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AMANITE

Dici Amanita e subito pensi alla morte, al teschio con le due ossa incrociate, al pericolo e al veleno.

Sì, certo, ma non è sempre così, le amanite sono funghi tossici, a volte mortali ma ci sono anche quelle commestibili, anzi prelibate.

Le amanite sono una famiglia molto vasta ma le specie più popolari sono relativamente poche.

I greci erano soliti osservare questi funghi sul monte Amano nella regione della Cilicia al confine tra Siria e Turchia da qui Amanite ovvero funghi del monte Amano.

Sono funghi che crescono nei boschi di latifoglie ma a volte li troviamo anche sotto ai pini nei boschi di aghifoglie o misti anche in gruppi di numerosi esemplari.

La caratteristica che le accomuna tutte è la pellicola biancastra che avvolge il fungo quando spunta dal terreno e le fa sembrare un uovo (da qui l’altro nome comune di ovuli)

Ma c’è ovulo e ovulo e per scoprirlo dobbiamo aspettare che il fungo rompa il guscio (un po’ come i pulcini) e slanci il gambo, apra il suo cappello dapprima convesso , poi piatto e infine concavo, mostrando le lamelle in genere bianche o giallo pallido.

Bene. Ma da quale specie incominciamo?

Beh, direi dalla Amanita citrina.

Amanita citrina

E’ un fungo velenoso color giallo limone da giovane e bianchissimo da adulto in tutte le sue parti ma con placche sul cappello di colore più scuro che spariscono con la crescita. Però non profuma di limone bensì (si fa per dire) di patata. Altra caratteristica, a parte l’anello persistente sul gambo, è il grosso bulbo alla sua base.

Un fungo così. molto comune, lo vedi anche se è buio.

Ma non è l’unico. Infatti la vera star della famiglia è l’Amanita Muscaria, che ha recitato in numerosi cartoni animati con lo pseudonimo di Fungo di Biancaneve. Cappello rosso/aranciato, con placche bianche, velenosa anche lei la muscaria ha la fama di fungo allucinogeno in grado di alterare gli stati della mente.

Amanita muscaria

Il suo veleno però porta ad una sindrome panterinica che nel giro di due o tre ore porta al coma e alla morte.

Effetto immediato invece per le mosche che un tempo venivano uccise da questo fungo sopra il quale per attirarle veniva cosparso un po’ di latte. (da qui il nome di muscaria)

Amanita muscaria

A patto di non raccoglierlo è un fungo comunque molto bello anche da fotografare e poi ha anche un’altra peculiarità: è una spia dei porcini: dove c’è l’Amanita muscaria probabilmente si farà un buon raccolto.

E parlando di panterina (che non è una piccola pantera) eccoci arrivati alla Amanita pantherina.

Amanita pantherina

Cappello beige con le classiche placche sugli esemplari giovani, anche lei è velenosa come e forse di più della muscaria ma mai come l‘Amanita phalloides.

Qualcuno di voi penso già sospettava che sarei arrivato qui.

Purtroppo se le amanite hanno questa fama (vedi il teschio di prima) è soprattutto per merito (o colpa) sua

Amanita phalloides

Cappello verdognolo ma anche estremamente cangiante dal giallastro, al bruno al violetto. L’Amanita phalloides (Tignosa verdognola) è un fungo da cui tenersi alla larga, molto alla larga.

Il cappello inizialmente a forma di fallo (dal latino Phallus) non è una caratteristica sufficiente per il riconoscimento, per le lamelle può esser confusa con qualche Agarico o quando perde l’anello potrebbe essere scambiata per una Russula, insomma bisogna stare molto attenti.

Amanita phalloides giovane

Forse l’unico rimedio è raccogliere solo i porcini? (di certo a questi non assomiglia).

A proposito di somiglianze.

Vi pareva che non vi parlavo della Amanita cesarea? Ovvero Ovulo buono?

Un fungo spettacolare, regale anzi imperiale (Cesareo ovvero dei Cesari riferito agli imperatori romani) il migliore dei funghi commestibili, sostengono in molti.

Cappello aranciato uniforme con margine finemente seghettato, lamelle giallo uovo o dorate, anello ricadente come una calza, anch’esso giallo come il gambo.

Unica accortezza, aspettare che maturi perchè da giovane quando appena spunta dall’ovulo, quando è ancora avvolto nella sua pellicola biancastra può essere confuso con le amanite velenose.

Amanita Cesarea (Ovulo buono)

Cresce in genere in zone temperate, ma calde in boschi di latifoglie (castagni e cerri) fino ad una quota di 900 m in estate ed autunno.

Ecco perchè io non ho mai avuto modo di raccoglierlo (e quindi le foto di questo fungo non sono mie).

Amanita Cesaria

FASHION BLOGGER

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foto by Andrea Facco

Spero la mia amica Antela non si offenda. In realtà lei mi è simpatica.

Le altre non so chi siano, non frequento i loro blog e quindi non posso neanche fare finta di essere un fan o un hater.

Non so se ci riuscirò mai ma mi piacerebbe se tra un giro per lo shopping e una aperi-cena, qualcuna venisse a fare un salto nel bosco.

E perchè mai una fashion blogger  invece che in Piazza Gae Aulenti dovrebbe andare in un ambiente così “ostile” e pieno di insidie ?

Beh intanto perchè la location per uno shooting è importante e poi perchè in questo periodo ci sono degli esseri meravigliosi, ispiratori di nuove tendenze, esempi di innegabile eleganza:

I FUNGHI.

