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TRE RAGAZZE NEL BOSCO

E se quelle tre ragazze fossero state solo un’allucinazione?

Eppure sono sicuro, le ho viste, con le loro biciclette e l’aria fresca tra i capelli.

Cosa ci facevano nel bosco? Forse cercavano un anello perduto  o un rospo da baciare.

Tre ragazze nel bosco d’autunno con il loro sguardo limpido davanti a un mondo ancora tutto da scoprire.

Una è una gran chiacchierona, a volte un po’ casinista ma molto elegante con il suo vestito nocciola e quel tocco di azzurro nella cintura.

A lei piacciono le querce  anzi i frutti delle querce (le ghiande) infatti tutti la chiamano Ghiandaia.

Ghiandaia
ghiande di Quercus robur

La sua amica, quella con i capelli rossi e il viso affilato è più terricola e taciturna; è considerata una gran furbona  ma forse non è così.

In questo periodo per forza di cose ha iniziato una dieta vegetale fatta di bacche e di frutti del bosco, infatti i piccoli roditori che sono il suo menù preferito sono andati in letargo.

Volpe  (Vulpes vulpes)
Prugnolo – frutti

La terza ragazza invece ama la pioggia e le foglie umide; lei non è aggressiva come quei prepotenti dei tritoni ma  se non lo sapete il suo bel vestito a pois gialli e neri è un avvertimento: Attenzione che sono un po’ velenosetta.

Salamandra pezzata

Come ho fatto a vederle tutte e tre assieme? Perchè loro hanno abitudini diverse.

La Ghiandaia è attiva in pieno giorno anche se nel fitto del bosco è più facile sentirla che vederla;

La volpe ha abitudini crepuscolari e notturne.

La Salamandra si gode a pieno le giornate umide, quelle nelle quali le altre due preferiscono starsene riparate e non farsi vedere in giro,

Forse è stata davvero una allucinazione.

NO, le ragazze c’erano davvero e magari si chiamavano Maria, Serena, Camilla e io non saprò mai chi di loro era la volpe o la salamandra o la ghiandaia anche se avrei dato non so cosa per guardare il bosco con i loro occhi.

 

IL LAGO EFFIMERO

Si è nascosto dove non possono trovarlo, dove nessuno lo va a cercare: in brughiera.  Eppure mi sembra di averlo già visto altre volte da queste parti.

Ha approfittato di questo lungo periodo di pioggie per rigenerarsi dal terreno troppo impregnato di acqua perfino qui dove la trama grossolana delle ghiaie non trattiene le precipitazioni in superficie.

E’ un paesaggio nuovo, inaspettato forse no, ma inusuale.

Pensate che effetto può fare ai pini silvestri specchiarsi nelle sue acque, non ci sono abituati… guardano il loro riflesso e non si riconoscono.

Immagine 645E la molinia, con quei ciuffi ormai paglierini? Cosa ci fa con i piedi a bagno come le mangrovie?

La quercia guarda le nuvole e non sa più se quelle vere stanno sopra o sotto di lei.

Questo è ciò che succede quando in brughiera si forma un lago effimero (no non chiamatela pozzanghera, anche se le ghiandaie ci sguazzano schiamazzanti come sempre, anche se lì dentro una lucertola potrebbe sembrare un coccodrillo; il succiacapre invece non può vedere questo paesaggio: già da un po’ se ne sta al caldo in Mozambico a riempire l’aria del suo canto, un crepitio come un motorino, incessante).Immagine 662

Cosa potrebbe succedere ancora? Oh. si, penso ai conigli e ad altri roditori con i loro cunicoli allagati;  no, loro sono più furbi di noi umani e sicuramente adesso stanno dormendo all’asciutto.

La biscia d’acqua (Natrix natrix) ha una buona ragione per passare di qui, finalmente capisco perchè ne ho viste in un luogo arido come questo e che adesso si è trasformato in un lago… un lago che esiste solo il tempo che basta per stupirci e che tornerà, lo sappiamo, senza preavviso  (o quasi). 

Immagine 638

 

FALLIN’

Quercus robur

Fallin’ cioè cadere. 

Mi rendo conto che c’è una certa differenza culturale tra noi e gli anglosassoni.

Infatti noi al massimo “cadiamo in fallo” sbagliamo, ci facciamo scoprire… loro invece se cadono, cadono innamorati  (falling in love) vedi  Alicia Keys e altri…

Se vogliamo proprio cadere possiamo anche cadere dalle nuvole l’importante è atterrare su un morbido tappeto di foglie come quelle che ricoprono in questi giorni le strade nei boschi.

tappeto di foglieMa sotto le foglie c’è anche qualcosa di più duro, qualcosa che scricchiola sotto le nostre scarpe, sotto le ruote della bici. NO, non sono i sassi (non solo) ma delle capsule marroncine di un centimetro di diametro e due di lunghezza

Sono le ghiande della Farnia o Quercus robur.

Quante sono?  Centinaia?  Migliaia? forse si potrebbe anche calcolarne il peso in quintali…

… e quel rosso che affiora ogni tanto? Sono le ghiande spaccate che lasciano scoperta la morbida parte interna del frutto, quella che deve nutrire il germoglio fino a quando metterà radici, quella che se la facciamo seccare diventa farina e che nel passato ha nutrito in tempi di carestia intere popolazioni  e perfino il figliol prodigo.

Ghiandaia
Ghiandaia (Garrulus glandarius)

Ma la quercia con la generosità delle sue ghiande nutre molte specie di animali, dalla ghiandaia (garrulus glandarius)  che non per niente si chiama così,  ai roditori, per finire con i cinghiali.

Che peccato però tutte queste ghiande sulla strada che non germoglieranno!

Forse le ghiande della quercia sono tante proprio per questo, per aumentare la possibilità di riproduzione: infatti la quercia non affida i suoi semi al vento o agli uccelli.  Le ghiande sono pesanti, ghiandaie e scoiattoli le spostano sì, ma non di molto.

Areale della Farnia
Areale della Farnia

Allora i figli della quercia crescono tutti intorno a lei, formano una grande famiglia stanziale, infatti anche nel corso delle ere geologiche  la sua area di diffusione è cambiata di poco.

Ecco perchè la quercia, così forte, è anche così fragile: perchè non può affrontare le avversità scappando:  può solo affidarsi alla nostra sensibilità nel preservare gli ambienti dove vive e a qualche pazzo che ha passato la sua vita a selezionare e piantare ghiande.

vedi:

https://sterpaglie.wordpress.com/2013/01/15/luomo-che-piantava-gli-alberi/

 
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