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VIVA LA CAMPAGNA !

Hibiscus syriacus

Sì, proprio lei,  anche quella di ottobre,  in apparenza così spoglia.

Niente di bucolico però, solo un piccolo lembo di terra tra capannoni industriali e strade a scorrimento veloce, eppure…

La prima sorpresa, se di sorpresa si può parlare, è  l’ibisco,  di tre colori (su piante diverse) fiori che durano un giorno, arbusti robusti, a crescita veloce. Fanno da cornice al sentiero assieme ad alcuni noccioli,  a un albero di noce.

Hibiscus syriacus

L’amaranto  si colora in questa stagione di rosso (sopratutto i fusti) ma anche i semi abbondanti ancora attaccati alla pianta sono di colore rossiccio così come il caro e Buon Enrico (Chenopodium album)

Rosso così non l’avevo mai visto ma non per lo sforzo o la vergogna. Sono le mattine fredde che gli fanno questo effetto e gli antociani  (che peraltro sono presenti anche nel vino; sarà per questo che gli ubriaconi hanno sempre il naso rosso?)

Anche l’amaranto (come la topolino di un libro di Dante Graziosi)  e il Buon-enrico fanno da contorno a un’altra pianta con foglie a sette punte,

Si proprio a sette punte e so già a cosa state pensando ma…

Macchie gialle di Topinambur portano un po’ di luce in un mattino dal cielo velato, ormai è una pianta così familiare e così buono è il suo tubero dal sapore di carciofo che ancora mi chiedo come facevano prima che arrivasse da noi  a preparare la bagna cauda.

Topinambour

Con lei invece non si cucina niente, arriva dalle stesse zone del topinambour (nord- America); chissà se sono arrivate assieme.

Perchè lei è la Conyza canadensis, si capisce, una asteracea da noi diventata infestante, e si capisce ancora di più guardando la quantità esagerata di semi presenti adesso sulle piante.

Conyza canadensis

Semi no, ma minuti fiori paglierini sono quelli che ci nostra il sorghetto, altra pianta infestante delle graminacee, eccoli la i suoi fiori tipici e le sue foglie così simili al sorgo (o saggina) infatti sono parenti.

Sorghetto – spiga

Va beh tralasciamo la lattuga selvatica che ormai ha completato il suo ciclo (i semi sono già dispersi, può seccare tranquilla) o l’artemisia vulgaris, adesso in fioritura, lasciamo stare anche la silene vulgaris o strigoli anche lei contenta ormai del lavoro fatto quest’anno e torniamo verso casa.

Artemisia e silene Vulgaris

Ho dimenticato di dirvi qualcosa?

Se voi tacete vado via tranquillo.

Ah, non vi ho più detto della pianta con le foglie a sette punte…

C’è n’era un campo intero.

Devo dire che non l’avevo mai vista dal vivo così in campo aperto e non era neanche una zona troppo nascosta.  Mi hanno stupito i lunghi steli poco ramificati e l’aspetto tutto sommato selvatico della pianta e i semi tutti addossati anche loro ai fusti.

Qualcuno a questo punto avrà già provato a pronunciare la parola Cannabis ma ecco la sorpresa..

Si tratta semplicemente  di cannabis sativa ovvero di canapa, pianta un tempo molto importante per la produzione di corde, e di tessuti e oggi impiegata anche in edilizia.

Anche dalla cannabis sativa, come dalla cannabis indica, si può ricavare droga, solitamente però nelle coltivazioni ammesse il tasso di THC (il principio psico-attivo da cui si ricavano hashish e marijuana) è molto basso  e comunque pare non fare effetto alle api.

Infatti le infiorescenze di canapa sono un’ottima fonte estiva di polline per le api.

 

Allora se tutto ciò vi ho potuto raccontare dopo un giro di neanche mezz’ora appena fuori paese è proprio il caso di dire:

Viva la campagna !!

FARINA ATZECA

Amaranthus retroflexus ovvero amaranto comune.

E’ una pianta  che non si fa notare se non per le sue dense e persistenti spighe che in piena estate costeggiano i bordi delle strade, suo luogo di elezione in Europa.

Ma l’Amaranto ha una storia ben più nobile e lunga.

Arrivato accidentalmente in Europa e diffuso oggi in tutto il mondo, deve la sua straordinaria capacità di colonizzare nuovi territori alle migliaia di semi presenti su ogni pianta ( in media 200 mila) e al fatto che questi semi una volta caduti a terra possono restare “dormienti” anche 20 anni prima di germogliare e dare vita a nuove piante.

Largamente utilizzato dagli atzechi, l’amaranto conobbe un rapido declino con l’avvento dei colonizzatori spagnoli che gli preferirono il mais. Agli occhi dei conquistatori di religione cattolica questa pianta fu mal vista anzi ad un certo punto proibita perchè veniva utilizzata mischiata al succo d’agave e al sangue umano nei nelle cerimonie religiose degli Atzechi e dei Maya.

Amaranto alla fine è diventato anche un colore infatti esistono varietà dai fiori rossi ma il significato del nome è “che non appassisce” perchè i fiori restano sulla pianta per diverso tempo senza sfiorire.

E’ una pianta molto competitiva nel senso che toglie molti nutrienti alle altre piante, per questo se cresce nelle colture è altamente infestante ma per altre sue caratteristiche può essere considerata la pianta alimentare del futuro; infatti non ha bisogno di molta acqua (cresce e resiste bene in terreni aridi) è priva di glutine ed è molto proteica.

Gli Atzechi macinavano i semi e ne ricavavano una farina che impastata però non lievita molto bene per l’assenza di glutine.

Campo coltivato di Amaranto in Messico

E poi tutta la pianta è commestibile:  le giovani foglie hanno un sapore simile agli spinaci, i semi ricordano il gusto della nocciola e la radice incredibilmente ha il sapore del latte fresco.

Mmmmh…, mi è quasi venuta voglia di andare a raccogliere un po’ di semi di amaranto;  no, adesso è troppo presto.

Però ormai lo vendono nei negozi bio e in molti supermercati

Tra i piatti che si possono preparare con l’amaranto ci sono le insalate, i pomodori ripieni, gli hamburger con amaranto e lenticchie….

Qui, numerose gustose ricette con l’amaranto