Non ci credete?

E’ vero, per un fungo non c’è la possibilità di scegliere come vestirsi per uscire; il suo è un dress-code fisso (fissato dal suo DNA) ma c’è una costante: quasi sempre è obbligatorio il cappello.

Xerocomus badius
Xerocomus badius

Nelle belle giornate di sole può essere utile un cappello color camoscio (come il Xerocomus badius ovvero Castagnino) o di una tonalità più vivace, diciamo rosso ruggine come il Leccinum aurantiacum

Leccinumn auranticum
Leccinum aurantiacum

(Rossino)

suillus-granulatus
Suillus granulatus

Se piove però potete scegliere un bel gel naturale  effetto bava di lumaca  come per esempio il  Suillus Granulatus, per proteggere i capelli oppure potete optare per graziosi ombrellini.

 

Sì, sono arnesi poco trendy gli ombrelli ormai ma nel bosco il vintage ha ancora un suo charme prendete per esempio questi Higrocybe conica: non sembrano dei graziosi ombrellini rossi?

Credo che sarebbero ottimi, solo come guarnizione, anche sulle tartine di un brunch.

Hygrocybe conica
Hygrocybe conica

 

I funghi di solito seguono il mainstream, cercano di non differenziarsi troppo dalla massa, di confondersi con le foglie del sottobosco. giocano a nascondino forse per dare più soddisfazione a chi va a cercarli quando li trova.

Ma se siete anticonformisti ed eccentrici potete osare con questo rossetto deciso (e velenoso) della Russula emetica o con il violetto tenue e fluo della  Mycena rosea (un nome perfetto per un #trend topic).

Preferite il total white? Potete ispirarvi alla Amanita Citrina.

Se poi dovete andare ad una festa a tema tipo favole per bambini ecco l’outift rosso a pallini bianchi dell’Amanita muscaria o fungo di Biancaneve  o un abito scuro con pallini rosa carne creati da questa stilista  ascomicete (Nectria Cinnabarina) e ispirato ai sassolini della favola di Pollicino. Se invece vi è simpatico Shrek potete indossare il vistoso e mortale cappello verde dell’ Amanita phalloide.

Attenzione però agli accessori come gli anelli per esempio; no niente diamanti, smeraldi o bigiotteria ma solo anelli “bio” fatti da materiali assolutamente naturali e biodegradabili.

Nei funghi l’anello, si forma  da una membrana che protegge le spore e che si strappa, come una calza, quando il fungo cresce e il cappello da convesso diventa piatto lasciando trasparire un sottogonna plissettato (lamelle)  con nuances che vanno dal bianco (Clitocybe nebularisFungo della nebbia) al panna (Russula decipiens) al cioccolato come questo parente del Prataiolo che vive nei boschi (Agaricus sylvicola).

Il consiglio comunque è di indossare calzette bianche, fini, fino a sopra il ginocchio; con un paio di shorts  e uno spolverino creeranno un look molto sexy; sconsigliate invece le calzette rosse  anche per non sentirsi chiedere “Dove sei stata, cosa hai fatto mai…”

Ecco, il difficile è rispondere: “Sono stata in un bosco a farmi ispirare dai funghi”.

Al limite potete nascondere l’imbarazzo con un bel ventaglio.

tramete-versicolor
Tramete versicolor “green”

 

 

 

ZOLFINO

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C’era una volta un funghetto dai colori vivaci (giallo-arancio) che gli scienziati avevano classificato come Hipholoma fasciculare  ma che tutti i cercatori di funghi chiamavano zolfino.

Zolfino non era solo nel bosco, cresceva assieme a tantissimi suoi fratelli, con mamma ifa e papà micelio.

Dal legno degli alberi ricavava tutto quello che gli serviva per crescere: acqua, sostanze minerali, sostanze organiche… e gli alberi suoi amici erano molti: il gelso, la robinia, il ciliegio tardivo, la farnia…

beh, amici fino ad un certo punto perchè lui è come quelle persone che continuano a chiederti soldi con la promessa di restituirli non si sa quando.

Immagine 232Sì, Zolfino e i suoi fratelli sono tossici e ogni tanto ne combinano qualcuna: fanno venire forti mal di pancia e un irresistibile bisogno di andare ad evaucare ad incauti raccoglitori che lo confondono con l’Armillaria mellea o chiodino buono mentre lui da sempre si è guadagnato l’appellativo di falso chiodino.

Per fortuna il suo odore sgradevole e il sapore molto amaro sono campanelli d’allarme che devono mettere in guardia chi presta un minimo di attenzione prima di consumare funghi.

Immagine 243Zolfino, così bello (ma non buono da mangiare) è un fungo “parassita”, si nutre attacandosi ad alberi vivi.

A volte questa cosa è capace di rovinare rapporti di una vita anzi un apparato radicale. Infatti lui (come altre specie di funghi) è capace di causare la carie bianca, una malattia che ha come effetto la graduale e progressiva degradazione dei tessuti legnosi degli alberi e degli arbusti vivi.

Ma Zolfino è anche un fungo “saprofita” cioè ricava sostentamento dal legno morto, dalle foglie e da tutte le sostanze organiche che trova sul terreno e le trasforma in elementi nutritivi per le gli alberi e le erbe: da fungo tossico diventa un prezioso alleato dell’ecosistema.

Allora se lo vedete nel bosco non strappatelo, non calpestatelo, non fategli del male: fate finta che sia un James Dean bello e dannato, che ha bisogno di vivere alla disperata ricerca di sè stesso.

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