indiano d’estate.

Più a nord, verso il Colorado

sono ancora più rapide, più oblique e più

in movimento.

Sul massiccio del Sangre de Cristo

lasciano impronte

di  un nero che rasenta

quello delle criniere.

E sulla strada che da Taos porta

a San Cristobal

fanno scorrere, svanire

sovrapporre, saltare

macchie così scure e in un momento

mutate e tante che sembrano

una mandria di ombre

impazzite a pascolare

lì intorno.

Ogni terra ha rapporti con le nubi.

E il viaggiatore conosce bene i labili

rapporti che ha ogni anima con il vento.

                                                        Giuseppe Conte